Strega, lo spumante resta in ghiaccio: pari col Brescia nell’ultima del 2018....

Strega, lo spumante resta in ghiaccio: pari col Brescia nell’ultima del 2018. Le pagelle

Gara combattuta e scorbutica, Maggio e Cistana ci mettono lo zampino per l'1-1 finale. Sugli scudi Di Chiara, il migliore dei giallorossi. Brescia solido e compatto, massimo risultato col minimo sforzo

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Foto LaPresse

Il 2018 della Strega si conclude con un pareggio nel big match dell’ultima giornata d’andata del campionato di Serie B. Al “Vigorito” arriva la squadra più in forma del torneo, il Brescia di Corini, oggi squalificato. La gara si preannuncia nervosa e sofferta per entrambe e ogni giocata ha il suo peso specifico. I giallorossi con una vittoria avrebbero potuto agganciare le Rondinelle, che piuttosto si sarebbero accontentate anche di un pari, nonostante la sonora vittoria in rimonta del Pescara a Salerno che porta le due compagini insieme al secondo posto a 32 punti. Distanze che restano invariate grazie alla clamorosa autorete di Cistana che rimette in pari l’iniziale vantaggio di Torregrossa che aveva gelato ulteriormente il ghiacciaio del “Vigorito”. Brescia che si accontenta del pari e in effetti gioca senza frenesia e ostruendo qualsiasi tentativo dei sanniti. Due tiri nello specchio e un gol in totale, massimo risultato col minimo sforzo, attutendo qualsiasi colpo proveniente dal fronte avversario. La Strega non stappa lo spumante per festeggiare la terza vittoria consecutiva, resta in ghiaccio ma si accontenta del colpo di fortuna derivato dall’autogol del difensore lombardo che consente di non allungare le distanze dal secondo posto.

NIENTE BOTTI
Ma solo botte, e poco ci mancava perché sull’1-1 è scattata una mini-rissa subito sedata. Tensione palpabile e partita significativa, il pareggio alla fine risulta ragionevole e accontenta, molto probabilmente più la leonessa d’Italia che la Strega non ancora in versione Epifania. Per il Benevento era la prova del nove, chiamato a dare continuità in termini di prestazioni e risultati rispetto ad una squadra continua e in fiducia che deve ogni giornata cercare certezze assolute per puntare ad un sogno. Bucchi non attua il turnover e cambia solo Buonaiuto col rientrante Insigne, ma poi deve sprecare due cartucce dalla panchina quando è costretto a sostituire Antei e Letizia a distanza di poco tempo l’uno dall’altro. Brescia col solito 4-3-1-2 e la temibile coppia Torregrossa-Donnarumma da tenere sotto controllo. Ci riesce la difesa sannita fino a quando non fa il suo ingresso in campo Maggio che entra e fa disastri, conducendo al vantaggio degli ospiti. Brescia che fa possesso e occupa bene il campo nel primo quarto di gara, dimostrando di avere compattezza e una certa disciplina tra i reparti di cui il Benevento deve provare anche una certa invidia. Le linee si muovono all’unisono, si attacca e si difende sempre insieme, con i reparti che lasciano poco spazio di manovra ai giallorossi, costretti ai lanci in profondità. Ne risente molto Insigne che deve sparigliare le carte, saltare l’uomo e giocare di fantasia, finendo però per non trovare mai una posizione adatta e il solo guizzo degno di nota resta quel tiro a giro con un movimento a smarcarsi che, in caso di rete, avrebbe fatto sciogliere lo stadio dalla morsa del freddo. Il Brescia ha in Cistana e Romagnoli una difesa statuaria, senza considerare anche Sabelli, vere torri di una retroguardia occupato da un frizzante Alfonso. La giocata coi piedi è macchinosa e partendo sempre dalle retrovie il Benevento fa pressing talvolta riuscendo nell’intento di recuperare palla, senza mai approfittarne. Ripresa soporifera nei primi venti minuti coi bresciani che controllano e la Strega che si prodiga alla ricerca del vantaggio. Detto dei due cambi dovuti, si arriva al momento chiave del match quando Donnarumma se ne scappa sulla fascia approfittando di un errore marchiano di Maggio che perde la posizione nel tentativo di contrastare un avversario, finendo per regalare campo al capocannoniere del campionato che serve il libero Torregrossa per il facile tap in. Fino a quel momento i due non avevano creato pericoli a Montipò che vede così crollare la sua imbattibilità che durava da sei partite, Coppa Italia compresa. Il bomber ex Empoli restava in attacco per far ripartire l’azione con l’autore della rete del vantaggio che tornava a centrocampo per dare una mano ai compagni in un reparto dove si sono ingaggiati tanti duelli. È da un lancio lungo che poi nasce l’inaspettato autogol che fissa il risultato sull’1-1 finale, senza più emozioni da regalare se non per Rapuano che sceglie di inimicarsi il “Vigorito”, la squadra giallorossa e lo stesso Bucchi che fa la fine di Corini nella giornata precedente, e viene allontanato dall’area tecnica per aver protestato in seguito alle perdite di tempo degli uomini guidati dal vice Lanna. Niente botti ma almeno un regalo di fine anno di Cistana: una settimana di riposo poi l’impegno di San Siro in Coppa Italia, a seguire il ritorno del campionato con un altro impegno delicato, al “Via del Mare” di Lecce, poi riposo previsto dal calendario.

