“La questione carceri non è più rinviabile”. A lanciare l’appello affinché le condizioni del sistema penitenziario tornino al centro dell’agenda politica nazionale è la Camera Penale di Benevento, che questa mattina ha incontrato la stampa nell’ambito di una nuova politica di maggiore apertura al territorio e ai cittadini, facendo il punto sulla situazione degli istituti penitenziari dopo le visite effettuate nel mese di agosto.

L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione delle Camere Penali territoriali in vista dell’appuntamento nazionale promosso dall’Ucpi per sabato 19 settembre a Firenze. Titolo eloquente: “Lo stato generale dell’esecuzione penale – Anatomia di un disastro. Analisi e proposte”. Una giornata dedicata alla crisi del sistema penitenziario italiano, alle condizioni della detenzione e alle possibili riforme, dalla revisione delle misure alternative alla proposta del cosiddetto indulto differito.

All’incontro di stamane, ospitato nello studio del presidente Nico Salomone, hanno preso parte la Giunta, i componenti del gruppo carcere e l’avvocato Simona Barbone, componente della Giunta nazionale dell’Unione nazionale delle camere penali. Proprio Salomone ha richiamato l’attenzione sulla distanza tra i principi fissati dall’ordinamento penitenziario del 1975 e la loro concreta applicazione: “L’ordinamento penitenziario è rimasto in parte inattuato, come ad esempio per quanto riguarda la reintroduzione del detenuto nella società. Le misure alternative alla detenzione sono molto limitate e il legislatore da questo punto di vista fa molto poco, quando la concessione di misure alternative di fatto riduce la recidiva”, ha spiegato.

“Sovraffollamento, condizione drammatica”

“La condizione delle nostre carceri è drammatica” l’allarme dell’avvocato Salomone. “A Benevento ad agosto c’è stata anche una rivolta e, nonostante si tratti di un istituto piccolo, il sovraffollamento è tra il 130 e il 140 per cento. Questo rende le condizioni disastrose e difficile anche il lavoro degli operatori”. Sovraffollamento, carenza di risorse e, secondo la Camera Penale, insufficiente attenzione politica sono i nodi principali. Tra le richieste figurano interventi per rendere maggiormente abitabili le celle, investimenti nelle attività trattamentali finalizzate al recupero dei detenuti e un ampliamento delle misure alternative alla detenzione. “Bisognerebbe che ogni cittadino entrasse e vedesse le condizioni. Chiediamo che in Italia la pena venga espiata in modo degno” ha aggiunto il presidente della Camera penale di Benevento.

Indulto differito, pro e contro

Tra le proposte tornate nel dibattito nazionale c’è quella dell’indulto differito, sulla quale tuttavia manca ancora un articolato definitivo: “Si parla in questi giorni di un indulto differito da tre a sei mesi e l’Unione delle Camere Penali ha inteso aderire a questa proposta, voluta fortemente da Papa Francesco”, ha illustrato l’avvocato Simona Barbone. “Pensiamo sia una proposta valida perché riporta dopo vent’anni il tema dell’indulto, ma certamente non possiamo non evidenziare che questo differimento possa creare problemi”, ha evidenziato, indicando in particolare il ruolo della magistratura di sorveglianza nella verifica dei requisiti: “È già in crisi nell’elargire misure alternative alla detenzione, che esistono ma vengono concesse con il lanternino”. A ciò si aggiunge “la platea ristretta di detenuti che potrebbe accedere al provvedimento”. L’obiettivo del 19 settembre non è dunque “soltanto quello di denunciare, ma anche di elaborare proposte concrete da portare in Parlamento. La questione carceri non è più rinviabile e la politica deve farsene carico”.

I dati

A fotografare le difficoltà del carcere di Benevento sono soprattutto i numeri raccolti dalla Camera Penale durante la visita del 26 agosto: 364 detenuti, 292 uomini e 72 donne, a fronte di una capienza regolamentare di 259 posti, dei quali 25 attualmente indisponibili dopo la chiusura del reparto interessato dai disordini del 3 agosto. Fa da contraltare una situazione definita di “sensibile sottorganico” relativa al personale, che conta circa 226 agenti di Polizia penitenziaria e otto educatori. Nella relazione si sottolineano “le condizioni critiche delle celle, che necessitano di interventi di ristrutturazione, problemi di umidità, spazi ridotti e carenza di fondi per palestra, area verde, campo sportivo e serra”. Sul piano sanitario mancano alcuni specialisti interni, tra cui ginecologo, urologo e oculista, con il conseguente ricorso a visite esterne e lunghi tempi di attesa. Non mancano tuttavia le attività di formazione e lavoro: circa 70 detenuti sono impiegati dall’amministrazione penitenziaria, altri lavorano all’esterno e quattro sono stati assunti come operai nei cantieri dell’Alta Velocità. Ma a preoccupare sono i dati relativi agli episodi critici: 34 atti di autolesionismo nel 2025 e 15 nel 2026, un suicidio nel 2025 e 20 aggressioni agli agenti lo scorso anno, già 11 nell’anno in corso.