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Day After Benevento-Cremonese: chi ha paura delle streghe?

Foto LaPresse

Il Benevento rialza subito la china e nel turno infrasettimanale di Serie B approfitta dei contemporanei stop di Crotone ed Empoli per allungare in vetta, battendo la Cremonese dopo aver patito la prima sconfitta stagionale in quel di Pescara. All’interno del nostro consueto “Day After” analizzeremo i temi della gara di ieri, e nel giorno di Halloween è proprio il caso di dirlo: chi ha paura delle streghe?

DOLCETTO O SCHERZETTO?
Una partita dai tanti temi delicati, a partire dalla commemorazione, a nove anni dalla scomparsa, di Ciro Vigorito, l’ex dirigente e caro fratello di patron Oreste ricordato dalla Curva Sud con una gigantografia e un coro (“Ciro vive con noi”) intonato da tutto lo stadio, che porta il suo nome. Una gara dunque dalle forti vibrazioni e che per la Cremonese, in caso di vittoria, avrebbe potuto significare la svolta della stagione. Il ritorno nel “Sannio Felix” di Baroni e Ceravolo, però, è stato amaro: i due, tra gli artefici della gloriosa promozione in A del Benevento, non sono riusciti a portare a casa nemmeno un punto al cospetto della capolista. Il tecnico ha schierato la propria squadra tutta dietro la linea del pallone in fase di non possesso, per la Belva vita durissima con Tuia e Caldirola a fargli da ombra, e pochi palloni giocabili arrivati dalle sue parti. Dolcetto per gli stregoni che, dopo la maledizione dell’Adriatico che ha rotto “l’incantesimo Inzaghi”, si sono ritrovati più uniti e compatti che mai, portando a casa una vittoria fondamentale senza aver subito gol. Per giunta, l’offensiva grigiorossa è risultata sterile tanto che Montipò è stato spettatore non pagante del match, anche se nel primo tempo Arini ha sciupato una clamorosa occasione per il vantaggio, a portiere battuto. Un Benevento che con SuperPippo in casa non conosce ancora la sconfitta in questo campionato: a espugnare l’impianto sannita, infatti, è stato solo il Monza dell’amico Brocchi ad agosto, in occasione della gara di Coppa Italia.

FORTINO “VIGORITO”: 13 PUNTI IN CINQUE PARTITE
E non è un caso se Inzaghi sta chiamando ripetutamente a raccolta i tifosi del Benevento: lo stadio di via Santa Colomba è tornato finalmente a essere un fortino. Se a Pescara è stata persa l’imbattibilità in campionato, tra le mura amiche gli uomini dell’ex attaccante della Nazionale non conoscono ancora sconfitta. Contro Cittadella, Cosenza, Virtus Entella, Perugia e Cremonese sono arrivati infatti ben tredici punti, vale a dire quattro vittorie e un pari, corrispondente alla beffa dei liguri ad opera di Sernicola in una gara dominata dai giallorossi. I numeri diventano schiaccianti se si considerano i gol fatti e subiti: nove le reti realizzate in confronto alle sole due subite contro Entella, per l’appunto, e Cittadella all’esordio casalingo. La migliore differenza reti in casa nonostante il Pordenone, trasferitosi alla Dacia Arena, ha lì finora subito soltanto un gol, quello incassato proprio da Kragl, che gli consente di mantenere il primato della difesa meno battuta davanti ai propri tifosi. Ma tornando agli stregoni, i dati consegnati da questo primo scorcio di campionato sono importanti soprattutto in virtù degli scontri diretti e delle gare di ritorno, dove la squadra di Inzaghi sarà costretta ad affrontare Cremonese, Empoli e Crotone in trasferta. Le ultime due saranno presto attese al “Vigorito”, lì dove il Benevento è chiamato a confermarsi grande.

