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“Voci di donne”, si presenta il libro “Schegge- per favore non chiamateli uomini”

violenza-donne“Schegge- per favore non chiamateli uomini “di Rossella Menegato è una raccolta di storie di donna che parte da lontano a testimonianza che la violenza sulle donne è storia antica.

L’associazione Culture e Letture e i Lettori itineranti – Leggere per Leggere, in collaborazione con Exit Strategy- associazione di promozione sociale, presentano il secondo incontro della rassegna “Storie di donne”.
L’incontro è  per martedì 27 novembre, alle 18:00, presso GNOSTRO in Viale Mellusi, 55.

Parteciperanno  Elide Apice, vicepresidente Culture e Letture; Maria Pia Ciani che ha collaborato alla realizzazione del libro; Alda Parrella, presidente Exit STrategy e Maria Carmela Cicchiello, avvocata di Exit Strategy.

Si legge nella sinossi: Nel corso della vita una donna su tre, in Europa, subisce un episodio di violenza e ogni 3 giorni, in Italia, una donna muore per le violenze subite da un uomo.
Nella maggior parte dei casi tali reati non vengono denunciati e la violenza è vissuta in solitudine.
In silenzio. Un silenzio forte, che uccide.
Uccide dentro e dilaga ovunque, anche in “città apparentemente tranquille!”
Quello della violenza di genere non è un comportamento genetico o biologico, ma culturale e proprio per questo modificabile.
Indispensabili sono quindi azioni di informazione e formazione, finalizzate a fare crescere nuovi atteggiamenti mentali e comportamentali con l’intento di sviluppare una maggior capacità di contrasto al fenomeno
.

Un racconto che parte da lontano con la prefazione di Roberta Fontanari che si augura che il libro possa diventare “Un monito misto di rabbia, coraggio e speranza, che sappia parlare della necessità di amare sempre e comunque e sappia rivolgersi alle menti e ai cuori di tutti gli esseri umani del nostro presente e a quelli che verranno”.

Comunicato Stampa




Esclusa l’ammissione di parte civile dell’associazione Exit Strategy alla prima udienza dibattimentale

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Oggi nel Tribunale di Benevento si è tenuto il processo penale relativo a maltrattamenti in famiglia  perpetrati dall’ex marito ai danni di una donna e dei suoi figli. Da anni la donna viene seguita dallo sportello di ascolto promosso e gestito dall’associazione di promozione sociale Exit Strategy. Associazione attiva sul territorio di Benevento e provincia dal 2013 a difesa delle donne vittime di violenza e contro ogni discriminazione di genere.

Nella fase dell’udienza preliminare l’associazione Exit Strategy, difesa dall’avv. Gaetano Morone, aveva chiesto e ottenuto da parte del GUP Flavio Cusani la sua costituzione come parte civile del processo. Oggi, alla prima udienza dibattimentale, il giudice Sergio Pezza ha ritenuto di escludere l’associazione Exit Strategy dal processo.

Tale decisione è stata motivata dal Giudicante facendo riferimento ad una interpretazione restrittiva della norma, in spregio ad un consolidato orientamento sia dei Tribunali di merito che della Corte di Cassazione favorevoli alla costituzione di parte civile di associazioni non riconosciute che operino costantemente in maniera concreta e continuativa sul territorio di riferimento.

“Continueremo a coltivare le nostre battaglie, a seguire le nostre donne e soprattutto a cercare di cambiare, seppur lentamente, la nostra cultura, il nostro sistema. L’associazione è un luogo di interessi collettivi, è lo spazio per riflettere e promuovere il dibattito pubblico.

Ringraziamo chi, anche se per poco, ci ha sostenuti in questo percorso”.




“I cani”, una cruda ed emozionante storia di libertà firmata “Exit Strategy”

27459071_10204591401502665_1959128407901555715_nUna cruda storia d’amore e libertà. Questo è “I cani”, il cortometraggio teatrale dell’associazione “Exit Strategy” impegnata nella lotta contro la violenza sulle donne ed in difesa della libertà femminile. Il corto, andato in scena venerdì 2 e sabato 3 febbraio presso il Nuovo Magnifico Visbaal Teatro, racconta la tormentata storia di Rosa Speranza, una donna che ha urgente bisogno di chiudere con un buio passato fatto delle gelosie e della morbosità di Ciro e godersi finalmente la sua vita con l’unico amore della sua vita: Giovanni.

