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Festival filosofico del Sannio, “Responsabilità” al centro degli incontri on line

Presentata questo pomeriggio la VII edizione del “Festival Filosofico del Sannio” cui hanno preso parte la presidente dell’associazine “Stregati da Sophia”, Carmela D’Aronzo, il rettore dell’UniSannio, Gerardo Canfora e il sindaco di Benevento Clemente Mastella. “Il Festival continua ad essere seguito ampiamente e questo lo abbiamo riscontrato già l’anno scorso” afferma D’Aronzo che annuncia anche il tema di quest’anno, “Responsabilità”. “Per i giovani abbiamo indetto un concorso sul tempo sospeso dettato dalla pandemia” ricordando appunto l’idea messa in atto in periodo di quarantena nazionale e che ha visto protagonisti i giovani e le loro parole “Riscoprendo il loro mondo interiore al quale non avevano dato la giusta importanza” chiarisce Carmela D’Aronzo. I testi dei ragazzi vincitori, sono compresi nel volume “Bellezza e fragilità della vita” che è in corso di pubblicazione.

Nonostante l’emergenza sanitaria il Festival proseguirà grazie anche al contributo di relatori che hanno deciso di adoperarsi in lezioni web. Si partirà il prossimo 25 febbraio, per chiudere il 22 marzo. Tante le scuole coinvolte da Benevento, ma anche dalla sua provincia che da fuori regione. Sarà riproposto il concorso che vedrà l’assegnazione di ben 7 borse di studio agli studenti, per un Festival dedicato alla filosofia che, nonostante tutto, non si fa mancare niente. Le coreografie di Carmen Castiello e la sua compagnia daranno vita allo spettacolo di Dacia Maraini, rappresentazione che lo scorso anno non si è potuta più tenere causa lockdown. Lo spettacolo vede coinvolti anche i bambini delle scuole elementari che si cimenteranno in letture, il tutto con la regia di Linda Ocone ed emergenza sanitaria permettendo.

Protagonisti saranno non solo i giovani studenti, ma anche il corpo docenti. Parteciperà all’edizione 2021 anche L’Università degli studi del Sannio e tanti saranno gli ospiti. In apertura Lectio Magistralis di Carlo Galli, per proseguire con Dietelmo Pievani, Ivano Dionigi, Giuseppe Patota, Massimo Bignardi e Ferdinando Creta, Dacia Maraini e Chiara Valentini, Paolo Amodio, Maurizio Ferraris, Giovanni Casertano, Umberto Curi, Umberto Galimberti, Paolo Crepet. L’8 aprile ci sarà al premiazione del concorso “IoFilosofo”.

Numerose sono le prenotazioni per le “lectio magistralis” e tanto è l’entusiasmo che anima questa nuova edizione di “Responsabilità”. Festival cui giungono i complimenti del sindaco, Clemente Mastella che ne ha sottolineato l’impegno duro e lungo per poterlo realizzare.
Tutti gli incontri si terranno sulla piattaforma Cisco Webwx a partire dalle ore 15.30.




San Giorgio del Sannio: rassegna "Ricognizioni", venerdì l'inaugurazione

cantone

Sarà inaugurata venerdì 31 marzo la Rassegna “Ricognizioni” organizzata dal presidente dell’Istituto Italiano per lo Studio e lo Sviluppo del Territorio, Gaetano Cantone, nonché curatore della complessa e articolata manifestazione, patrocinata dal Comune di San Giorgio del Sannio.  L’ispezione vede impegnate più di quaranta persone tra intellettuali, amministratori, artisti, docenti dei Licei e di quattro Università (Napoli, Salerno, Benevento e Catania), cineasti, architetti, sociologi, scrittori, imprenditori, operatori nel sociale, giornalisti; componenti diverse della società complessa che tutti intride. Con inizio alle 17,30, presso il Cilindro Nero, prende il via l’XI Edizione del Seminario Permanente sulla Complessità.

Al tavolo, dopo i saluti dell’on. Mario Pepe (sindaco di San Giorgio del Sannio) e di Nicola De Ieso (assessore alla Cultura San Giorgio del Sannio) con gli interventi del prof. Fulvio Sorge (già docente della Federico II ed attualmente docente dell’Istituto freudiano), di Gaetano Cantone (presidente dell’Iisst), di Annalisa Cervone (docente filosofia) e del coordinatore Antonio Conte (presidente onorario Anpi-Benevento) si affronteranno le relazioni tra creatività e complessità. Seguirà il Vernissage della mostra collettiva “Ricognizioni”.

