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Quando un certo Filippo Inzaghi iniziava a calcare i più importanti palcoscenici d’Italia, alcuni allenatori, ancora oggi in attività, scrivevano pagine di storia in cadetteria, segnando il corso degli eventi e non solo la propria carriera. E poi ci sono suoi coetanei, ex avversari sul campo, che recentemente in Serie B hanno stupito tutti. A farlo, in primis, presidenti e direttori sportivi, con scelte in controtendenza che, apparentemente, non si sposavano coi progetti di conquista del campionato o, viceversa, partendo da obiettivi minimi, si son ritrovati poi nell’Olimpo del calcio.

Storie di allenatori, di sorprese, di sfide e scommesse vinte, di carriere nate dai campi “semiprovinciali” della B, scuola di allenatori in Italia. Un periodo di formazione lungo per Conte e Sarri, ex juventino il primo, prossimo bianconero il secondo, senza contare Eusebio Di Francesco e Luciano Spalletti. Proprio quest’ultimo protagonista del doppio salto dell’Empoli dalla C1 alla Serie A nel giro di due anni: per l’ex allenatore dell’Inter si trattava della prima promozione in massima serie alla sua prima esperienza da allenatore in B. Prodigi, precursori, concatenazione di eventi che ti fanno entrare di diritto nella storia e ti spalancano le porte del Paradiso.

Come capitò a Walter Mazzarri, che alla prima esperienza in B alla guida del Livorno, portò i labronici alla conquista della Serie A nella stagione 2003/04 dopo le esperienze di Acireale e Pistoia. Sempre in Toscana non fu da meno Davide Nicola, esordiente in cadetteria che replicò l’impresa di Mazzarri riportando gli amaranto nel calcio che conta dopo tre anni di assenza, battendo l’Empoli nei playoff 2013. E, restando in Toscana, sponda azzurra, da ricordare la promozione firmata Somma che alla prima esperienza in B accettò la proposta del retrocesso Empoli, riportandolo subito in massima serie. Stessa sorte che accomuna i tre ad Ivan Juric, scelto dal patron Vrenna alla guida del Crotone che condusse per la prima volta in A nel 2016, al suo esordio come tecnico di una squadra di Serie B.

Storie di doppi salti, riallacciandoci all’impresa “spallettiana” ad Empoli, e tornando un paio d’anni indietro a quel miracolo, c’era la Salernitana di Delio Rossi, che in futuro avrebbe portato la Lazio al ritorno in Champions League, e oggi allenatore del Palermo. Portò i granata in Serie B alla sua prima da professionista e per poco non sfiorò l’impresa del doppio salto di categoria, perdendo contro l’Atalanta all’ultima giornata. Doppio salto riuscito anche a Gigi Delneri che guidò la Ternana dalla C2 alla B (1996-98), lasciando i rossoverdi a promozione acquisita e tornando in corso d’opera con una parentesi di due mesi in Umbria, senza lasciare il segno. È a Verona, in rappresentanza di un piccolo quartiere, che si rende fautore del “Miracolo Chievo” nel 2000: trascina i gialloblu dalla B alla Coppa Uefa nel giro di due anni, con una gloriosa parentesi da capolista nel girone d’andata del campionato di Serie A 2001/02. Dalla Primavera promosso in Prima Squadra, protagonista fu anche Vavassori alla guida dell’Atalanta 1999/00: all’esordio in B conquistò subito la promozione. Storie che li legano anche ai più recenti e giovani Stellone e Semplici: il primo guidò il Frosinone dai campi della C ai fasti della A facendo gavetta nella Berretti ciociara, conquistando la A al debutto in cadetteria. Lo stesso destino che lo accomuna a Leonardo Semplici che, a differenza di quest’ultimo, dopo aver centrato la doppia promozione dalla C alla A nel giro di due anni, ha conquistato per ben due volte di fila la salvezza con la sua SPAL. Il tutto, da “semplice” esordiente nelle prime due categorie del calcio italiano.

Storie gloriose, già nostalgiche e inserite negli annali del calcio tricolore, ma non tutte hanno un lieto fine: non ci dimentichiamo di Giampaolo (promosso in A d’ufficio con l’Ascoli nella stagione 2004/05) o di Oddo, che dalla Primavera del Pescara prese il posto dell’ex tecnico giallorosso Baroni a maggio 2016, perdendo la finale playoff contro il Bologna e conquistando la Serie A l’anno seguente ai danni del Trapani di Cosmi. Nemmeno ci dimentichiamo di Andreazzoli, per anni collaboratore tecnico alla Roma (con una parentesi da allenatore nel 2013) e vincente ad Empoli alla sua prima da allenatore in cadetteria. Ci sono anche esempi illustri di allenatori che non hanno vinto il campionato cadetto ma che hanno fatto comunque strada, come il sorprendente Mantova di Mimmo Di Carlo, giunto ad un passo dalla A (persa in finale playoff contro il Torino nel 2006) o le favole finite in un nulla di fatto targate Camplone a Perugia (dalla C ai playoff per la A), Bjelica a La Spezia e Madonna all’Albinoleffe, tutti allenatori senza alcuna esperienza in B e giunti ad un passo dalla storia. Proprio come Pippo Inzaghi e il suo sorprendente Venezia di due stagioni fa: in quel torneo ai nastri di partenza c’erano anche gli esordienti Tedino (alla guida del Palermo) e il compagno di Nazionale nonché iridato 2006 come SuperPippo, Fabio Grosso (sulla panchina del Bari). I due hanno fallito, chi impelagatosi nelle sabbie mobili siciliane e chi esonerato senza convincere né in Puglia né a Verona, promosso sotto la guida di Aglietti, giunto a fine campionato.

Inzaghi, rispetto ad Italiano, tecnico del Trapani col quale c’è stato un incontro dai possibili risvolti interessanti, ha un profilo dal peso maggiore (nonostante Vigorito abbia voluto lanciargli una frecciatina in conferenza) e con un’esperienza acquisita tra Milano, la Laguna e Bologna. Scegliendo la destinazione felsinea, molto probabilmente, l’ex numero nove del Milan ha bruciato le tappe, già conscio dell’esperienza in rossonero che ha presentato diverse difficoltà, al suo esordio da allenatore professionista dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili del Milan. Un allenatore pragmatico, agli opposti con Italiano, votato quest’ultimo al bel gioco e ad una filosofia tanto cara a De Zerbi. E se l’esperienza con Bucchi insegna qualcosa, è che c’è bisogno innanzitutto di carattere, che l’allenatore è chiamato a trasmettere ai propri uomini. Il tecnico ex Perugia, che all’esordio in B raggiunse la semifinale playoff sconfitto proprio dai sanniti, ha sciupato la sua chance in A al Sassuolo proprio come fatto quest’anno, qualche chilometro più in là, da SuperPippo in quel di Bologna. Il suo, al pari di quello di Bucchi, è un profilo di rilancio, un’altra scommessa, o quasi: il tempo di valutare se dalla A qualcuno lo chiami e a Benevento sarà tempo di riscossa, segnando un solco con la tradizione degli allenatori cadetti. Che sia Inzaghi o Italiano, il nuovo tecnico giallorosso dovrà avere un passato da costruire col futuro.