Strega né sale né pepe, lo Spezia fa il colpaccio: pagelle di...

Strega né sale né pepe, lo Spezia fa il colpaccio: pagelle di una crisi aperta

Una ripresa indecente dopo un primo tempo piatto conduce il Benevento al terzo ko consecutivo: la zavorra di Bucchi ora inizia a diventare pesante

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Un girone fa in Liguria una sconfitta per 3-1 lasciava presagire l’esonero di mister Bucchi col diesse Foggia che prese le sue difese confermandolo sulla panchina giallorossa e scaricando tutte le colpe sulla squadra. Il Benevento da allora iniziò la serie di dieci risultati utili consecutivi (inframezzata dalla sconfitta col Verona) che l’hanno portato al secondo posto. Oggi si chiude il cerchio contro lo Spezia e difficilmente riusciamo a dare le colpe ad un gruppo che sembra non seguire più il suo tecnico: terza sconfitta consecutiva in campionato e un secondo tempo se vogliamo anche peggiore di tutte le due prestazioni offerte a Livorno e Cremona. Adesso la sosta dovrà far riflettere sul serio.

NÉ SALE NÉ PEPE
Insipidi, nonostante un avvio con un po’ di verve. L’impresa al contrario che commentiamo oggi è quella di una squadra che riesce a perdere in casa subendo due tiri in porta e tre gol, con Coda che sul pari ad apertura di secondo tempo fallisce il secondo rigore di fila in casa. Continuiamo a non avere spiegazioni per giustificare un crollo del genere, dalle stelle alle stalle, nonostante la formazione torni quella titolare col tanto acclamato Buonaiuto che si accomoda in panchina per privilegiare un Tello che non fa nulla in più per meritarsi una maglia da titolare. In effetti nessuno dell’undici sceso in campo in queste ultime tre uscite meriterebbe la grazia, e per essere buoni vogliamo tendere una mano ad Insigne che almeno oggi si è risvegliato andando a segno ma non eccellendo in altro. Il blocco mentale è evidente ma così improvviso non lo si spiega, e allora dobbiamo evidenziare qualcosa in più, come la mancata fiducia nel tecnico e uno spogliatoio che ha perso nuovamente autostima, un gruppo fragile caratterialmente e l’allenatore non fa nulla per rialzarlo sul piano delle motivazioni. E se è vero che la squadra rispecchia la mentalità del proprio tecnico, allora capiamo che il problema torna tutto a colui che siede in panchina. Chi è che paga in questi casi? Ancora i calciatori? Ce lo chiediamo perché ad un girone di distanza dalle dichiarazioni di Foggia, vediamo più responsabilità di Bucchi che di altri, anche perché se il tecnico dichiara di aver visto la squadra che voleva a Cremona, dando alibi ad una prestazione indecorosa allo “Zini”, senza nemmeno scusarsi con la piazza per la sconfitta arrivata a partita finita, qualcosa non torna. Una sveglia, una strigliata, una ramanzina, un qualcosa per ridestare squadra e ambiente sembra non esserci e non esserci stato. In campo il Benevento inizia con un buon piglio ma è impreciso negli ultimi metri e in area di rigore. La partita si addormenta e privilegia uno Spezia che si difende in dieci uomini dietro la palla e che quando riparte sa dialogare bene nello stretto. Unica caratteristica di rilievo di una squadra guidata da un allenatore speculativo quale Marino. Sotto questo punto di vista i giallorossi non migliorano anzi vengono perforati con facilità e nella ripresa si assiste ad uno scempio difensivo degno dei campi di periferia con una squadra che crolla dopo aver recuperato in un lampo il vantaggio ligure dal dischetto. E nemmeno ciò dà la carica necessaria per aggredire l’avversario anzi Coda si fa divorare dalle critiche e fallisce il rigore del vantaggio. Entra Armenteros per Bandinelli ed ecco che Da Cruz in uno di queste fantomatiche trame liguri riesce ad andare in porta con un veloce scambio e buca Montipò sul suo palo. Non finisce qua perché una Strega tramortita regala anche il tris allo Spezia con Tello che perde palla a ridosso dell’area lanciando Mora che serve Okereke per il 3-1. L’assalto del Benevento non c’è, sommerso dai giusti fischi di disapprovazione del pubblico. Entrano Di Chiara e Buonaiuto che a nulla servono, dimenticando Viola e Asencio in panchina. Ribadiamo, magari non sarebbe cambiato nulla poiché il problema è nella testa dei giocatori, ma le scelte si rivelano infruttifere. I due esterni servono per spingere sulla fascia e allargare le maglie bianche degli ospiti ma alla fine i sanniti s’impantanano a centrocampo e quando vanno sul fondo mettono in mezzo palloni che nessuno raccoglie. Nel finale dal nulla spunta la rete di Armenteros che approfitta di una difesa horror dello Spezia, non che questa squadra sia stata una delizia per gli occhi nell’arco dei novanta minuti, ma ancora una volta è lo stesso Benevento a contribuire alle proprie disfatte. È tempo di decisioni alle porte della primavera.

LE PAGELLE

MONTIPÒ 5,5: incolpevole a causa di una difesa scandalosa nella ripresa, ma si fa infilare da Da Cruz sul suo palo sebbene questo sia un missile. Ottima la parata su punizione nel finale.

VOLTA 4: le sue ultime prestazioni sono da censura, col cartellino rosso nel finale da ciliegina sulla torta. E sul secondo gol responsabilità anche sue.

ANTEI 5: il solido trio di difesa è un lontano ricordo e lui sembra molto in ombra. Partecipa da spettatore al raddoppio e al tris ligure (dal 25′ st Di Chiara sv: cosa c’è da giudicare se non qualche sgroppata senza alcun fine?)

CALDIROLA 5,5: i suoi interventi sono giusti e non ha colpe sui gol, ma si becca un altro giallo e ultimamente sembra in maggiore affanno rispetto alla lucidità mostrata da quando è arrivato.

LETIZIA 5: macina la fascia senza la solita foga e i cross in mezzo sono da archiviare tutti. Appannamento.

TELLO 4,5: non ritorna rigenerato dalle ultime panchine anzi alterna errori nel controllo palla e nei passaggi, concedendosi anche il lusso di dare il via al 3-1 bianconero.

CRISETIG 5: il suo contributo è sterile ma Bucchi continua a schierarlo nonostante tutto.

BANDINELLI 5: paga dazio con la sostituzione ma il calciatore brillante che abbiamo ammirato finora è in ombra, nonostante il suo difetto fosse quello di oscurarsi troppo. La scintilla però non si accende più (dal 18′ st Armenteros 5,5: un gol in ritardo che non vale nulla ma soltanto una risposta agli scettici. Per il resto, il nulla).

IMPROTA 5: fa poco per farsi notare se non all’inizio con la conclusione ribattuta in angolo da Lamanna (dal 25′ st Buonaiuto: fantasma nel momento del bisogno).

INSIGNE 5,5: porta subito al pari il Benevento, è più vivo oggi rispetto alle ultime due uscite ma nella sostanza non incide e non trascina tecnicamente.

CODA 4: l’ombra di se stesso per un match intero e che si nasconde quando deve andare dal dischetto. Il tracollo inizia da lì.

BUCCHI 4: a parte i cambi che non danno l’idea di voler riprendere il risultato ad ogni costo, la sua esperienza sembra giunta ad un punto di non ritorno. Le belle parole non corrispondono ai fatti e iniziano ad avere il sapore di presa in giro: mano sulla coscienza e un bagno di umiltà, le responsabilità sono sue.