
Siamo onesti e crudelmente schietti: la nuda e cruda verità è che da una batosta del genere difficilmente ti rialzi. Perché questo è l’apice, la punta dell’iceberg di un percorso finora a dir poco vergognoso. Purtroppo i numeri non danno scampo e mettono di fronte il Benevento alla più triste delle verità: questa squadra è cotta. Abbattuta dopo le prime tre sconfitte stagionali, disintegrata dopo le partite tennistiche contro Napoli e Roma, mai un gruppo compatto dopo le successive sconfitte. Commentare lo scempio di quest’oggi è compito arduo per chiunque, perché non solo assistiamo dal vivo alla creazione e realizzazione di un record negativo dell’Europa intera (e forse anche oltre), ma soprattutto perché commentare determinati episodi che uno spettacolo di Serie A non dovrebbe offrire è piuttosto imbarazzante. Benevento-Sassuolo è la classica sfida a chi fa peggio, e i neroverdi riescono ad essere meno brutti del Benevento e soprattutto più coraggiosi, cercando quella fortuna che contro la Strega ti è sempre amica. Una gara brutta che regala tanti spunti che hanno portato alla tredicesima sconfitta consecutiva in campionato, quattordici nell’intera stagione. Un qualcosa di mostruosamente inedito.
LA PARTITA DELLA VERGOGNA
Questa lo è. Perché non ti devi vergognare se perdi 6-0 a Napoli o 4-0 contro la Roma. Non devi vergognarti se perdi all’esordio contro la Sampdoria e allo scadere contro il Torino. Non devi vergognarti se perdi due scontri diretti contro Crotone e Verona e a Cagliari perdi a partita finita. Non devi nemmeno vergognarti se la Lazio ti stritola. No, questa è la vergogna: perdere, oggi, contro una squadra, una delle tante affrontate, che ha proposto un calcio basilare e contornato dalla paura. Paura riflessa nello specchio giallorosso. Ti devi vergognare quando regali il gol all’avversario (perché si tratta di un autogol clamoroso di Brignoli piuttosto che di un tap-in di Matri). Ti devi vergognare quando nei minuti di recupero un difensore esperto (e allora qui ci salgono i dubbi) come Costa, crede di giocare i mondiali di pallavolo. Ti devi vergognare quando Berardi, per opera divina, è più preciso a cercare l’incrocio dei pali piuttosto che la porta, ma alla fine di tutto, su un corner, dopo che in difesa per 90 minuti hai sventato qualsiasi minaccia, lasci libero Peluso di colpire e andare a segno. Questa è la vergogna, il riassunto di una partita. Parlare di calcio, dopo oggi, è un’impresa.
IL NOSTRO CAMPIONATO COMINCIA DOMENICA
La frase più inflazionata nel Sannio da agosto ad oggi. Una frase giusta da utilizzare se prendiamo in considerazione le prime giornate, una frase alla quale devono far seguito i fatti. E i fatti son questi: una squadra priva di idee, incatenata dalla paura, che alterna sprazzi di gioco a momenti di nulla. Inguardabili le prime battute del secondo tempo, una squadra rimasta negli spogliatoi in balìa di un Sassuolo alla ricerca del gol. E dire che loro dovevano essere quelli con la pressione addosso, complice l’ultimatum dato a Bucchi prima di questo match. Eppure si è visto un gruppo, quello in maglia blu, che rema dalla stessa parte e preme per raggiungere l’obiettivo, che trasforma la tensione in grinta, da sfoderare quando serve. Lo stesso non si può dire delle doti tecniche di questo Sassuolo, non apparso granché soprattutto lì davanti, col corteggiato Matri che ha fallito due ottime occasioni davanti a Brignoli e che non poteva sciupare nemmeno il regalo di quest’ultimo. Non è il Sassuolo della cavalcata europea, non è il Sassuolo di Di Francesco, balbetta e francamente non fa paura. Paura, più che altro, la fa la posta in gioco, e il Benevento per questo motivo non riesce ancora una volta ad esprimersi al meglio. Un blocco mentale che ora sarà duro sradicare dalla testa dei giocatori. Si salvano Armenteros e Ciciretti, D’Alessandro regala qualche spunto interessante ma la sua gara è più di sacrificio. Chi lascia ancora il segno in negativo è Costa, autore di errori da lasciare interdetti, e Letizia che sotto gli occhi di Mazzoleni commette due falli stupidi e su Ragusa viene pure graziato. Ecco l’ingenuità di una squadra che nelle dinamiche di campo pare non aver nulla a che fare con la Serie A: dopo aver agguantato il pari e provare a giocare sulle ali dell’entusiasmo, il rosso a Letizia cambia tutto e costringe la squadra a chiudersi e giocare di contropiede. E le occasioni non mancano, manca però come al solito l’ultimo tocco, nonché la costruzione dell’intera azione. Dilettanti allo sbaraglio, eccoli in campo senza né testa e né coda. E ci fermiamo qui, perché sparare alla Croce Rossa ci sembra eccessivo.