UNA STREGA DA TEMERE
Per l’organico a disposizione di SuperPippo ma anche per il gruppo venutosi a creare questa estate. La reazione è di quelle forti, senza strilli né scariche di adrenalina, ma con tanta pazienza e intelligenza nel provare a scardinare il muro eretto da Baroni. Non ci sono prestazioni sopra la media o singoli che si elevano rispetto ad altri, è il collettivo che risalta in una serata dove il gruppo fa la differenza. In questo contesto i giallorossi accarezzano soltanto il gol nel primo tempo poi nella ripresa interrompe il digiuno da gol Massimo Coda (nonostante le polemiche per un presunto fuorigioco), servito al bacio da Oliver Kragl. Il rientro di Tello dalla squalifica gioca un ruolo fondamentale, poiché l’intuizione di Inzaghi di spostarlo sulla fascia sta producendo buoni risultati. Il colombiano è impreciso negli ultimi metri e manca di poco il gol, rilevando qualche incertezza negli appoggi, ma la sua carica agonistica è risultata determinante al fine di dare equilibrio alla manovra e verve in fase offensiva. Un buon apporto, finalmente, rispetto alle partite svogliate e poco attente offerte durante la scorsa stagione, e la possibilità di vedere maggiormente la porta, così come per Kragl che sta scaldando il piede e, già a segno due volte, si accontenta di mandare in gol i compagni. Le note liete arrivano poi in difesa col recupero di Antei, capace di ripetere l’ottima prestazione offerta col Perugia nell’inedita posizione di terzino destro. Torna a splendere di luce propria anche Tuia, coadiuvato da un Caldirola costante nella sua impeccabilità. In crescendo Gaetano Letizia, rivitalizzato rispetto alla scorsa annata: su quella fascia non ce n’è per nessuno, quando si attacca e quando si difende. Difficoltà al centro, soprattutto nella prima frazione, per Viola che, determinato, prova a giocare diversi palloni ma la manovra lenta non dà spazio a invenzioni. Hetemaj gestisce, in mezzo al campo non si lotta ma si cercano le incursioni esterne. Gli spunti, rispetto alla gara di sabato scorso, arrivano oltremodo dalla panchina, con Schiattarella che cambia il volto del match nella ripresa, dando equilibrio, fiato e leggerezza alla manovra, liberando anche Viola da diverse incombenze. L’impatto dell’ex SPAL è importante così come quello di Improta che al tramonto del secondo tempo, servito da Tello, chiude la pratica. Lui, chiamato a difendere nel momento di maggior forcing della Cremonese (con Baroni che aveva buttato nella mischia anche Ciofani), e che era necessario negli strappi in contropiede. Una liberazione, come per Coda, anche per l’esterno. Contro l’Empoli dovrebbe rivedersi un Benevento simile ma comunque complementare tra titolari e panchina, magari con l’apporto di un Sau lasciato a guardare ieri, in favore di un Armenteros che in coppia con Coda forma sempre un duo affiatato e completo. Una gara che vedrà altri ex contro, ma soprattutto il passato recente chiamato Cristian Bucchi: in tema Halloween, lo aspetta un Benevento trasformato rispetto allo scorso anno.




La Strega batte la Cremonese degli ex e riprende quota: le pagelle

Doveva essere una partita a scacchi e così è stata, a tratti football americano con le due squadre che si scambiavano le fasi d’attacco e di difesa: amaro ritorno nel Sannio per Baroni e Ceravolo che devono arrendersi ad un Benevento di Inzaghi che, nonostante la prima sconfitta in campionato sofferta a Pescara, non vuole fermarsi e ha colto al volo l’opportunità di poter allungare in vetta battendo i grigiorossi.

Prestazione di rivalsa che ha riscattato lo scivolone dell’Adriatico con la nota lieta del ritorno al gol di Massimo Coda, che ha sbloccato il match nella ripresa. Sul finire Improta, nel momento di forcing dei lombardi, ha chiuso la pratica e permesso al Benevento di portare a tre le distanze dal Crotone e quattro dall’Empoli di Bucchi che sarà ospite domenica al “Vigorito”.

