Sfortuna, arbitri e Baroni: questo Benevento è già in vacanza o tornerà a farci sognare?

Foto Benevento Calcio
Foto Benevento Calcio

Sognare non costa nulla e a questo punto della stagione ogni sannita avrebbe immaginato di essere al settimo cielo con la prospettiva di un miracolo calcistico da potersi realizzare. Sfumata la corsa alla promozione diretta da un paio di mesi, il sogno resta vivo tramite i playoff, i primi della storia per la Strega, una passerella alla quale nessuno vorrebbe rinunciare. Ebbene allora, perché i beneventani non stanno dormendo sonni tranquilli? La risposta la raccogliamo in tre punti fondamentali.

FATTORE FORTUNA
Il calcio, si sa, non vive solo di grandi gesti tecnici e di errori macroscopici, ma anche di una componente chiamata fortuna: quella che il Benevento pare aver perso dalla sfida contro il Bari. L’incantesimo sembra essersi spezzato proprio in quella serata magica, in tutti i sensi. Da lì in poi per la Strega si annoverano episodi sfavorevoli che hanno segnato le partite e il percorso fatto fino ad oggi. C’è da dire che all’andata la fortuna ha assistito il Benevento laddove la squadra non riusciva a venirne fuori (contro il Cittadella, ad esempio) o nel girone di ritorno a Vercelli. Dal Bari in poi possiamo annoverare una sfilza di episodi sfortunati, come ad esempio la traversa di Falco contro i Galletti, il palo di Camporese contro la Salernitana, i miracoli di Pigliacelli e Pagliarulo su Ceravolo e Venuti contro il Trapani, i miracoli di Alfonso sui tap-in di Del Pinto e Cissè contro il Cittadella, l’autogol di Lucioni a Brescia, la traversa di Camporese contro il Vicenza. Sembra riduttivo giudicare l’andamento di una partita in base agli episodi ma in questo campionato sono proprio questi ultimi a fare da ago della bilancia. È pur sempre vero che la fortuna bisogna cercarsela e Camporese contro Salernitana e Vicenza cogliendo due legni ha praticamente mancato di precisione due gol quasi fatti, o se bomber Ceravolo centra Vigorito invece di incrociare, vuol dire che c’è mancanza di lucidità a prescindere. Invece la qualità del Benevento nella fase centrale del campionato era proprio la cattiveria sotto porta: al netto di tre azioni/un gol la Strega portava a casa il risultato. Invece adesso non si segna e se si ferma Ceravolo nessuno la butta dentro: sono tre le partite senza segnare, e a Cesena mancherà proprio la Belva per squalifica… Da notare come ad avvalorare questa tesi sia il fatto che il Benevento, contando gli episodi favorevoli, abbia vinto contro Spezia e Ternana: cinici sotto porta e rigore contro parato da Gori allo scadere contro lo Spezia, rigore concesso a Ceravolo contro la Ternana in una partita che non si voleva sbloccare. Episodi determinanti anche nei casi di non vittoria, tipo la sconfitta a Novara decisa su calcio piazzato (sempre fatale…) o l’autorete di Lucioni contro il Brescia, nei casi negativi, così come l’1-1 contro la Salernitana agguantato su rigore allo scadere e il successivo 0-0 contro l’Entella che la stava sfangando nel finale, nei casi positivi. Sarebbe stata un’altra partita se Pagliarulo non avesse salvato sulla linea, sarebbe stato subito 2-2 e gara di nuovo aperta. Gli episodi, non lo scopriamo di certo oggi, cambiano il volto di una partita e possono risultare decisivi: facendo un bilancio delle ultime dieci partite, possiamo certamente affermare che gira male. Per sfortuna, ma anche per demeriti nostri. “Siamo padroni del nostro destino”: Baroni dice bene.

