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“Non so stare senza te” – Stagione 3: rivedi la puntata del 2 novembre 2021

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Nuovo appuntamento con “Non so stare senza te”, la rubrica di Cronache del Sannio interamente dedicata al Benevento Calcio e curata dai giornalisti Roberto Corrado e Guido del Sorbo. Ospite odierno il collega di LabTv Domenico Passaro insieme al quale è stata analizzata la sconfitta patita dalla Strega contro il Brescia del grande ex Pippo Inzaghi. Tanti i temi snocciolati come di consueto in questo appuntamento insieme ai tifosi che hanno interagito in diretta con i loro messaggi.




Stanca, monotona e ‘Lapacentrica’: la Strega al bivio della stagione

FotoAgenzia via Imago Images

Il trittico infernale della settimana che ha condotto a Ognissanti è alle spalle, iniziato bene, proseguito meglio e guastato proprio nel finale. Cosenza, Crotone e Brescia fotografano un Benevento che ha fatto passi in avanti nel suo personale processo di crescita incontrando però più di qualche difficoltà alla prova di maturità. Strega al bivio perché il calendario presenta la seconda chance in casa contro la diretta concorrente Frosinone e, al rientro dalla sosta, il big match di Pisa. Due sfide che ci diranno se la squadra sarà grande abbastanza da poter aspirare a qualcosa di più di una semplice presenza tra le prime della classe.

STANCA
Le fatiche dello “Scida” si fanno sentire nonostante alcuni avvicendamenti. Può sembrare una giustificazione ma Caserta tende sempre a sottolinearlo: quando le gambe non vanno il suo gioco ne perde in termini di brillantezza. A maggior ragione ieri, contro un Brescia attendista dal baricentro basso e predisposto a far male in contropiede. Manca poi la lucidità quando i minuti passano e le gambe si appesantiscono, fattore che potrebbe aver contribuito alla clamorosa disattenzione fatale di Letizia. Boccheggiava anche Glik superata l’ora di gioco, espostosi anche lui a qualche rischio. Non riusciva a tenere il passo Ionita, che in fase offensiva supportava poco l’azione sulla fascia di competenza. Da tirare a lucido pure Sau, che va in riserva nei venti minuti e più giocati nella ripresa. La squadra arriva al novantesimo appannata, ne risente anche la testa.

MONOTONA
Fattore, quello della stanchezza, che ha influito nella prova di ieri ma che non giustifica in toto la monotematicità di una squadra che fatica a trovare soluzioni oltre lo spartito da seguire. Anche nelle vittorie più roboanti i giallorossi difficilmente hanno alzato i giri, chiuso in pressione gli avversari nella propria metà campo o imposto il proprio gioco. Fa eccezione il Cosenza rinunciatario e che ha mostrato diverse lacune in difesa (come anche testimoniato ieri nel 3-1 patito a Lecce). Soprattutto tra le mura amiche la truppa di Caserta ha strappato qualche sbadiglio di troppo e all’inconsistente palleggio orizzontale nella propria metà campo spesso abbina palle lunghe, forzando di fatto la giocata, riconducibili a Giacomo Calò, pupillo del tecnico calabrese. La prova di Cremona aveva aperto spiragli circa un suo rinvigorimento affievolitosi in uno schiocco di dita nelle gare successive. Viviani, arrivato dopo e con meno esperienza del centrocampista di proprietà del Genoa, ha già dimostrato maggior leadership e padronanza del gioco, qualità che di riflesso potrebbero giovare allo stesso Calò, mentre Acampora che sale di condizione potrebbe presto candidarsi a una nuova maglia da titolare. La scelta sul metodista, dunque, ricadrebbe sui primi due citati.

