Strega, svanito pure il “fattore Vigorito”: anche il pubblico deve dare di più

La squadra richiamata sotto la Curva Sud al termine dell’incontro con la Ternana

L’ultima volta che il Benevento si era fatto rimontare due reti in casa per poi capitolare dinanzi ai propri tifosi risale a ben diciotto anni fa: il 26 settembre 2004, nell’allora Santa Colomba, fu il Foggia di Giannini a fare il colpaccio battendo gli uomini di Benedetti a domicilio dopo un primo tempo chiuso sotto di due reti (al 41′ vantaggio di Maschio, quattro minuti dopo raddoppio di Di Nardo). Nella ripresa la rimonta dei satanelli iniziata da Ban al 62°, venti minuti più tardi il pari raggiunto da Moro e all’86° la rete di Mounard a completare l’impresa. Un evento mai più verificatosi in terra sannita e che fino a sabato pomeriggio rappresentava un inedito, fino a quando non è approdata l’affamata truppa di Lucarelli, prima in solitaria grazie al ribaltone del ‘Vigorito’ che vale il quinto successo di fila, record rossoverde.

Per la cronaca, nella storia recente non è la prima volta che si assiste a battute d’arresto per 2-3 nell’impianto giallorosso. La testa va alla sconfitta rifilata dallo Spezia nella stagione 2018/19, l’unica con Bucchi in panca (aquile in vantaggio e subito raggiunge, poi l’allungo di Da Cruz e Okereke, infine il gol di Armenteros utile solo alle statistiche) ma anche all’annata 2005/06, quella post-fallimento con ripartenza dalla C2, quando a farla da padrone fu il Gualdo. Casi per lo più sporadici, sparsi qua e là nel tempo e che danno l’idea di come la tana della Strega sia alquanto difficile da espugnare quando sono i giallorossi a comandare il risultato. I numeri supportano a malincuore la crisi degli uomini di Cannavaro, alle prese con una condizione psicofisica tutt’altro che invidiabile: quella contro la Ternana è la terza sconfitta casalinga in campionato, con l’aggravante che è giunta soltanto alla nona giornata. Le prime due, per mano del Cosenza e del Cagliari, a onor del vero rientrano nel novero della gestione Caserta ma finora il ruolino di marcia al ‘Vigorito’ è dei più desolanti: una vittoria in cinque apparizioni dinanzi al proprio pubblico, quattro soltanto i punti conquistati su quindici a disposizione (tre rimediati contro il Frosinone, uno con l’Ascoli). Soltanto Pisa (una partita in meno all’Arena) e Venezia hanno fatto peggio.

Un quadro a tinte fosche che rende l’idea delle difficoltà che capitan Letizia e compagni stanno incontrando soprattutto tra le mura amiche e che si trascinano oramai dalla scorsa stagione. Sembrano lontanissimi i tempi del fortino del ‘Vigorito’, della bolgia che aveva portato per mano gli immortali prima alla conquista della prima storica promozione in Serie B e poi della Serie A. Il confronto con le passate stagioni non è dei più incoraggianti, se si pensa che Caserta aveva chiuso la regular season con un bilancio di cinque sconfitte casalinghe così come Bucchi, mentre Inzaghi soltanto una (e per giunta rimediata all’ultima giornata contro il Chievo), e il Benevento di Baroni due. Dati che incastrano ancor di più un gruppo troppo fragile emotivamente ma che devono far suonare il campanello d’allarme anche alla piazza, da lodare per la risposta in massa data durante la campagna abbonamenti, ma fin troppo tiepida in questo primo scorcio di campionato. La reunion della Sud ha rivitalizzato il cuore del tifo giallorosso ma non ha ancora attecchito sui restanti settori dello stadio, mentre il legame con i calciatori pare tutt’altro che simbiotico. Gli appelli reiterati a tirare fuori gli attributi, non sembrano poi aver sortito alcun effetto. La speranza è che il face-to-face al termine della sfida di sabato abbia risvegliato quei bollenti spiriti sopiti un po’ in tutte le componenti.

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