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Libera Benevento, l'esperienza di un volontario: "Dobbiamo amare"

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Pochi giorni fa, presso il Centro di pastorale giovanile “Io c’entro”, in piazza Orsini a Benevento, è andato in scena l’evento “Facciamo un pacco alla Camorra”. “Una gustosa operazione culturale- come ci racconta Paolo, un volontario del coordinamento provinciale di Libera- dove si cerca di vincere il male con il bello e perché no anche con il buono. Dietro quei prodotti, raccolti sui terreni confiscati, non c’è solo un marchio di genuinità ed eticità, ci sono storie di persone che stanno facendo una profonda rivoluzione culturale. E questa rivoluzione- continua Paolo- vogliamo sposarla anche noi. Anzi, vogliamo che tutti la sposino”.

Quando nasce il tuo interesse per le tematiche antimafia?

Il mio interesse per Libera nacque un po’ di anni fa. Ero ancora studente e cominciavo ad interrogarmi su cosa potessi fare per impegnarmi concretamente nel mio territorio. Ricordo che in quell’occasione fu presentata l’iniziativa “Facciamo un pacco alla camorra” all’interno della Camera di Commercio di Benevento e mi innamorai della passione di un ragazzo di nome Simmaco che gestisce un bene confiscato a Maiano di Sessa. Le sue parole distrussero le mie tante certezze e da allora guardai la mia città con occhi diversi. All’interno del coordinamento ci sono parecchi amici ed il loro interesse è cresciuto insieme al mio. Inizialmente non collaboravo direttamente con il coordinamento, ma da quasi due anni ormai, insieme ad altre persone, siamo riusciti a rimettere in moto un po’ di sana cultura antimafia, che già c’era ma andava ufficializzata. Per questo motivo a giugno abbiamo formalizzato la nostra presenza all’interno del territorio. Una presenza che fonda le sue radici più profonde nella parola “Noi”. Oltre a tante adesioni singole, infatti, sono presenti numerose associazioni ed anche alcune imprese che vogliono partecipare attivamente al cambiamento.

A Paolo chiediamo quali sono le iniziative già organizzate da Libera a Benevento e quelle che cercheranno di portare a termine in futuro

“Beh, Libera nasce principalmente per fare memoria delle tante vittime delle mafie. E anche noi siamo partiti da questo, affidando, attraverso un bellissimo percorso all’interno delle scuole, la ricchezza delle storie delle persone che hanno dato la loro vita per tutti noi. Il tutto è confluito nella prima celebrazione cittadina della giornata nazionale delle vittime innocenti che si tiene ogni anno il 21 Marzo. Quest’anno a Benevento i sogni, le idee e i progetti di tanti uomini e donne uccisi, hanno camminato con le gambe di migliaia di studenti. È stato quasi come ridargli vita, dando un forte segnale a tutta la comunità, con la presenza di tutte le forze dell’ordine cittadine e, purtroppo, l’assenza di alcune istituzioni comunali. In quell’occasione  e non solo, abbiamo onorato la memoria di Raffaele Delcogliano, Aldo Iermano e Tiziano Della Ratta, nostri concittadini, che hanno perso la vita facendo semplicemente il loro dovere. Ai loro familiari, impegnati concretamente al nostro fianco, va tutta la nostra gratitudine per aver aperto il loro cuore al ricordo”.

Dunque la comunità di giovani al centro del vostro impegno

“Si. Da quel 21 Marzo è scattata la molla che ha fatto nascere all’interno del coordinamento provinciale una parte dedicata interamente alla scuole, con la partecipazione di numerosi insegnanti. Ma non solo. Libera Benevento ora ha un settore dedicato interamente ai giovani, composto da ragazzi e ragazze che mettono a disposizione parte del loro tempo libero coltivando idee e sogni al servizio del proprio territorio. Inoltre, stiamo cercando di sviluppare un’area del coordinamento che si occupi di beni confiscati. Qualche piccolo risultato c’è. Siamo stati contattati dal comune di Castelvenere, che ha una struttura confiscata alla camorra, ed abbiamo dato tutta la nostra disponibilità e collaborazione affinché possa tornare presto un bene di tutta la comunità. Infine, di recente, abbiamo stretto una collaborazione importante con lo sportello anti-usura ed anti-racket. Vogliamo essere presenti anche in questo mondo così complesso, al fianco delle forze dell’ordine, alle quali spetta il compito di contrastare il fenomeno. La nostra parte, invece, è quella di opporsi alla cultura clientelare e camorristica che alimenta questa piaga.

Quali sono, secondo te, le problematiche più difficili da risolvere e che la gente comune sente di più?

Sicuramente il traffico! Scherzi a parte credo che la nostra città abbia dei seri problemi di tipo socio-economico e culturale. È inutile nascondersi dietro un dito. Questo purtroppo lascia spazio a chi si nutre principalmente di queste debolezze: la mafia. Quindi come Libera Benevento, la nostra sfida più grande è quella di promuovere e sviluppare modelli alternativi e sostenibili di vivere civile, tenendo presente che con la cultura l’etica e la legalità, si può anche mangiare. Noi ci crediamo!

Oggi si parla molto di disimpegno sociale e culturale dei giovani. Su questa questione cosa ne pensi?

“A chi sostiene che i giovani non fanno nulla direi: venite a farvi un giro all’interno del coordinamento! Fatevi un giro anche nelle associazioni e nelle imprese che ne fanno parte! Certamente c’è una fetta di giovani che vive passivamente ma, fidatevi di me, c’è una parte bella che sta cercando di sgomitare, spesso con gli adulti, per farsi strada e promuovere il bene comune per il nostro Paese”.

Qualche consiglio spassionato, di cuore, senza retorica, su come è possibile combattere le mafie e il malaffare con i piccoli gesti

“Chi mi conosce sa che io sono un romanticone. Quindi: dobbiamo amare! Tutto ciò che facciamo lo dobbiamo amare! Ma non a chiacchiere. Dobbiamo amare la nostra città, il nostro quartiere. Amare i tanti bar ed esercizi commerciali senza slot-machine dove possiamo prendere un caffè o leggere un giornale. Amare la verità, informandoci. Amare soprattutto le fragilità del nostro contesto sociale. Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte, e c’è un solo modo: farlo insieme!”

Benevento non è un’isola felice. Corruzione, malaffare diffuso, infiltrazioni camorristiche, indagini e processi hanno messo, negl’anni, a dura prova il tessuto sociale della città. Dalle parole di Paolo, però, emerge anche quella volontà di continuare a portare avanti le battaglie giuste, quelle che servono a risanare e recuperare il senso civico e comunitario di una città spesso sconvolta, ma forse neanche tanto, dai fatti di cronaca giudiziaria che hanno interessato gli amministratori locali, l’ASL, la Prefettura e diversi strati della cosiddetta società civile del capoluogo sannita.

F.M.