1

Festival Porti di Terra: esserci è un dovere



La terza edizione di Porti Terra, “R-Esisto sogni di economia civile per la restanza”, vede antropologia ed economia faccia a faccia, anzi, come addizionali. Presenze, relazioni, testimonianze e ancora apprendere, approfondire, capire che restare non è sinonimo di arresa al progresso, quel progresso che sembra intraprendere strade sbagliate. No, restare è decidere di esserci, di essere concretamente quella speranza di umanità necessaria per edificare, uno, dieci, cento, mille porti di terra.

Una voce ancora emozionata, quella di Alessandra Sciurba, portavoce di Mediterranea, è stato un momento altissimo di tangibile umanità. Lunghissimi applausi sono stata la risposta al suo racconto arrivato dritto al cuore delle persone. Il ruolo dell’informazione che oggi più che mai dovrebbe essere positivo, reale, trasparente ed essere valore aggiunto a quei corridoi umanitari, aiuto a tutte la navi in mare che salvano vite umane.

I diritti umani prima di tutto. L’essere umano, protagonista delle foto di Francesco Malavolta e Sirio Tessitore,in foto racconti singolari di quel mare che spesso non unisce, che spesso non salva ma che ne conosce di storie. Il documentario “Bar Revolution” del viaggio di “Ventotene”: un camper che porta in giro il Manifesto dei Piccoli Comuni del Welcome salvandoli dallo spopolamento, invertendo la tendenza, restando. La prima giornata dell’atteso festival del welcome e del welfare si conferma seguitissima. Esserci è un dovere.

Annalisa Ucci




L’Italia che non ti aspetti, quella a esclusione zero. Porti di Terra, giorno 1

cLa prima giornata del Festival “Porti di terra” è proseguita a Pietrelcina con la presentazione del libro “L’Italia che non ti aspetti”  di Don Nicola De Blasio, Angelo Moretti e Gabriella Giorgione, una testimonianza di come trasformare i piccoli comuni in luoghi di accoglienza e di crescita sociale ed economica.  “La stessa esperienza del libro è un’esperienza di welcome” ha affermato Angelo Moretti. E’ stato annoverato come la prova vivente che il fenomeno dell’immigrazione è gestibile da uomini di buona volontà, l’immigrazione non è sinonimo di migranti persi nelle strade a ciondolare. Si può gestire e Benevento ne è un esempio, per cui si può imparare a controllarlo. “Non trinceriamo le conquiste fatte fino ad ora” ha affermato Ricucci, inviato del tg1.

Un libro che spiega il manifesto politico della Caritas, la scelta di essere welcome, la soddisfazione di aver ricevuto risposte positive dai comuni che hanno aderito al manifesto e deciso di essere comunità di accoglienza. “Bisognerebbe far leggere questo libro ad un politico, un giornalista, perché c’è bisogno di riequilibrare la comunicazione” ha sostenuto Luca Collodi, Coordinatore Radio Vaticana Italia. “L’Italia che non ti aspetti” è una guida per l’utilizzo concreto e sinergico di alcune strumenti di welfare personalizzato, come il reddito di inclusione sociale. “ Vogliamo coinvolgere le persone che hanno governance istituzionale, ma anche quella parte di chiesa ha la responsabilità di essere sprono  morale per fare in modo tale che il welcome sia la strategia del terzo millennio. Strategia non solo verso i migranti, noi lavoriamo anche per le persone italiane che devono riscoprire quali sono i loro diritti e i loro doveri. Lavoriamo per far si che ci sia uno sviluppo dei nostri territori, Papa Francesco parla di ecologia integrale e parliamo soprattutto di porti per restare” ha spiegato Don Nicola. L’azione della Caritas ed i quindici comuni welcome hanno creato ben 180 posti di lavoro per i giovani.  L’obiettivo è una community welfare a esclusione zero.