LE PAGELLE

MONTIPÒ 6: impegnato solo nel primo tempo, poi non viene mai chiamato in causa se non dai compagni. Nulla può sulla rete dello 0-1.

VOLTA 6: difficile vedersela contro una coppia d’attacco ben assortita come quella del Brescia. Lui è presente nonostante il terzetto abbia lasciato troppo campo alle loro avanzate.

ANTEI 6: lotta di stazza con Torregrossa, a volte cede ma non crolla fino a quando l’ennesimo problema fisico lo costringe al forfait. Si spera solo che abbia inciso il freddo e non altro (dal 6′ st Billong 5,5: molto sollecitato sin dal suo ingresso, chiude in ritardo su Torregrossa anche se le responsabilità maggiori non sono le sue. E si prende anche qualche rischio a centrocampo, da evitare).

DI CHIARA 6,5: il migliore ed è una bella notizia. Sbaglia solo un lancio ma per il resto è perfetto nelle chiusure e nei cambi campo che oramai sono diventati di ordinaria amministrazione. Un ruolo che gli calza sempre più a pennello e una nuova vita per lui, finalmente ai livelli che ci si aspettava dall’estate 2017.

LETIZIA 6: la fascia è ancora la sua ma ogni avanzata viene stoppata con tempismo dagli avversari, e dunque si rende protagonista di poche discese. Esce con qualche problemino anche lui, spesso falcidiato da tali problemi (dal 22′ st Maggio 4: entra e fa disastri, dopo cinque minuti dal suo ingresso il Brescia va in vantaggio. Sbaglia tempi, modalità, posizione e anche la giocata più semplice, sembra spaesato e fa davvero una brutta impressione essendo, insistiamo, l’innesto d’esperienza che in questi casi deve dare una mano alla squadra. Lontano parente di quello visto a Palermo e del giocatore giunto in Nazionale).

TELLO 6: più in palla e preciso nei lanci anche se qualcosina è ancora da aggiustare, prima di tutto la superficialità in certi frangenti.

DEL PINTO 6: anche lui è sufficiente, dove si lotta lui c’è essendo il suo pezzo di repertorio più efficace, poi esce per il forcing finale (dal 31′ st Asencio sv: ancora nessun impatto rispetto agli inizi in cui era un leone in gabbia).

BANDINELLI 6: si guadagna una sufficienza stentata poiché a tratti, come al solito, scompare. Quando c’è, però, dà corsa e fiato al centrocampo.

IMPROTA 5,5: lotta sulla fascia ma ha la strada sbarrata, su di lui pende un rigore da rivedere poiché il contatto c’è ma per Rapuano è simulazione.

INSIGNE 5: vaga senza meta e non trova alcun riferimento, non deve darne alcuno agli avversari ma alla fine è lui a non averne, imbrigliato nella trappola bresciana. Solo un guizzo, la giocata da provare e riprovare, per poco non batte Alfonso. È una chimera, però.

CODA 5,5: si dà da fare, soprattutto nel primo tempo, e mette in apprensione Cistana che alla fine cade nell’errore. Più per il gruppo che per la giocata personale.

BUCCHI 6: la linea della continuità è approvata ma purtroppo è penalizzato dai campi forzati di Antei e Letizia. Asencio dentro è una soluzione comprensibile, l’unico in grado di fare a sportellate con Cistana e Romagnoli, ma anche uno in grado di saltare l’uomo come Buonaiuto e Ricci sarebbero stati utili. Peccato per i due cambi forzati che non hanno dato alcuna sterzata anzi, Maggio stava per costare caro ai giallorossi. Esce infuriato, e ha ragione: anche lui abbandona la compostezza e sembra essersi calato nella parte.