LE PAGELLE
BRIGNOLI 4: a tirare la corda quella si spezza. Un’ora a spazzare palloni col brivido davanti alla sua porta, poi il regalo. Da censurare.
LETIZIA 4: due falli da campionato di Eccellenza, Mazzoleni lo grazia quando sgomita Ragusa. Troppa cattiveria agonistica e poca sostanza.
ANTEI 5,5: non si comporta male, qualche buon anticipo su Matri e diverse sgroppate in impostazione. Ma con Costa l’intesa non c’è.
COSTA 4: capire cosa ci sia dietro il suo fallo di mano nei minuti di recupero diventerà lo sport preferito a Benevento. Troppe disattenzioni e leggerezze, un difensore che arriva per trasmettere esperienza alla squadra e si rivela un fiasco totale per la categoria.
DI CHIARA 4,5: dalla sua parte c’è Politano che gli fa vedere i sorci verdi. Sembra più sicuro e dentro al match, ma in sostanza incide davvero poco.
CHIBSAH 4: male. La paura lo attanaglia e lo porta ad essere lento e impacciato. Ha l’occasione per segnare a tu per tu con Consigli ma cincischia, poi ci riprova ma il pipelet neroverde si oppone. Attualmente inadatto alla Serie A (dal 23′ st Venuti 5: quel poco che può spinge sulla fascia ma è costretto a bloccare le cavalcate degli avversari).
VIOLA 5: fa il solito lavoro sporco, ma ribadiamo che non è questo il suo compito. Giro palla lento e poche idee, lui non fa nulla per dare spunti.
CATALDI 4,5: qualcuno chiami “Chi l’ha visto?”.
CICIRETTI 6: conquista a stento la sufficienza per la grinta e l’ardore mostrati in campo, ha sempre inventiva e fantasia, ma non ha una squadra che lo supporta (dal 45′ st Lazaar sv).
D’ALESSANDRO 5,5: gara di sacrificio, si lascia andare a poche cavalcate. Nello stretto serve ed incide (dal 12′ st Parigini 5: il suo compito è attaccare la profondità e innescare il contropiede. Non fa nulla di tutto questo e le sue conclusioni sono lontane parenti di quelle spettacolari in azzurro).
ARMENTEROS 6,5: il migliore. Sale per tenere palla e smistarla, fa a sportellate con Cannavaro ed Acerbi e sigla il gol del pari. Lotta, peccato che è l’unico.
DE ZERBI 4,5: sinceramente quello di oggi è un passo indietro nel gioco e nella mentalità. Il pubblico non è pronto alla sua filosofia e ogni retropassaggio a Brignoli ne era un esempio. C’è da chiedersi se con gli elementi a disposizione la sua filosofia sia adatta alla squadra. Senza idee, poca costruzione e mancanza di carattere, determinante in Serie A. È presto per dare sentenze ma la gara della svolta si tramuta nella gara della vergogna e diverse scelte in difesa sono altamente discutibili. Bisogna salvare almeno la dignità.








