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DDL Zan, Potere al Popolo: “Grave che De Pierro difenda De Luca”

Con profondo sconcerto apprendiamo le parole del capogruppo PD Francesco De Pierro, il quale, nell’evidente tentativo di difendere le recenti dichiarazioni del Presidente della Regione De Luca sul DDL Zan, ha biasimato chi in queste ore sta ironizzando sulle parole del Presidente (con tutta probabilità riferendosi soprattutto a qualche collega di partito), sostenendo che ciò renda “un cattivo servizio alla Campania e al Partito Democratico che deve parlare a tutte le sensibilità culturali, come si conviene a una formazione politica plurale e inclusiva.” Ad affermarlo in una nota è la rappresentanza sannita di Potere al Popolo.

L’altro ieri il Presidente de Luca ha mandato al diavolo chi reputava necessario prevedere una giornata di sensibilizzazione sull’omotransfobia nelle scuole primarie – come attualmente previsto dal DDL Zan – dichiarando che lui sarebbe favorevole a prevederne una verso la fine del ciclo della scuola secondarie di II grado. Non è chiaro cosa intenda De Pierro per “pluralità ed inclusività” nel ventunesimo secolo. Tuttavia è evidente quanto la sua posizione sulla scuola pubblica sia legata ad una visione retrograda di società in cui non si può parlare di cosa sia la società reale perché qualcuno si offenderebbe. De Pierro e De Luca dovrebbero sapere che nelle scuole campane ci sono già docenti in grado di elaborare sessioni e percorsi didattici che istruiscono gli studenti di ogni ordine e grado ai concetti di diversità, inclusione ed uguaglianza. Infatti, nelle scuole italiane si parla di rispetto delle diversità già da tanti anni.

Probabilmente i politici citati qui sopra non se ne sono accorti perché troppo impegnati a fare sparate nei salotti televisivi o a insultare i cittadini via dirette Facebook invece di impegnarsi a garantire un servizio scolastico di qualità a tutti i cittadini“.




Ddl Zan, Lonardo: “Costretta a votare contro nel caso si decida di respingere emendamenti”

“La scelta non è quella di esprimere, banalmente, un “sì” o un “no” al Ddl Zan, in discussione oggi al Senato, ma è piuttosto quella di riconfermare o, viceversa, mutilare la nostra libertà di opinione. Di questo realmente si tratta, dietro la maschera del dare una protezione a chi oggi, di fatto, quella protezione già ce l’ha. E la prova della correttezza del mio convincimento sta proprio in quell’infelice art. 4 contenuto nel Disegno di Legge, che molto mi ha colpito e che letteralmente recita: “sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte”. “Sono fatte salve”? E da chi? Da un Ddl, sono fatte salve la nostra libertà di espressione e di opinione? Che sia stato abrogato l’art. 21 della nostra Costituzione e non ce ne siamo accorti? E come se non bastasse, una inutile “clausola di salvezza”, la stessa, sempre nel corpo dello stesso art. 4, è seguita da una pericolosissima previsione e cioè che quelle libertà sono fatte salve “purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Così la senatrice del Gruppo Misto, Sandra Lonardo, che è intervenuta, stamani, in Aula, al Senato, in occasione della discussione generale del Ddl “Zan”.

“Adesso io mi domando, ma chi decide circa l’idoneità a determinare il concreto pericolo? E’ chiaro che a decidere sarà la magistratura. E perché dovremmo pagare questo prezzo così alto? Forse perché Zan e i suoi alfieri, ci vengono a raccontare in televisione dell’ “urgenza” della repressione di questo pseudo pericolo dell’omofobia? Ci incalzano e ci dicono che dobbiamo fare in fretta perché è una questione di vitale importanza. E alla luce di questa presunta “vitale importanza” ci propinano di fatto un DdL fatto male, scomposto e colmo di effetti collaterali, sbandierando ai quattro venti statistiche assai dubbie e molto poco ufficiali. Per non parlare del tema del “self-id” o “autopercezione di genere”, che ha già procurato moltissimi problemi dove è in vigore. In base al “self-id”, vari uomini occupano cariche politiche e, in generale, posti di lavoro, che, in base alle quote rosa, dovrebbero essere riservati alle donne. E cresce la percentuale di aggressioni sessuali commesse da uomini che si identificano come donne. Infine, un appunto sull’art. 7, che in un colpo solo mette a rischio la libertà di insegnamento, il primato educativo dei genitori e l’istruzione dei minori. Avendo l’obiettivo dichiarato di contrastare le discriminazioni “per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere”, in realtà il D.d.L. Zan mostra lo scopo di favorire l’ideologia gender, che nega la dimensione sessuata dell’essere umano e considera la naturale differenza fra uomo e donna una mera “costruzione sociale”. Non a caso il D.d.L. parla di “identità di genere”, espressione che indica il senso di appartenenza di una persona a un genere col quale essa si identifica a seconda di come si percepisce in un dato momento (fluidità del genere). 

