Strega, tra il dire e il fare ci sono tre punti che mancano. E Cannavaro lo sa

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E’ un sorriso che a stento cela la rabbia per una sconfitta che brucia, quello di Fabio Cannavaro a fine gara. “E’ arrivato Babbo Natale”: in sala stampa ha provato subito a sdrammatizzare prima di sottoporsi alle domande dei cronisti, conscio che una sconfitta del genere ha le sue logiche ricadute sull’umore della piazza e dei suoi ragazzi. Un modo per avocare a sé anche le colpe di una battuta d’arresto beffarda e cocente per com’è arrivata e che inevitabilmente segna il cammino della Strega, ben oltre pure le sue responsabilità.

Partiamo proprio da queste e dalla sua affermazione fuori dai virgolettati: “Forse è colpa mia che faccio giocare tutti…”. Un assunto sibillino ancor prima che partisse la girandola di domande, quasi a voler fare ammenda con se stesso. Lucido e consapevole delle scelte e delle conseguenze che ne derivano, l’impressione è che il buon Fabio sappia dove finiscano le sue responsabilità e inizino quelle degli altri. Proviamo a immaginare: l’inserimento di Vokic al minuto 67, elemento a sé stante come i vari Basit, Sanogo, Perlingieri, Pape Thiam. Un azzardo troppo grande in una fase topica del match, soprattutto se si pensa che in panchina sedeva comunque un certo Diego Farias, subentrato dieci minuti più tardi. Dunque sì, vale la massima del “c’è bisogno di tutti” ma gettare nella vasca degli squali un corpo estraneo qual è Vokic ha finito per disorientare lo sloveno nonché l’intera manovra offensiva giallorossa. Anche attraverso passaggi come questi, e pagando un prezzo alto, Cannavaro e il suo staff potranno rendersi conto su chi poter fare affidamento.

Ma d’altro canto è pur vero che in campo a scendere sono i calciatori e se individualità come il numero 72 o altri nomi ben più di spessore per la categoria, vengono meno psicologicamente, il tecnico ne può rispondere fino a un certo punto. Aveva notato un certo rilassamento, una sicurezza del risultato in seguito deleteria per i giallorossi, mai scesi in campo nella ripresa e preda di una Ternana che sapeva il fatto suo. Alla fine son stati dolori, evitati con le imbeccate lunghe per Partipilo, mai sventati sui calci da fermo, vero tallone d’Achille della Strega. Addirittura Donnarumma, non propriamente una torre, era riuscito ad accorciare le distanze con un grande stacco di testa e soltanto la bandierina alzata aveva salvato Paleari e compagni, caduti nella morsa della paura come a Bolzano così come con l’Ascoli. Due regali, per gentile concessione di Paleari e Forte, nel mezzo la perla di Pettinari, entrato da un minuto, propiziata dai pasticci di Improta e Leverbe, impongono degli interrogativi al campione del mondo, tanto da fargli ammettere: “Che fastidio regalare partite così”.

Tra il dire e il fare, tra le idee e la pratica, dunque, c’è di mezzo la materia prima e anche quella grigia che passano per la mente e il corpo di calciatori scarichi e privi di stimoli anche dopo un avvicendamento in panca, che vedono i tre punti come un atto dovuto e non come una conquista. Cannavaro non lo accetta e sa che dovrà lavorare alla forma mentis oltre a quella fisica per raggiungere gli standard preposti, nell’attesa che il gruppo assimili i suoi concetti già intravisti nel primo tempo e l’infermeria si svuoti piuttosto che affollarsi ancor di più. Serve tempo? Sì. Servono i risultati? Soprattutto, poiché il calendario scorre senza pietà. E lui lo sa, certo che lo sa.

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