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Pattinodromo ed ex depistaggio, cantiere al via: 320 giorni per vederli risorgere

Trecentoventi giorni, quasi un anno, per veder rinascere il pattinodromo di Benevento e l’area verde da 17mila mq situata tra la pista e la scuola Pascoli: è la road map tracciata questa mattina all’inaugurazione del cantiere in via Mustilli dal sindaco Clemente Mastella in compagnia dei tecnici e dirigenti comunali. L’intervento da 1,5 milioni di euro, che rientra all’interno dei Pics, prevede il recupero della pista di pattinaggio con il rifacimento della pavimentazione ed uno spazio centrale adatto a un campo da hockey e al pattinaggio artistico ed un anello sopraelevato nelle curve per le corse, un impianto di illuminazione per l’utilizzo nelle ore serali e il rifacimento dell’ingresso attuale.

Quanto all’ex depistaggio, gli interni dell’immobile saranno riorganizzati e ampliati restituendolo a una funzione sociale e collettiva. Accanto sorgerà un nuovo edificio di circa 150 mq, destinato ad attività sportive, dove saranno allocati gli spogliatoi, il bar ristoro ed i servizi igienici. L’area verde diventerà un parco pubblico a servizio della città, che ospiterà attrezzature per lo svolgimento di attività sportive a corpo libero all’aperto, un campo da calcetto/basket ed un anfiteatro per manifestazioni culturali e sociali. “E’ proprio questo l’intento – ha affermato alla stampa il primo cittadino – ovvero restituire alla città uno spazio destinato all’aggregazione sociale e culturale, che ospiterà anche eventi e concerti. Ciò vale anche per il parco verde che inaugureremo tra settembre e ottobre”.

Orgoglioso Clemente Mastella, oggi in gran forma per lo start ufficiale dei lavori: “E’ uno spazio verde bellissimo nel cuore della città dove potranno tessere le relazioni nipoti, nonni e genitori, i ragazzi che escono dalla scuola. La pista di pattinaggio era stata mal ridotta e degradata in una maniera incredibile. Nessuno se n’era interessato, soltanto io che ho cambiato il volto di questa realtà. Sarà a disposizione non solo della città ma dell’intera provincia e di coloro che verranno da fuori, con il compito di salvaguardarla dai barbari”. L’intento è chiaro: “Non voglio che, quella che vediamo adesso, sia l’eredità che lasciamo alla città”.




Le donne predicatrici, tra riforme e tradizioni islamiche

mudmLa rete “Non una di meno” di Benevento ieri, 8 giugno 2018, ha tenuto un incontro culturale presso il Centro Sociale Autogestito Depistaggio, permettendo al pubblico di incontrare e dibattere con l’autrice del saggio Femminismi e Islam in Marocco. Attiviste laiche, teologhe, predicatrici (Edizioni Scientifiche Italiane, Collana Arabo-Islamica, 2017), Sara Borrillo.

Un tema attualissimo, non lontano dalle nostre realtà, paradigma di tante altre società. “Mi sono iscritta a Scienze Politiche nel 2001, esattamente un mese dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York” un evento che è stato per tutto l’occidente un punto di svolta.