Tantissimi gli ospiti e le loro testimonianze, come quella di Wael Suleiman, Direttore Caritas Giordania: “Purtroppo la situazione da anni non cambia in Medioriente. Sono sempre le stesse notizie, solo che oggi ci sono più paesi coinvolti in questa guerra. La Giordania da settant’anni accoglie profughi, ci sono più di 4milioni di ospiti. E’ un dramma quotidiano” ecco, Suleiman è la testimonianza viva di come si possa essere porti di terra in luoghi di guerra, dove la Caritas è attiva da cinquant’anni , dalla guerra del ’67. Hanno aperto numerosi centri di accoglienza, dove c’è solo il 10% di chi viene accolto, si lavora insieme agli ospiti che sono tutt’uno con i giordani, “Noi riusciamo a servire quasi 300mila persone all’anno in Giordania”.

Storie che si lasciano ascoltare all’interno di un Festival che, a braccia tese, ha accolto, accoglie e accoglierà chi arriva e chi già c’è.

Ospite d’eccezione del pomeriggio il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti che ha elogiato l’accoglienza, l’essere e sentirsi porti di terra.

La giornata si è conclusa con “Salute!” lo spettacolo a cura della SOLOT, compagnia stabile di Benevento, partner di questa seconda edizione del Festival .

b




L’informazione è Welcome? Festival #PortidiTerra, giorno due

10Secondo giorno di Festival #PortidiTerra, la maratona culturale per educare al Welcome. Si aprono le porte della Cittadella della Carità che questa mattina ha ospitato gli organi di stampa. Una tavola rotonda di confronto. Focus: il ruolo dell’informazione e della comunicazione sul tema accoglienza.

“I problemi da cui deriva la povertà nella quale ci sentiamo immersi è soprattutto un problema di conoscenza. Gli organi di informazioni hanno per primi il dovere di colmare questo. Noi giornalisti non possiamo sostenere la politica che soffia sull’emergenza. Noi giornalisti non possiamo divulgare emergenze non verificate. Noi giornalisti non possiamo non raccontare un pezzo di mondo da cui deriva quello che viviamo, perché siamo preda della notizia del giorno. Noi abbiamo il dovere di raccontare l’emergenza della globalità, di porci sempre una domanda e di non subire l’ansia di riempire una pagina di giornale. Noi abbiamo questa responsabilità oggi. Perché in uno stato di vulnerabilità, come quello che noi viviamo, e di povertà di diffusa, noi dobbiamo lavorare per tutti e mai per una parte e mai a servizio di un’idea, ma sempre e solo della verità, la più vicina che riusciamo a recuperare. Per quanto parliamo sempre di verità storiche, di verità che vengono continuamente messe in discussione. In questo processo noi dobbiamo avere la coscienza. Chi fa il nostro lavoro, fa un mestiere che prevede la responsabilità e la coscienza.  Poi tutto il resto” ha così spiegato Melania Petriello, Direttrice artistica del Festival e giornalista che  ha moderato l’incontro.

E durante il dibattito è emerso proprio questo: il peso delle singole parole, delle immagini, del raccontare i fatti. La responsabilità morale che ciascun giornalista, operatore televisivo o social media manager deve necessariamente possedere nel riportarli, nel raccontare le storie, nel “lanciare” una notizia. “Il giornalista deve raccontare e far arrabbiare chi legge” ha affermato Pino Ciociola, inviato di Avvenire, perché di fronte alla vista di cadaveri che arrivano sulle banchine di Lampedusa, chi vede e poi racconta, deve suscitare rabbia, quello sdegno che muove la coscienza e porta ad adoperarsi per cambiare. Il Manifesto promosso dalla Caritas è ben ragionato e solido per durare nel tempo praticando la buona accoglienza, in cui certamente rientra anche e soprattutto la comunicazione. Elisa Storace, giornalista ed autrice tv, ha parlato di “Giornalismo costruttivo”: accanto alle famose cinque “W”, bisogna aggiungere una sesta domanda: “E adesso?”, perché tutti possiamo andare alla ricerca della fonte, di ciò che ha portato a quella notizia e non fermarci al fatto in sé.  “La comunicazione sbagliata è l’unica cosa che può avvelenare un fiume in piena controcorrente” ha affermato Gabriele Zagni, giornalista di Piazza Pulita e social media manager, rimarcando la necessità di partire dalla domanda “Da dove?” e aprendo un focus sui social media. I commenti negativi, quelli affidati alla retorica, che in apparenza sembrino essere la massima espressione popolare, devono essere letti, invece, come lo sfogo di chi, dietro una tastiera e il più delle volte celato sotto uno pseudonimo, sfoga la propria rabbia sul web. D’altro canto, cavalcare l’onda della retorica per farne un mezzo di propaganda politica, raccogliendo quella fetta di popolo che, appunto, si nasconde dietro uno schermo di un pc, è altrettanto da additare come comunicazione sbagliata, “La pagina di un politico non è quella di un tg” ha affermato Zagni.

