Dal 1° luglio 2026 Vitulano tornerà a ospitare il Beach Camp, appuntamento ormai atteso da tanti appassionati e curiosi. Tra tornei 2×2 Master, 2×2 Misto e le diverse formule di gioco che animeranno le serate estive, l’evento rappresenta molto più di una semplice manifestazione sportiva. È il tentativo, riuscito, di portare il mare dove il mare non c’è.

Sotto il profilo del Taburno-Camposauro, tra le montagne del Sannio, una comunità intera sceglie ogni anno di ricreare quell’atmosfera che appartiene alle coste italiane: la sabbia, le sfide sportive, la convivialità, le risate, il piacere di ritrovarsi insieme. È un gesto semplice, ma profondamente simbolico.

Del resto, il mare qui c’è stato davvero.

Le rocce del Camposauro custodiscono ancora oggi tracce di ere geologiche lontanissime. Le conchiglie fossili che affiorano dalla pietra raccontano di un tempo in cui queste terre erano sommerse dalle acque. Il mare è scomparso, ma ha lasciato memoria di sé negli strati della terra.

E forse è proprio dagli strati che dovremmo ripartire.

Esistono strati geologici e strati dell’essere. Viviamo accumulando esperienze, incontri, influenze. Siamo il risultato di sedimentazioni continue. Ogni generazione aggiunge qualcosa, ogni epoca lascia un segno. Nessuno di noi è mai una sola cosa.

Per questo, in un 2026 in cui il dibattito pubblico sembra sempre più spesso concentrarsi sulla ricerca di un nemico, sulla paura della diversità, sulla tentazione di dividere anziché comprendere, vale la pena ricordare una verità semplice: noi italiani siamo figli della contaminazione.

Siamo latini e sanniti. Siamo greci e longobardi. Siamo etruschi, normanni, spagnoli, francesi. Portiamo dentro di noi tracce arabe, influenze mediterranee e continentali. Siamo il risultato di migliaia di anni di incontri, conquiste, scambi e convivenze.

La nostra ricchezza non nasce dall’isolamento, ma dall’accoglienza. Non dall’omogeneità, ma dalla stratificazione.

Forse è anche per questo che iniziative come il Beach Camp assumono un valore che supera lo sport. Perché lo sport, quando è vissuto nella sua dimensione più autentica, insegna qualcosa di fondamentale: ci si sfida senza odiarsi. Ci si misura senza annullarsi. Si compete riconoscendo nell’altro non un nemico, ma un compagno di esperienza.

A Vitulano, ogni estate, donne e uomini, giovani e meno giovani, volontari e partecipanti si ritrovano per costruire insieme uno spazio di socialità. Tra una partita e una birra condivisa, tra il buon vino e le chiacchiere a bordo campo, si realizza qualcosa che oggi appare quasi rivoluzionario nella sua semplicità: una comunità che si incontra.

La sabbia diventa un pretesto. Il vero campo da gioco è la relazione umana.

E questa capacità di creare occasioni di incontro è forse il più grande insegnamento che i piccoli borghi del Sannio continuano a offrire. Lo fa Vitulano con il Beach Camp. Lo fa Cautano con il percorso culturale di Cautano in Poesia. Lo fa Cacciano di Cautano attraverso il rinnovarsi delle tradizioni legate alla Madonna delle Grazie, affiancando alla devozione momenti di musica, comicità e condivisione.

Sono esperienze diverse, ma accomunate dalla stessa intuizione: un paese vive finché le persone trovano occasioni per stare insieme.

In un tempo che ci spinge continuamente verso l’individualismo, queste comunità scelgono invece la strada dell’incontro. Cercano alternative. Costruiscono spazi di integrazione, di dialogo, di partecipazione.

Per questo il Beach Camp non è soltanto un torneo. È un piccolo manifesto sociale. È la dimostrazione che anche sotto una montagna si può continuare a sognare il mare. E che, forse, il mare più importante non è quello che bagna le coste, ma quello che continua a unire le persone.

Ritroviamoci allora a bordo campo. Per giocare, per tifare, per incontrarci. Per ricordare che una comunità esiste davvero soltanto quando trova il coraggio di stare insieme.

Michele Piramide