Strega, i rimpianti che aumentano e quella classifica che inizia a delinearsi

Foto LaPresse

Anche questa volta Cannavaro ci è andato soltanto vicino e dovrà ammettere che i rimpianti aumentano di settimana in settimana: l’appuntamento con la vittoria è ancora rimandato e ciò non può rivelarsi più che mai frustrante, ma a mitigare la rabbia del campione del mondo 2006 è la prestazione dei suoi contro un Bari insidioso sul piano della fisicità e della corsa ma alla fine venuto parzialmente meno un po’ per demeriti propri ma anche e soprattutto per merito del Benevento, come dirà poi un insoddisfatto Mignani. Sliding doors di un pomeriggio che i più pessimisti prevedevano nefasto ma che all’esito del match lascia spiragli positivi su cui continuare a lavorare.

Le discriminanti sono sempre le stesse: le assenze e la condizione di alcuni elementi chiamati agli straordinari, leggi uno spumeggiante Schiattarella che in barba all’età e agli acciacchi si è rimesso sulle spalle un gruppo dall’umore imbronciato per via dei risultati mancanti. Due mesi senza vincere sono una botta psicologica non indifferente e potrebbero seppellire il morale di chiunque, anche se le attenuanti ci sono e non vanno nascoste. Cosa chiede dunque il mister: andare oltre le giustificazioni e comprendere che la forza di volontà può far muovere le gambe fino allo stremo producendo i tre punti. Chi se non un Pallone d’oro come lui sa come infondere meglio un concetto che trascende i numeri e la tattica. La sensazione è che, al netto di alcuni correttivi ancora da apportare, questa volta il successo sia sfumato per un’inezia: il fallo di mano di Letizia, fortuito ma che purtroppo va condannato con il rigore, lo stesso trasformato da Cheddira con Paleari che per un’unghia non lo neutralizza. Influisce anche il passaggio al 3-5-2, nonostante la tanta pretattica di Fabio, con la posizione ibrida di Improta un po’ interno di centrocampo, un po’ avanzato sulla trequarti. Un assetto che dà al centrocampo più struttura e capacità di reggere il confronto numerico, facendo correre le fasce. A destra Letizia per lunghi tratti è parso quello di un tempo, a sinistra Masciangelo e Karic hanno faticato a trovare l’intesa pestandosi i piedi a vicenda.

Anche in dieci nel quarto d’ora finale il Benevento è parso star meglio rispetto ai galletti, reduci da un punto in tre gare e lontani dalla forma straripante di inizio campionato. Se con il Pisa a poter recriminare erano maggiormente i nerazzurri, non è un delitto affermare che a questo giro la fortuna avrebbe potuto premiare di più la Strega. Fermo restando che sul piano della convinzione c’è ancora da migliorare, la stessa da portare in valigia a Ferrara dove ad attenderli c’è quello che era il papabile giallorosso Daniele De Rossi, riuscito a risollevare le sorti degli estensi attualmente undicesimi. Una sfida per nulla da sottovalutare perché chiama gli uomini di Cannavaro inevitabilmente alla vittoria. La classifica, in effetti, induce a ciò: in basso si delinea la griglia delle squadre che lotteranno per evitare la retrocessione e non tutte riusciranno a trovare la via per raddrizzare in meglio il proprio cammino. Perugia, Venezia e ora il Cosenza, ma le stesse Spal, Cittadella e Palermo appaiate a quota 15 e distanti solo tre lunghezze dai playout (con la vittoria del Como salito a 12) sono lì lì per definire la loro dimensione rispetto alle prime della classe: è qui che fanno breccia le mire di un Benevento chiamato a far punti con quelle che sono a tutti gli effetti dirette concorrenti, o la conseguenza sarà quella di un percorso ancor più complicato e tortuoso. Da evitare assolutamente.

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.