Comunicazione “no welcome” (lasciatemi passare il termine) è proprio ciò su cui si fa leva per condannare i tanti, troppi giornalisti che si approcciano all’argomento senza averne la minima conoscenza. Parlarne tanto per accaparrarsi la visibilità, perché rimbalzi il proprio nome, non è informare. Strumentalizzare la professione di giornalista, per cercare celebrità, non è lo scopo del mestiere. E, come ha appunto sottolineato Daniele Biella, scrittore e giornalista , “L’emergenza è proprio nella comunicazione”. Interessanti e di esempio sono state anche le testimonianze sul campo di Carmen Vogani, giornalista e membro dell’associazione antimafia “Da Sud” e del giornalista di Repubblica, Pasquale Raicaldo, Vogani, partendo dalla realtà periferica di Roma, ha testimoniato di quanto sia strettamente collegato il tema immigrazione e quello di mafia; Raicaldo ha, invece, raccontato di realtà piccole della nostra regione, da un lato sicuramente raccapriccianti, dall’altro anche di riscatto e di integrazione, evidenziando ancora la necessità di allontanarci dalla tendenza, nel riportare la notizia, di sottolineare la nazionalità di appartenenza come atto che fomenta chiusura e odio.

Emozionante è stato il collegamento telefonico con Alessio Romenzi, la cui mostra sulla guerra in Siria è visitabile ancora, fino a domani, presso la Cittadella della Carità. Romenzi è in Iraq, per poter raccontare e  testimoniare con i suoi scatti la realtà di quanto stia accadendo.

Alla tavola rotonda hanno partecipato anche il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, il direttore di Ottopagine.it, Luciano Trapanese e Clara Iatosti, giornalista TV2000.  Presenti anche  gli studenti del liceo classico “Giannone” di Benevento ed un intervento in particolare, di una studentessa, ha raccolto larghi consensi : informare in modo corretto e a 360° i giovani per evitare una massificazione. Aiutare nella scelta della pluralità dell’informazione ed educare alla creatività.

Il Festival proseguirà nel pomeriggio con:

ore 17.30
Bosco sociale di Roccabascerana
Roberto Del Grosso, Sindaco di Roccabascerana, inaugura il “Bosco Sociale: Percorsi di turismo responsabile e Agricoltura sociale”
Apericena offerto dalle Aziende agricole del distretto territoriale di Roccabascerana
ore 19.30
Borgo Sociale di Roccabascerana
Gabriele Vacis intervistato da Pino Ciociola, inviato di Avvenire
ore 20.30
Borgo Sociale di Roccabascerana
Mi chiamo Aram e sono italiano
Spettacolo teatrale di Gabriele Vacis e Aram Kian, con Aram Kian
Scenofonia Roberto Tarasco
Regia Gabriele Vacis
Distribuzione Angelo Giacobbe/Nidodiragno

#PortidiTerra, Festival del #W&W, #Welfare&Welcome

E poi ancora domani, 28 maggio.




