Scopre la malattia del figlio: dieci anni di vessazioni in casa

Nella giornata odierna, personale della Aliquota dei Carabinieri presso la Sezione di polizia giudiziaria della Procura d Benevento ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone offese, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento, su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento, nei confronti di un uomo, gravemente indiziato del delitto di maltrattamenti in famiglia ai danni della moglie e dei figli, uno anche affetto da disabilità.

Le indagini, coordinate dalla Procura sannita, sono state avviate in seguito alla querela sporta dalla moglie dell’uomo lo scorso 21 febbraio, nella quale la donna rappresentava “il regime di vita vessatorio dal punto di vista fisico e soprattutto psicologico cui il coniuge sottoponeva lei e i suoi figli con cadenza giornaliera a partire dal 2013, poco dopo la scoperta della patologia del secondo figlio affetto da una grave forma di autismo con difficoltà di linguaggio e ADHD, situazione quest’ultima non accettata dall’uomo che iniziava ad assumere atteggiamenti offensivi, denigratori e minacciosi nei confronti dei conviventi esplicatisi anche nel danneggiamento di suppellettili e di giocattoli del minore stesso”.

Da ultimo, riferisce la Procura nella nota, “nel dicembre 2023 la donna rimaneva vittima di una aggressione fisica da parte dell’uomo che le metteva le mani al collo determinando l’intervento del figlio maggiore a difesa della madre e le conseguenti minacce dell’uomo anche al figlio. Peraltro, sospettando che la moglie volesse chiedere la separazione, iniziava a minacciarla ancor più gravemente di porre in essere condotte violente ai suoi danni determinando un profondo timore nella donna ed anche nei figli.

Le dichiarazioni della persona offesa venivano riscontrare dalle dichiarazioni del figlio maggiorenne, nonché di un’amica ed in parte anche della madre della persona offesa, oltre che da quelle della dottoressa che aveva in cura il minore e di quella che aveva avuto in cura l’uomo stesso. Ed ancora le relazioni del Centro Antiviolenza al quale la donna si affidava dopo la querela corroboravano il suo narrato quanto alla violenza soprattutto psicologica dalla stessa subita e quanto al timore della stessa”.

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