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“Solo il lavoro emancipa la donna, con la crisi più violenza sommersa”, l’intervista a Sara Furno

Dall’inizio della pandemia 8 femminicidi. Si, perché c’è un altro virus che spaventa, fa male, isola, toglie il respiro fino ad uccidere: la violenza. Per molte donne restare a casa è prigionia, un continuo faccia a faccia con l’aguzzino e sono in tante a non denunciare specie quando sono dipendenti economicamente. Tante donne, inoltre, perderanno il lavoro, altre invece dovranno destreggiarsi tra smart working, casa e figli che studiano online. Abbiamo parlato di tutto questo con Sara Furno, Presidente della Consulta delle Donne di Benevento.

La conciliazione casa/lavoro è sempre stata difficile per una donna, come è cambiata ad oggi?

La conciliazione casa, lavoro, figli, adesso è ancora più complicata, in un momento in cui la scuola opera solo online. Purtroppo da sempre c’è questa tradizione italiana e non, per la quale la cura dei bambini e della casa sia più caricata sulla parte femminile della famiglia. Lavorare a casa richiede un’attenzione e una fatica maggiore, mancando la concentrazione e in parallelo ci sono delle incombenze legate alla casa, senza aiuti esterni. Da un lato c’è il piacere di potersi godere la famiglia, ma ci sono anche l’ansia e lo stress di stare in linea con i compiti scolastici per chi ha figli, la scuola fortunatamente non si è fermata ma una lezione online non basta, quindi i piccoli vanno seguiti e necessitano di ulteriori spiegazioni, una donna in 24 ore deve fare cose che dovrebbe fare in 48!

Potrebbe essere l’occasione di ribaltare lo stereotipo millenario per il quale la cura del focolare compete alla donna? 

Dovrebbe essere il trampolino di lancio per una nuova organizzazione familiare, specialmente dove le donne fanno smart working, un riequilibrio di ruoli, una ridistribuzione di compiti, penso ad esempio alle case dove c’è solo un computer che serve sia ai genitori che ai figli. Ora si passa molto più tempo in casa, quindi occorrono nuovi equilibri di spazio personali, ma anche condivisi. La casa non è più un momento solo di fine giornata, ora è il luogo di svolgimento di tutta la vita della persona e questo può portare tensioni ma noi ci auguriamo che non sia cosi, puntando sul piacere di stare insieme, che non sia una convivenza forzata ma un periodo di condivisione come cucinare. Abbiamo infatti riscoperto il pane, la pizza, il focolare.

Può essere l’occasione per riscoprirsi ma c’è chi aveva un rapporto affettivo incrinato e infelice.

Purtroppo in molti casi stare insieme non è uno stare bene insieme, non è felicità, anzi certe volte vengono fuori gli attriti, specie dove già c’erano. Il focolare non è una casa o un rifugio, anzi, è il luogo di paura e sopraffazione. Il mondo dell’aiuto non si è fermato, sono sempre attive le azioni di supporto. Le statistiche dicono che fino alla prima settimana erano diminuite le chiamate ai numeri rosa, adesso c’è un modo diverso di contattare i numeri. Le donne che erano oppresse, dopo un primo momento di riorganizzazione anche mentale, avendo sempre il loro oppressore in casa, adesso si stanno facendo sentire tramite altri canali, internet, whatsapp, un nuovo modo diverso di chiedere aiuto, ricordiamo che il 1522 è sempre attivo e si stanno studiando anche nuove strategie, ora la priorità è sicuramente ritrovare luoghi sicuri.

La violenza domestica che non viene denunciata è in aumento correlata al fatto che la donna non può andare via o far andare via l’uomo?

Dato difficile da cogliere ma è ipotizzabile, la convivenza forzata senza i propri spazi evidenzia ancora di più le crisi che non sono più stemprate dall’uscire, dall’andare a lavoro, stanno venendo fuori situazioni di disagio in crescendo, non dobbiamo dimenticare che la crisi economica rafforza le tensioni in famiglia e a pagarne le pene spesso sono le donne. Molte non denunciano a causa delle dipendenza verso chi le opprime, che spesso è l’unica fonte di reddito, non potendo garantire ai figli una serenità economica. Questa crisi potrebbe generare un mondo sommerso di violenza non denunciata maggiore, le donne sono le prime a uscire dal mondo del lavoro, senza dimenticare le tante precarie e le lavoratrici a nero.

La depressione rischia di diventare rabbia sociale, ma anche un passo indietro per l’emancipazione della donna che si è riscattata negli anni proprio tramite il lavoro?

Assolutamente si, la donna si emancipa solo con il lavoro di ogni ordine e grado, una donna è libera quando sa di poter mantenere da sola e poter garantire a se e ai figli una vita normale e decorosa. La crisi sarà un passo indietro per l’emancipazione, specie nelle classi più deboli e meno istruite.

Se Lei dovesse fare delle proposte per la fase di ripresa quali sarebbero?

Di proposte ce ne sarebbe tante dal sostegno alla scuola, rendere i bambini più autonomi, ma molto importante l’inserimento lavorativo, supporto economico alle donne uscite dal mondo del lavoro, alle aziende che assumano donne anche in difficoltà, senza tralasciare centri antiviolenza, che qui soffrono la crisi anche per mancanza di fondi regionali. La stessa consulta attraversa un momento difficile, stavamo pensando ai parcheggi rosa, sensibilizzazione, sala allattamento, iniziative ora interrotte dal radicale cambio della vita e delle priorità. Stavamo cercando di ampliare piccoli servizi per le donne, per apportare delle migliorie.

Crede nella rinascita delle donne nonostante tutto ciò che sta accadendo?

Su questo non ci sono dubbi! Questo momento è trainato dalle donne. La donna è il cardine della società, gia è il traino normalmente, adesso sono convinta che le donne in casa stiano svolgendo un lavoro enorme, nel mantenere gli equilibri, con iniezioni di fiducia ai bambini ma anche agli anziani. I nostri genitori hanno vissuto il dopoguerra, hanno creato l’Italia, ma non si aspettavano tutto ciò. Le donne ne usciranno ancora più temprate e saranno motore propulsore di questa rinascita.

Italia De Luca