Porti di Terra: il Festival dell’approdo verso la felicità

1Taglio del nastro inaugurale, oggi 26 maggio, per il Festival #PortidiTerra. Un momento storico e importante quello che stiamo vivendo, in cui il viaggio non è più un tema da analizzare, ma un’esperienza da vivere. Un viaggio fatto di speranza, alla ricerca della felicità e che cerca approdo in Porti di Terra che possano aprire un nuovo capitolo di vita. I migranti al centro del Festival, dunque, in primis esseri umani che hanno il diritto sacrosanto di essere accolti e praticare la politica del welcome è un dovere. “Il messaggio spera di essere forte quanto è forte la storia dei migranti. I ragazzi per arrivare fino a qui attraversano il deserto, attraversano la prigionia, attraversano la tortura, attraversano il mare. Quando sbarcano sulle nostre coste hanno di fatto già vissuto una vita che, forse, i nostri ragazzi qui in Italia non hanno vissuto nei primi ventanni, ma forse neanche nei primi ottanta” spiega così Angelo Moretti, Coordinatore generale Caritas, il messaggio che vuole trasmettere il Festival “La nostra è una risposta forte, come un Inno alla Gioia che di fatto vuole essere portata sulla banchine dove i ragazzi arrivano. Ma noi su quelle banchini non ci siamo e siamo qui ad accoglierli e con #PortidiTerra vogliamo proprio per dare un messaggio forte al mondo. Noi siamo una piccola comunità, però tutte le piccole comunità che accolgono i migranti che sono in marcia verso un nuova occasione di vita vedono un incrocio di speranza. Per le piccole comunità quella di salvarsi e vedere futuro, visto che sono a rischio spopolamento, e lo stesso per i migranti. Quindi questo incrocio tra due mondi piccoli potrebbe avere una grande significato”.

Il Festival si terrà per tre giorni consecutivi, 26-27 e 28 maggio tra Benevento ed i comuni Welcome di Petruro Irpino, Chianche e Roccabascerana. E’ una maratona culturale: mostre fotografiche, teatro, cinema, dibattiti giornalistici, artigianato. La cultura ancora una volta ha un compito importante, una missione, quella di educare al senso civico, di trasmettere un messaggio di civiltà, di umanità. Melania Petriello, Direttrice artistica del Festival: “E’ un Festival  fatto su un lavoro quotidiano che ha una magnificenza in sé e non ha bisogno di essere raccontato. Ma l’aspetto culturale è quello che incide sulla nostra responsabilità. Quando parliamo di migrazioni non parliamo di emergenza, anche per l’abuso che si è fatto nella titolazione di emergenza. Parliamo di un processo storico nel quale la nostra responsabilità singola è limitata rispetto a quello. Ma abbiamo responsabilità come cittadini di rendere questo processo utile per tutti. Il sottotitolo del Festival è non solo per chi viene ma per chi c’è già”. E allora cosa possiamo fare noi perché il Paese possa comprendere che l’immigrazione è un fattore di crescita? Melania spiega: “ Gli Sprar sono stati dichiarati il sistema migliore. Centri piccoli, sotto un controllo statale, con un finanziamento specifico di cui beneficia il territorio stesso secondo processi d’integrazione che non lasciano i  migranti in un dormitorio, che non rendono questa terra di passaggio, ma una terra in cui restare, in cui investire, in cui poter lavorare con le persone del posto. Abbiamo scelto di fare un Festival in cui ognuno, dal proprio punto di vista potrà parlare di questo”.

L’inaugurazione presso la Cittadella della Carità ha da subito voluto mandare un messaggio forte, espresso attraverso la mostra fotografica di Alessio Romenzi, WordPress photo 2016, “La storia che vogliamo”. La Siria in scatti, quella dei centri abitati distrutti, dei cimiteri inesistenti, dei funerali continui, delle rivolte dei civili, degli abitanti in fuga, del tentativo di intere famiglie di oltrepassare il filo spinato. La Siria fantasma, di quel che resta, di brandelli di cemento e i tanti, troppi cadaveri coperti superficialmente e lasciati in posti impensabili. Quindi, in un momento storico importante, dove tutto diventa strumento utile al momento opportuno, piuttosto che fomentare paure inesistenti, di cercare nell’altro (pur sempre essere umano non dimentichiamolo) l’alibi per respingerlo, la ragione per passare dalla parte dei cattivi, il motivo per alzare muri, è doveroso divenatre Porti di Terra, ancòre di salvezza. Diventiamo, ciascuno, un piccolo comune Welcome. E’ cultura e la cultura migliora e migliorare apre la mente.

Il Festival è la concreta opportunità di cambiamento. Ancora domani, 27 maggio e domenica 28: sarà un doveroso piacere partecipare.

Foto Guido Del Sorbo

2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13