Strega 2017: il premio che funziona ancora

1La LXXI edizione Premio Strega si è tenuta ieri sera in pieno centro cittadino. L’imponente e maestoso Arco di Traiano è stato protagonista assoluto della scenografia dell’evento e il Conservatorio “Nicola Sala” ha aperto la serata. La giornalista, Daniela Vergara, ha presentato l’edizione 2017 del premio letterario, proponendo al pubblico i 12 libri finalisti del Premio Strega ed i loro autori.

Una novità, quest’anno, quella di portare fuori dal classico e storico salotto teatrale, l’appuntamento culturale “Per ridurre le distanze tra un premio letterario e la città” ha affermato l’Assessore alla Cultura, Oberdan Picucci, durante la serata.

La pioggia, prevista comunque in serata, ha visto momenti di rallentamento della manifestazione. Ombrelli aperti e fughe, in cerca di riparo dall’acqua, dei presenti. “The show must go on” nonostante tutto.

Proposte interessanti e di qualità quelle della dozzina in corsa per il premio finale. Le singole presentazioni sono state precedute da letture affidate alle voci di Emi Martignetti e Giovanni Di Silvestro della Good Academy. Primo libro a salire sul palco beneventano, “La più amata” (Mondadori) di Teresa Ciabatti, seguito da “Le otto montagne “ (Einaudi) di Paolo Cognetti che è stato tradotto in più lingue. Stefano Petrocchi, della Fondazione Bellonci, durante il suo intervento ha tenuto a precisare, con orgoglio per gli amanti dei libri, che i premi funzionano ancora nel nostro Paese e sono capaci di portare ancora una narrativa di qualità. E’ stata, poi, la volta di “Gin tonic a occhi chiusi”(Giunti) di Marco Ferrante, scrittore e giornalista; “La compagnia delle anime finte” (Neri Pozza) di Wanda Marasco con l’amore lacerante per Napoli; “Le notti blu” (Perrone) di Chiara Marchelli, un libro non sul lutto ma l’oscenità di un ritorno alla vita dopo un lutto; la coppia Rita Monaldi e Francesco Storti con “Malaparte. Morte come me” (Baldini &Castoldi) in cui si narra di verità con la “v”. E poi ancora: “E’ giusto obbedire alla notte” (Ponte alle Grazie) di Matteo Nucci, la notte protagonista come dolore da sfidare; “Amici per paura” (SEM) di Ferruccio Parazzoli;  “Il senso della lotta” (Fandango Libri) di Nicola Ravera Rafele; “Un’educazione milanese”(Manni) di Alberto Rollo; “Le cento vite di Nemesio” (e/o) di Marco Rossari che attraversa tutto il Novecento in cinquecento pagine; “La stanza Profonda” (Laterza) di Vanni Santoni ha chiuso le presentazioni dei 12.

Tra le varie proposte di lettura firmate “Strega” si sono alternati gli interventi del Direttore del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, Giuseppe Ilario che, a vantaggio del mondo artistico-culturale, ha tenuto a precisare proprio che “Con la musica si arriva a fine mese!”; Giuseppe D’Avino che ha confermato il rapporto tra l’azienda Strega Alberti, di cui è amministratore delegato e la Fondazione Bellonci, menzionando gli altri premi “stregati” attivi quali quello per ragazzi e ragazze, quello europeo e quello per i giovani.

Scrittura, note, storia hanno confermato l’importanza del “Premio Strega”, un orgoglio per Benevento che, speriamo, un giorno possa ospitare la serata finale, del resto, come sarebbe giusto.

Come da tradizione, la foto dell’intera dozzina sul palco, ha chiuso la serata di letteratura.

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