Concludo, pertanto, facendo un appello, in modo particolare, all’on Letta, che è erede della tradizione cattolica democratica di Aldo Moro, e allievo di Nino Andreatta, nella speranza che non continui ad irrigidirsi, mandando gambe all’aria una cultura, una storia fatta di distinzioni ma di rispetto. La fatica della democrazia richiede confronto e vocazione alla intesa, soprattutto quando ci sono in campo principi e valori diversi. Su questi aspetti, per così dire sovra-politici, occorre sempre una mediazione alta, che non è compromesso al ribasso. In politica vanno banditi sovranismi e dogmatismi, mentre occorre recuperare quel saggio realismo moroteo del possibile, che si fa carico dei punti di vista degli altri per approdare ad una confluenza tra distinti. Nel caso si decida, sbagliando, di respingere gli emendamenti, creando una illogica situazione, fuori dalla logica morotea, alla quale molti di noi ancora si ispirano e fanno riferimento, mi vedrò costretta a votare contro”.




Ddl Zan, sabato in città gazebo informativo di FdI Sannio

Ancora una volta, saremo in strada per informare i cittadini e denunciare l’iniquità e l’inutilità del Ddl Zan. La volontà di introdurre nel nostro codice un nuovo reato, quello di omolesbotransfobia, va contro l’interesse di quelle altre categorie che dice di voler maggiormente tutelare. Posto che il nostro ordinamento già prevede delle tutele per i soggetti più deboli ingiustamente discriminati, questo disegno di legge lascia assoluta discrezionalità ai magistrati giudicanti nel decidere cosa sia discriminazione e incitamento all’odio e cosa sia semplice espressione di un idea o di un pensiero.

Come già ampiamente spiegato da numerose componenti della società civile, fra cui anche alcune associazioni femministe e parte del mondo associativo Lgbt, questo è un testo in cui il furore ideologico di chi vuole completamente stravolgere i valori fondamentali della società, agendo sull’identità stessa delle persone, non esita a andare contro due diritti sanciti dalla nostra Costituzione: la libertà di espressione e la libertà educativa. Nella furia di voler creare delle categorie maggiormente protette di altre è evidente il tentativo di eliminare ogni voce contraria o ragionamento differente. Anche il tentativo di portare consenso a questa legge includendo in queste categorie le donne ed i disabili non risponde a nessuna logica. Le donne non sono una minoranza ma la metà della popolazione e non si può certo pensare di eliminare la violenza verso di loro rinchiudendole in una definizione di soggetto debole, in quanto alle persone con disabilità la legge 104 indica già quali sono le attenzioni che i legislatori hanno posto in essere. Attenzioni che non possono certo essere estese a chi si differenzia per una auto-percezione, ad esempio, diversa da quella del sesso biologico.

Per questo Fratelli di Italia sarà, sabato 10 luglio, dalle 18 alle 20, a Piazza Risorgimento (lato giudice di Pace), presente per con un punto informativo per spiegare quali sono le libertà che i cittadini rischiano di vedersi limitare se non cancellate da questo disegno di legge. Già abbiamo pubblicamente manifestato il 19 giugno sostenendo gli amici di Pro Vita e Famiglia insieme a tante associazioni pro-family, vogliamo che ogni cittadino possa esprimere il proprio pensiero. #restiamoliberi

Comunicato Stampa