Sara è ricercatrice presso l’Università “L’Orientale” di Napoli ed il suo libro, frutto di uno studio e di una ricerca interessantissimi, presentano un Marocco “diverso”, che tenta di fare passi avanti rispetto al suo status di partenza. L’attenzione è rivolta alla società femminile marocchina. “Sicuramente il Marocco è un paese che ha moltissime velocità di sviluppo, di sviluppo infrastrutturale di grandi città. Donne e uomini partecipano a questa realtà. Così come nelle stesse città o le periferie urbane o in aree marginalizzate, il Paese ha livelli di disagio, di marginalizzazione sociale ed economica, livelli di analfabetismo che colpiscono in particolare le donne perché il ruolo di cura è quello considerato prioritario, rispetto ad un uomo che poi in quanto responsabile del mantenimento familiare deve lavorare, quindi deve essere istruito” spiega Sara ed è proprio in queste aree che si registra una divisione dei ruoli molto netta, molto più restrittiva rispetto alla mobilità, rispetto alle scelte individuali di una donna. Dunque l’analfabetismo è il problema di base, nonostante negli ultimi anni siano stati promossi progetti volti all’alfabetizzazione soprattutto delle bambine, garantendo un’istruzione di base per facilitare anche quella che sarà l’istruzione superiore per le donne. “C’è un dato interessante che si verifica per quello che riguarda i cambiamenti demografici: mentre negli anni ’60 e ’70 la media di figli per donna era di 6,5 figli, oggi siamo a 2,3 figli ciascuna” così ci si sposa più tardi, perché l’accesso all’istruzione è aumentato e anche donne musulmane sono molto più consapevoli dei loro diritti ed è interessante, così, notare come i cambiamenti legati a questo tipo di empowerment siano stati incanalati in questa direzione. Certamente le lotte femministe delle donne marocchine hanno contribuito a questo cambiamento, soprattutto “rivoluzionando” i codici di famiglia e di legge, per cui in Marocco come in Tunisia sono stati fatti dei passi in avanti, però è anche vero che a seconda della classe sociale come per il livello di istruzione, la situazione può peggiorare moltissimo, perché molti, talvolta, non conoscono nemmeno le leggi del paese in cui si vive.

Il lavoro di Sara Borrillo spiega la riforma del settore islamico, ossia la realtà di come le donne in Marocco oggi possano predicare l’Islam in Moschea “Io sono andata a vedere proprio cosa dicono, qual è il discoro che portano avanti” registrando un dato importante: la presenza di una vibrante vita sociale dal punto di vista delle organizzazioni della società civile che lottano per i diritti delle donne, ma anche degli uomini “Perché c’è la consapevolezza che far progredire i diritti delle donne sia un benessere e progresso per tutta la comunità”. L’autrice del saggio spiega di come le predicatrici dell’Islam in Moschea siano figure a metà  tra una pedagoga e insegnate di religione, ma anche assistente sociale, perché sono coloro che a differenza di un Imam, o di una guida uomo, possono avere più a che fare con le donne. Questo perché la società proprio per tradizione, se non obbliga alla segregazione spaziale, obbliga a codici comportamentali un po’ più rigidi rispetto alla dissolutezza, per cui considerando questo aspetto, le donne hanno accesso a tutto un insieme di realtà ed assurgono ad un ruolo molto importante “Sono molto stimate dalle donne, in particolare da quelle analfabete che le vedono come dei modelli. Per cui la predicatrice dell’Islam, in un paese a maggioranza musulmana, diventa il modello di donna ideale, colta”.

La riforma di cui Sara si è occupata, non è il frutto di una lotta femminista, ma di una scelta politica di uno Stato molto abile ad intercettare alcune rivendicazioni  che emergono dalla società civile e a farle proprie per controllare “Sia il discorso islamico, è molto importante per lo Stato marocchino gestire, perché ci sono anche in epoca di lotta al terrorismo, discorsi competitivi rispetto a quello ufficiale e lo Stato marocchino ha interessare a controllare e neutralizzare; sia discorsi di movimenti dell’Islam politico al femminile che per lo Stato vanno contenuti” e spiega nel dettaglio “Ci sono le femministe laiche da un lato, ci sono quelle attiviste dell’Islam politico che fanno proselitismo anche attraverso le figure femminili della predicazione informale dall’altro. Allora lo Stato si presenta alla Comunità Internazionale come rivoluzionario, facendo predicare le donne in Moschea” dimostrando apertura. Ma, effettivamente le donne in Moschea, cosa comunicano? E Sara conclude spiegando: “Non vanno a parlare di uguaglianza di genere, ma trasmettono il discorso dell’Islam ufficiale”. La donna nella sua quotidianità, certamente, sconfina da quel “vecchio” ed “istituzionale” patriarcato, professionalmente, però, continua a trasmettere il discorso dello Stato.

nudm