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Al Magnifico Visbaal in scena “Aspettando Medea”, tra erudizione ed ironia la demitizzazione dell’eroina classica

24129846_10204346770707048_857153496190517105_n Tragicità e comicità, sperimentazione e tradizione, passato e presente. Queste ed altre dicotomie si fondono in “Aspettando Medea”, uno sceneggiato con Franca Abategiovanni e Antonella Ippolito, per la regia di Nadia Baldi, che “facendo cozzare aulico e prosaico” (Montale dixit) consegnano allo spettatore un quadro insolito del classico mito greco.

Medea non è spunto di logorroiche argomentazioni filosofiche, sociali o antropologiche ma è punto di partenza di una piecé leggera e divertente, non per questo superficiale e disimpegnata culturalmente. Infatti, l’ironia dettata dal contrasto caratteriale e culturale dei personaggi andrà ad incanalarsi, nel finale, in una vera e propria demitizzazione di Medea. Emblematico il passaggio in cui le due protagoniste si chiedono: “ma che razza di donna è una madre che uccide i suoi figli per fare un dispetto al marito? Non poteva semplicemente lanciargli una scarpa in fronte?” Oltre la risata si cela quindi la critica alla storicizzazione e alla mitizzazione della moglie di Giasone.

Certamente per il mito di Medea non è una novità essere oggetto d’analisi, riflessioni e discussioni. Tuttavia intervallare letture del mito a consigli sulla depilazione è sicuramente un modo originale per ironizzare sull’eroina della mitologia greca oltre che un sicuro metodo per divertire la platea.

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Chi si aspettava la teatralizzazione sistematica del mito sarà  rimasto sicuramente deluso; nell’opera di Nadia Baldi non c’è il tipico elogio della forza e del coraggio di Medea ma c’è una semplice, divertente e intelligente opera di analisi di una donna che ha peccato di indifferenza, vendetta e ferocia. La morale suona, quindi, come un campanello d’allarme che tenta di metterci in guardia dal rischio che si corre nel voler classificare in maniera precisa il profilo caratteriale delle persone, gli avvenimenti e la storia. Infatti, come spesso accade anche nella vita comune non è possibile definire nettamente il confine tra umanità e disumanità, saggezza ed errore, tragico e comico; ce lo insegna il mito di Medea, ce lo insegna il teatro…