Gara chiusa, per lunghi tratti noiosa, entrambe pensano a non prenderle piuttosto che a darle, con Baroni che pone addirittura tutta la squadra dietro la linea della palla in fase di non possesso. In effetti gli ospiti non arrivano in porta mentre è il Benevento a provare a scardinare la difesa avversaria con pazienza. Partita che offre pochi spunti ma non appena si trova lo spiraglio giusto, i giallorossi si portano in vantaggio. Tornano Antei e Kragl titolari, il primo esterno basso di destra, c’è anche Tello che sconta la squalifica mentre per Sau panchina in favore di un buon Armenteros. Non ci sono protagonisti ma in risalto va il gruppo, capace di reagire e di non subire gol in una gara importantissima nell’economia del campionato. E il Benevento di Inzaghi vola più di quello dell’ex Baroni che conquistò poi la A, sconfitto oggi e con in mano una delle più quotate rose della cadetteria.

LE PAGELLE

MONTIPÒ 6: la vive fortunatamente da spettatore dopo i quattro gol subiti a Pescara.

ANTEI 6,5: dalle sue parti difficilmente si passa e conferma che in quella posizione può far bene, come visto contro il Perugia.

TUIA 6,5: annullati gli spauracchi Palombi e Ceravolo, la difesa gestisce tanti palloni e lui è a suo agio dopo gli errori dell’Adriatico.

CALDIROLA 7: sfoga tutta la rabbia dopo il ko di Pescara in una gara perfetta sotto ogni aspetto. Per Palombi e Ceravolo giornata da incubo.

LETIZIA 7: si danna, rischia di farsi male ma c’è sempre, con il suo solito apporto offensivo e difensivo. Finalmente il terzino che si voleva vedere da tempo.

KRAGL 6,5: si accende e si spegne, a intermittenza. Il piede deve arrivare ancora alla temperatura giusta, ma le doti fondamentali per questa squadra si vedono tutte, come l’assist vincente per Coda (dal 31′ st Improta 7: entra quando bisogna contenere e Inzaghi lo inserisce per avere corsa nelle ripartenze. Lui fa meglio e finalmente finalizza, chiudendo la pratica Cremonese).

HETEMAJ 6: è una gara che si gioca a ritmi bassi e trovando sbocchi sulla fascia, lui non ha problemi nel gestirla con efficacia (dal 16′ Schiattarella 6,5: quando entra cambia qualcosa. Lì in mezzo la palla si gestisce meglio, lui dirige l’orchestra. Grande rientro dopo le difficoltà non imputabili a lui in quel di Pescara).

VIOLA 6: cerca spazi, ci sono tanti uomini dietro la palla, è difficile ogni giocata. La squadra ne esce bene, spesso anche con trame ben orchestrate e lui c’è.

TELLO 6: ci mette la carica agonistica che talvolta gli è mancata, ripiega ad alcuni errori commessi e si divora il vantaggio.

CODA 7: finalmente si sblocca e scarica tutta la rabbia in quel pallone alle spalle di Ravaglia. Fa salire la squadra, tocca tanti palloni e li smista ai compagni in sovrapposizione. Non può gestirli tutti ma fa un lavoro di sacrificio enorme e ben ripagato.

ARMENTEROS 6: sufficienza piena per l’esotico svedese che coadiuva Coda e, nonostante si perde in chiacchiere in talune occasioni, riesce a sfondare in altre col suo fisico e la sua fantasia (dal 37′ st Maggio 6: entra con convinzione nei momenti topici finali per supportare la difesa).

INZAGHI 6,5: è una gara a scacchi e lui la vince facendo leva sulle emozioni. La squadra reagisce con solidità, senza strilli, e con una pazienza tale da portare a casa un risultato prezioso in una partita dai pochi sussulti.