Rosa, appena tornata a Napoli, si reca subito a  salutare la signora Titina (inferma, impossibilitata a parlare e costretta a passare la vita su una sedia a rotelle) che ella giudica come una madre anzi “meglio di una madre”. Inizia così il racconto del passato di Rosa Speranza, un flashback che ci riporta a 15 anni prima, in una Napoli attraversata dalle guerriglie sociali post 68′, dalle lotte operaie e da sommosse politiche. Allora  Rosa era solo una bambina; una bambina molto bella che al contempo era la “donna” di Don Ciro, un camorrista. Così, la giovanissima Rosa fu obbligata ad un amore che non desiderava e le fu imposto un uomo che solo dopo qualche tempo imparò, inevitabilmente, ad amare. Poi, improvvisamente, come un fulmine a ciel sereno l’incontro casuale con Giovanni e la scoperta di un amore nuovo, puro, reciproco e libero; un’amore che viveva di appuntamenti clandestini, baci rubati e di tanta, tanta paura.

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La storia tra Rosa e Giovanni fiorisce nel periodo di prigionia di  Ciro. Allora, i due amanti iniziano a vedersi sempre più frequentemente fino al ritorno di Ciro che, come un cane, torna a marcare il suo territorio, torna a difendere e a vigilare sul suo osso. Giunta all’esasperazione, Rosa trova il coraggio per eliminare l’ostacolo tra lei e Giovanni, tra lei e l’amore, tra lei e la libertà. Uccide, con sei colpi di pistolla, Ciro.

Terminato il racconto alla silenziosa ma eloquente Titina, Rosa vuole chiudere con quel passato oscuro, abbandona la pistola sul tavolo in un gesto che sembra promettere: da oggi sarò una donna nuova che non avrà più bisogno di violenza e pronta a godersi la libertà. Un ultimo respiro profondo, un’ultimo bacio in fronte a Titina e Rosa Speranza esce dalla stanza ma il suo momento di libertà dura solo qualche secondo. Si odono colpi di pistola. Rosa è stata uccisa, qualcuno ha vendicato Don Ciro e la libertà ha avuto un prezzo troppo alto, più alto della vita.

Lo spettacolo, per la regia di Linda Ocone, ha visto la partecipazione di Alda Parrella e Grazia Ocone. Le musiche sono state curate da  Luigi Buonaguro.

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L’iniziativa ospitata dal Nuovo Magnifico Visbaal Teatro è una produzione Exit Strategy e parte del ricavato andrà a proprio a finanziare questa associazione.




Magnifico Visbaal Teatro, il 2 e 3 febbraio il corto “I Cani” di e con Alda Parrella

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L’associazione di promozione sociale Exit Strategy, il due e tre febbraio, presenta “I cani” di e con Alda Parrella. Un corto teatrale, tratto da una storia vera. Un monologo che vede protagonista Rosa Speranza, che giovane sposa un piccolo boss, nella Napoli calda degli anni ‘70 tormentata da guerre politiche e camorra. Sceglie l’amore ma si ritrova a fare i conti con un passato sospeso. Quale è l’unico futuro possibile quando la sintesi di tutti i tuoi comportamenti ti riportano indietro? Rosa parla di sé, delle sue scelte, delle sue azioni.
La regia è a cura di Linda Ocone, le musiche sono di Luigi Buonaguro, grafica e comunicazione sono di Valentina Leone e con la partecipazione di Grazia Ocone. In  scena un’opera concessa dall’artista romana Stella Tasca.
Per il 2 febbraio l’appuntamento è alle ore 21:00, per sabato 3 febbraio il primo spettacolo è previsto alle 19:00, il secondo alle 21:00 presso il Nuovo Magnifico Visbaal (vico Felice Fimbrio, 6 – Benevento).
Una parte del ricavato verrà utilizzato per sostenere le attività dell’associazione che da anni contrasta, in vario modo, la violenza di genere e promuove l’autodeterminazione femminile.