LAPACENTRICA
Poco da dire sul Niño delle Ande, l’unico a combattere e a provarci davvero. Viene quasi il dubbio che senza di lui sia un Benevento totalmente diverso e impelagato in ben altre faccende che quelle da primo posto. Lo testimoniano anche i numeri: 6 gol sui 17 realizzati (compresa l’autorete di Parodi all’esordio contro l’Alessandria). I sanniti oltre a lui hanno mandato in gol otto calciatori: due volte Insigne e Tello, una volta Acampora, Barba, Foulon, Improta, Letizia e Sau. L’italoperuviano fa reparto da solo, segna e fa segnare, se solo Brignola non avesse cestinato quella ghiotta occasione a tu per tu con Joronen. Fissiamo qui il punto: la spinta dovrebbe arrivare proprio dagli esterni, come da diktat di Fabio Caserta. Al contrario, il suo Benevento cerca troppo volentieri le vie centrali senza dare ampiezza al gioco. Non è la prima volta che Lapa resta isolato e quindi dagli esterni ci si aspetta di più: Insigne ha dato conferme del perché in tre gare ha raccolto soltanto 18 minuti nonostante due centri finora (uno dal dischetto e un altro il tap in di Ascoli), mentre dai giovani Elia e Brignola, che data la loro età hanno ampi margini di miglioramento, ci si aspetta il guizzo che indirizzi la partita ma che finora è totalmente mancato (soprattutto dall’ex Perugia). Si attende il rientro di Improta, calciatore capace di capovolgere il fronte con uno strappo e di dare più soluzioni tattiche al tecnico. Appare innegabile il fatto che la squadra penda dalle labbra dei suoi tenori e che senza di essi palesa evidenti limiti: al netto degli errori individuali che possono decidere le sorti di un match come quello di ieri, necessario è che diversi titolari e seconde linee che non rientrano nel novero dei titolarissimi, alzino l’asticella che consenta di colmare le lacune strutturali di questa rosa, per tenere il passo e dare continuità alla propria marcia. Davanti nessuno corre.




Le pagelle: Letizia fa la frittata, Calò monotematico, Lapadula stoico

Emmanuele Mastrodonato via Imago Images

Colpo grosso di Pippo Inzaghi che quasi al photofinish beffa il Benevento del successore in panchina Fabio Caserta. Galeotta le leggerezza di capitan Letizia che consente a Tramoni di involarsi in rete e battere Manfredini. Passo indietro degli stregoni rispetto alla prova di giovedì a Crotone. Squadra stanca, poco brillante e che è mancata nei singoli. La linea di trequarti formata dai rientranti Insigne e Sau oltre a Ionita, assiste poco un Lapadula stoico che merita la sufficienza piena per l’impegno e l’abnegazione. In ombra anche Calò, uscito anzitempo per Acampora. Di seguito le valutazioni dei giallorossi.

MANFREDINI 6: attento in tutto l’arco del match, si mette in mostra sulla conclusione di Spalek e non corre grossi pericoli, fino al vantaggio di Tramoni dove sarebbe servito soltanto un miracolo.

LETIZIA 5: ha qualche problemino con il “giovanotto” Palacio che nella prima frazione sguscia via in qualche occasione. Tira fuori la personalità ma combina la frittata quasi allo scadere: dalle stelle alle stalle nel giro di cinque giorni. Non da lui.

GLIK 6: solido e accorto per una buona oretta, poi va in debito di ossigeno e il suo rendimento cala.

BARBA 6: senza sbavature, solo una disattenzione del singolo spiana la strada alle rondinelle altrimenti la gara sarebbe scivolata via sullo 0-0 premiando entrambe le difese.

FOULON 6: chiamato a diverse chiusure sul secondo palo, deve alzare i giri perché i raddoppi non lasciano fiatare le maglie giallorosse (dal 35′ st Masciangelo sv).

CALÒ 5: forza sempre la giocata risultando monotematico. Il lancio lungo per Lapadula è una soluzione che non riesce sempre se non quasi mai, talmente tanto da diventare scontato (dal 14′ st Acampora 6: entra in un momento in cui la partita si fa ruvida, concede qualche strappo in avanti poi il triste epilogo).

VIVIANI 6: più presente ma meno vivace rispetto alle ultime uscite, risulta l’uomo di riferimento sulla mediana. E’ lui che si fa vedere, è lui che smista, è lui che si prende le responsabilità.

INSIGNE 5: nessuno spunto degno di nota. Torna titolare dopo tre giornate in cui ha racimolato soltanto 18 minuti e dà la sensazione di aver gettato alle ortiche una buona chance per entrare nelle grazie di Caserta (dal 14′ st Brignola 5: entra e squilla subito dalle parti di Joronen poi sul più bello spreca un gol che grida vendetta. Perché poi il Brescia passa e son dolori).

SAU 5,5: dialoga con Lapa per vie centrali ma manca la scintilla. Anche la condizione non è delle migliori, pallido (dal 24′ st Elia 5,5: non fa niente di più e niente di meno rispetto ai titolari sostituiti).

IONITA 5,5: supporta poco in attacco anche se c’è da dire che è chiamato anche a rientrare dietro in fase di non possesso. La netta sensazione è che anche lui sia arrivato a questa sfida a corto di fiato (dal 35′ st Tello sv).