FATTORE ARBITRI
Al Vigorito quest’anno si sono presentati diversi arbitri che hanno lasciato il segno… in negativo, ovviamente. Dopo venerdì sera, il più odiato dai beneventani (dopo Ghersini ovviamente) diventa l’arbitro Baroni, capace di fischiare a senso unico in favore del Vicenza e di utilizzare due pesi e due misure in ogni occasione. L’episodio più plateale è il fallo di mano di Bianchi in area di rigore: lui vede ma lascia correre. Non c’è bisogno di dire che tutta l’Italia unanime ha decretato quello calcio di rigore, ma non il direttore di gara, piazzato bene in campo e con un’ottima visuale in questa occasione. Senza contare le precedenti proteste per un altro tocco di mano su azione di Ciciretti, ma su quello si può sorvolare per via della distanza troppo ristretta e l’involontarietà del gesto. Che dire? È solo l’ultima di diverse angherie arbitrali subite dal Benevento e sulle quali Baroni non mette bocca e non fa polemica. Nelle ultime dieci partite, almeno nella metà ci sono episodi arbitrali a sfavore del Benevento. Contro il Bari chiara e inequivocabile la trattenuta di Tonucci su Ceravolo con tanto di maglia che si allunga in area, per l’arbitro non è nulla. Contro la Salernitana Bernardini già ammonito tocca di mano in area allargando il volume e ostacolando il passaggio della palla, ma non è niente anche lì. Contro il Trapani è Coronado show, che prima simula procurandosi un rigore e facendo cadere nel suo tranello l’arbitro, poi se ne procura un altro appena sente Del Pinto arrivare dietro di lui: un furto. Non finisce qui perché anche a Cittadella c’è spazio per le proteste, non solo per la condotta di Di Martino troppo “libertina” facendo passare le continue perdite di tempo dei veneti, ma lascia correre anche sul solito fallo di mano in area, stavolta di Pedrelli che intercetta così il cross. Infine a Brescia l’arbitro assegna un angolo inesistente su ultimo tocco di Caracciolo, da lì poi nasce l’autorete di Lucioni. È bene sottolineare che il Benevento ha ricevuto otto rigori a favore ma questi sono frutto di una presenza in area sempre costante e pericolosa. È bene anche sottolineare con quanta facilità siano stati fischiati rigori contro (Verona, Bari, Salernitana, Trapani, Spezia solo nel girone di ritorno) e che per carità, c’erano più o meno tutti, ma ciò indirizzano notevolmente una gara. Quanto è difficile avere ragione ora con una classe arbitrale che ci volta le spalle? Tante le proteste a Baroni contro il Vicenza ma pare che non basti: la squadra in campo deve farsi sentire di più e farsi valere per non farsi prevalicare dagli avversari.

FATTORE BARONI
Tutto questo non deve essere un alibi per Baroni che, anzi, con fermezza ripone tutte le responsabilità sulla propria squadra, nel bene e nel male. Ma qualcosa al tecnico dobbiamo imputarla, dato che ha confermato quanto detto finora dalle voci maligne: è il terzo campionato di fila in cui stecca nel girone di ritorno e, al di là delle questioni di questa stagione, abbiamo già analizzato in un altro articolo quali sono i motivi del calo di Baroni nella seconda tornata del campionato. Ad oggi il mercato ha fatto più danni che bene, regalandoci due giocatori di primissimo livello come Eramo e Viola che giocano a fasi alterne regalando prestazioni altalenanti. I due vanno bene in un centrocampo a tre, non a due: per questo il viatico doveva essere il 4-3-3 rigettato poi dalle prestazioni negative della squadra che, oggettivamente, ha fatto le sue fortune col 4-2-3-1. Baroni è in confusione perché deve trovare una sistemazione ai due acquisti di gennaio e ogni settimana cambia modulo e interpreti, dando così insicurezza alla squadra. Per avere continuità bisogna tornare al 4-2-3-1 e ciò significa Eramo e Viola in panchina: ma a questo punto non è meglio mettere le cose in chiaro e cercare la strada della continuità? Il rush finale dipende proprio da questo: chi riesce ad essere più continuo otterrà più punti a fine stagione. Baroni riuscirà nell’intento ma, soprattutto, riuscirà a dare nuova linfa ad una squadra che sembra già in vacanza? Il Benevento ha un obiettivo, come ribadito da Vigorito in questi giorni e prima della partenza per Cesena a tutta la squadra. E quell’obiettivo è possibile se la squadra raggiungerà i livelli della prima metà di stagione: lì dove non arriva la tecnica c’è il cuore, dove non c’è fiato deve esserci la speranza. La voglia, la grinta, il sudore, la fame: nessuno crede che tutte queste caratteristiche siano andate perse in un istante. E sono gli stessi calciatori con Baroni compreso a dichiararlo da settimane a settimane. Queste parole però non trovano riscontro nei fatti. E Baroni a fine partita riesce sempre a trovare lati positivi anche in circostanze totalmente negative. Il Benevento non è più quello di una volta, soprattutto in area di rigore, inutile girarci attorno. Ma a sentire Baroni, pare che vada tutto bene…

Alla luce di tutto ciò, a cosa dobbiamo attribuire il calo del Benevento? Un insieme di questi fattori fanno si che il periodo non sia dei migliori. Ma c’è tempo e modo per riprendersi, nonostante il 6° posto: la Serie B ora dà e ora toglie, e il Benevento deve essere bravo ad approfittarne o potrebbe vanificare un sogno a portata di mano da un intero campionato.

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