Exit Strategy, domani la prova aperta dello spettacolo “Sante Donne”

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Si terrà il 25 novembre, alle ore 10:00 la prova aperta dello spettacolo “Sante Donne” presso la Casa Circondariale di Benevento. La messinscena nasce dal Laboratorio di Teatro che l’associazione Exit Strategy svolge con le detenute della sezione femminile.

La pièce, raccoglie storie e testimonianze di sante da un punto di vista di genere, la storia delle sante è una storia di genere, dove la totale mancanza di diritti e l’impossibilità di trasgredire al ruolo imposto da un tutore maschio: padre, marito, fratello, vescovo, era all’ordine del giorno.

Chi sono allora queste Sante? Sono volti di donne che hanno scelto la non rassegnazione, che hanno provato a seguire una loro vocazione. Donne spesso ricche e colte. Come Santa Monica, Madre di Sant’Agostino.

La religione era dunque una via di fuga o una via per l’indipendenza spirituale? Di certo per alcune, come Caterina da Siena, le esperienze mistiche furono la strada per acquisire autorevolezza e prestigio. Per altre furono fonte di sofferenze.

Le spose infelici diventavano addirittura martiri. Le “malmaritate” venivano punite anche strappando loro i figli.

Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe; venerata dalle donne sterili per diventare mamme, era figlia di un uomo molto duro e irascibile, che era solito maltrattare i figli e la moglie. Quando all’età di 16 anni la promise sposa a un ricco giovane, la ragazza si ribellò e soffrì punizioni severe dal genitore che non accettava il desiderio della figlia di consacrarsi a Dio. Più tardi, la giovane riuscì nel suo intento e continuò a vivere nella casa paterna, dove veniva maltrattata.

La Chiesa ha portato avanti contro le donne un sistematico ridimensionamento, perchè per secoli si era ritenuto che fossero prede più facili per il diavolo.

Caterina da Siena ad esempio dovette affrontare l’accusa di simulazione per alcune “stravaganze” ritenute scandalose dalla Chiesa, come quella di bere il sangue dalle ferite dei malati con la convinzione di bere così il sangue di Cristo. La più sfortunata delle visionarie resta comunque Giovanna d’Arco, bruciata sul rogo come eretica e riabilitata dalla Chiesa solo cinque secoli dopo.

Laddove non risultava possibile la riduzione al silenzio, la revisione permetteva alla Chiesa di impadronirsi di alcuni validi contributi provenienti dall’intelletto delle donne. L’importante era che le donne non partecipassero attivamente alla costruzione del pensiero come soggetti autonomi, pertanto, venne inaugurata dottrinalmente da Bernardo da Chiaravalle la mistica sponsale, rendendo di nuovo così le donne delle spose, le spose di Dio, con un ruolo subalterno.

Tuttavia, anche questa nuova scappatoia presentò presto dei problemi. Le innamorate di Dio erano un po’ troppo innamorate, mostravano troppo ardore e, questo amore era troppo simile all’amore romantico ed erotico. Una sola si salvò dalla censura, Teresa d’Avila, che sosteneva che attraverso la preghiera gli individui potessero aprire una via d’accesso immediata per arrivare a Dio: una tesi pericolosamente simile a quelle della Riforma.

Questa breve panoramica mostra come la Chiesa abbia sempre avuto nei confronti delle sue sante un atteggiamento ambiguo. L’esaltazione della loro figura avveniva sempre dopo la morte. Alle donne che esprimevano punti di vista troppo sovversivi la Chiesa rispondeva sempre allo stesso modo: occupatevi dei poveri, dei malati, e anche lì non eccedete troppo.

Questo atteggiamento già ci sembra sufficiente per renderle Sante Donne!

Il nostro sguardo verso queste Donne Sante è affettuoso, rispettoso delle loro scelte e sofferenze,ma anche allegro e divertente, perché siamo convinte che un sorriso apre i cuori e lancia un segno di speranza!

La messinscena è a cura di Alda Parrella,  Linda Ocone e Valentina Leone dell’associazione Exit Strategy.