LAPADULA 6,5: le prende tutte lui, che sia affrontato da Cistana, da Chancellor o da entrambi. Combatte da solo, non riceve palloni utili ma comunque li ripulisce e rifinisce, alla fine veste anche i panni del difensore sventando una buona occasione per gli ospiti. Cosa vuoi di più? Una squadra che lo faccia brillare.

CASERTA 5,5: le scorie del match dello ‘Scida’ non sono state del tutto assimilate nonostante qualche turnazione. I nuovi impiegati non danno quel brio necessario a scardinare il muro bresciano e la squadra recita lo stesso copione risultando alla fine facilmente leggibile. Gara opaca che avrebbe sorriso al pari, invece ora ci si lecca le ferite come Parma.




Benevento, Letizia: “Errore mio, mi assumo tutte le responsabilità”

Foto Getty Images

A parlare della gara persa 1-0 contro il Brescia ci pensa l’autore della leggerezza che ha permesso agli uomini di Inzaghi di passare al ‘Vigorito’, il capitano Gaetano Letizia che si prende tutte le colpe: “E’ stato un errore mio e mi assumo tutte le responsabilità. Dispiace per la sconfitta, per i ragazzi e per i tifosi”.

Episodio – “E’ accaduto tutto in una frazione di secondo. E’ stata la mia sicurezza di tenere palla, non l’ho sentito arrivare dietro ed è stato più furbo di me a rubarmela e a tenersi in piedi”.

Gara – “Abbiamo fatto un’ottima partita una contro buona squadra che lotta per vincere e solo gli episodi in questi casi ti portano in vantaggio o in svantaggio. Potevamo farlo noi con Enrico ma purtroppo l’ho causato io”.

Costruzione – “Noi cerchiamo di giocare dal basso poi quando non ci sono spazi e abbiamo giocatori marcati andiamo sulle punte e sulle seconde palle”.

Ripartire – “Domani analizziamo gli errori e ripartiamo subito col Frosinone. Sono tanti anni che faccio questa categoria e domani già mi dimentico dell’errore. Pensiamo alla nostra strada perché stiamo facendo un buon cammino”.




Il ritorno di Pippo: per lui prima in assoluto da avversario del Benevento

Pippo Inzaghi approda nel Sannio dopo due anni al timone del Benevento. Lo fa da ex e per la prima volta in assoluto da avversario della Strega. L’appuntamento di Ognissanti è da luglio cerchiato in rosso sul calendario: il Campione del Mondo e neo-papà di Edoardo (concepito sul finire dell’esperienza in giallorosso con la compagna Angela Robusti) ritroverà il presidente Vigorito, il diesse Foggia e vecchie conoscenze in campo reduci dalla scorsa stagione culminata con la retrocessione fra i cadetti.

Tanta curiosità sull’accoglienza che sarà riservata all’attuale tecnico del Brescia, sia da parte della sua ex società che da parte del pubblico: il lunch match che aprirà l’undicesima giornata si preannuncia già scoppiettante e non solo perché è la partita di punta del B-Day di lunedì. Gli ingredienti ci sono tutti: sanniti e rondinelle sono divisi da un solo punto in classifica e una vittoria potrebbe rilanciare le ambizioni di entrambe in vetta alla classifica. Incrocio che inevitabilmente strizza l’occhio al passato e che induce al confronto con il presente in casa giallorossa. Il paragone con il campionato dei record è impietoso ma è da notare come dopo dieci giornate il Benevento targato Inzaghi occupava la prima posizione con 21 punti conquistati (tanti quanti quelli del Pisa attuale capolista) e inseguito da Crotone (18), Chievo ed Empoli (17). La Strega di Caserta ne ha fin qui macinati invece 19, soltanto due in meno, all’interno di una classifica che vede le prime quattro racchiuse in soli tre punti.

Un paragone che dunque non infierisce ma che anzi dà merito al successore di SuperPippo, in linea finora con le attese. A quel punto del campionato Inzaghi aveva patito la prima sconfitta (lo 0-4 di Pescara), così come l’attuale compagine di Caserta, ma con una vittoria in più. Ne infilerà 26 su 38 in quella stagione dai tratti epici, record di punti e vittorie con una media di 2,26 a partita. Ma l’elenco è lunghissimo e riassunto tutto qui: in totale fanno 78 partite tra Serie A, B e Coppa Italia (due, entrambe perse), di cui 33 vinte, 20 pareggiate e 25 terminate con una sconfitta, con una media complessiva di 1,53 punti, 1,44 gol fatti e 1,41 invece subiti nell’arco dei 717 giorni alla guida del Benevento. Dal paradiso all’inferno, e ritorno.