«Il fenomeno definibile compresenze complesse – dichiara Gaetano Cantone spiegando lo spirito con ci si avvicina al seminario – caratterizza profondamente la nostra epoca: siamo noi stessi individualità complesse, siamo ricchi delle nostre diversità, siamo gli uni con gli altri, spesso in opposizione, ma coesistiamo: bisognerà investire tutta la ricchezza della nostra cultura; l’approssimazione o i virtuosismi ideologici o il localismo sono infatti i veri nemici dei parametri qualità; per questo bisognerà armarsi di pazienza e umiltà (la ricerca paziente) e affrontare le nozioni di “progetto” e di “locale” con rigore, anche mettendo in crisi la tentazione di autorefenzialità».

Contestualmente si inaugura la mostra collettiva degli artisti Alberto Bocchino, Gaetano Cantone, Alberto Cella, Carmine Iannaccone, Sandro Iatalese, Gioseph Izzo.

Partecipano alla Rassegna Alfonso Amendola, Giorgio Benvenuto, Maria Buonaguro, Leonardo Cantone, Jenny Capozzi, Cosimo Caputo, Annalisa Cervone, Yan Cheng, Amerigo Ciervo, Maurizio Cimino, Antonio Conte, Nicola De Ieso, Rossella Del Prete, Salvatore Esposito, Federico Francioni, Andrea Gianfagna, Ruta Kavaliunaite, Claudio Marotti, Aglaia McClintock, Michele Orsillo, Fernando Panarese, Mario Pepe, Domizio Pigna, Agnese Salerno, Fulvio Sorge, Mario Tirino, Carlo Truppi, Pasquale Zullo.




Far filosofia e modo di vivere, ebraismo e cristianesimo: “L’inquietudine” di Guido Bianchini

inquietudineScrittore sannita, Guido Bianchini, esordisce con “L’inquietudine dell’Altro”: al centro il suo modo di far filosofia. L’inquietudine racconta il suo punto di vista, le sue passioni che muovono il suo modo di vivere: “Il Benevento nella fase di ricerca e stesura di questo testo (durata quasi 3 anni) è stata la migliore valvola di sfogo, ciò che mi riportava al senso comunitario della vita in città”.

 “L’inquietudine dell’Altro”: di filosofia, non autobiografia, di Ebraismo, ma non strettamente di religione. Quindi, di cosa tratta?

“Vincenzo Vitiello, mio maestro di filosofia all’Università di Salerno che ha scritto la prefazione al testo lo definisce un’ autobiografia che parla di me pur non dicendo di me, perché ha colto nell’inquietudine il filo sottile che lega il mio modo di far filosofia con il modo di vivere. Il testo si colloca a metà strada tra filosofia e religione proprio perché cerca di trovare un punto di contatto, una problematica congiunzione tra queste due sfere dell’esistenza, pur rispettandole nelle loro specificità. Stesso connubio incerto che si cerca di mantenere nel confronto tra ebraismo e cristianesimo, per cui il libro aspira ad essere una riflessione prettamente filosofica e non religiosa sulla necessità e sulla possibilità di un dialogo interreligioso tra questi due monoteismi”.

 Guido in cerca di Dio, o Dio in cerca di Guido?

“Non so se Dio mi cerca, dovresti chiederlo a Lui!  Di sicuro non lo cerco, se dai alla ricerca il senso di un incontro totalizzante o comunque dell’anelito alla fede, anche perché penso che la fede sia dono dell’Altro legato ad un accadere non pianificabile. Mi limito ad interrogarmi sul ruolo della religione nel  nostro tempo. Mi inquieta non poco la riduzione del religioso a pretesto di violenza e sopraffazione e nel mio piccolo seguo la scia di chi invece crede nella necessità del recupero della riserva etica racchiusa nei monoteismi come anticorpo al dilagare del fanatismo. L’ umanesimo biblico infatti pone al centro la cura e la responsabilità per l’altro uomo come testimonianza concreta della fede nell’Altro e dunque abiura decisamente ogni forma di violenza”.

 “Hegel: trionfo e crisi della ragione”: Hegel metafora del Benevento in B?

“Hegel è stato inserito nel testo come esempio titanico del paradigma chiuso della ragione filosofica occidentale, la quale pretende di fagocitare tutto: il tempo, la storia, la vita pur di poter ricondurre tutto a sé, ad un sapere chiuso che mai vacilla e fa circolo su se stesso. I pensatori della modernità ebraica trattati nei capitoli successivi ( Rosenzweig e Lèvinas), cercano una via d’uscita a questa chiusura paradigmatica  attraverso il recupero della dimensione “altra” della loro tradizione religiosa.

Il Benevento nella fase di ricerca e stesura di questo testo (durata quasi 3 anni) è stata la migliore valvola di sfogo, ciò che mi riportava al senso comunitario della vita in città strappandomi piacevolmente a mesi di necessaria immersione nei libri. Se proprio vuoi una chiosa filosofica sulla serie B: Paolo nella Lettera ai Romani diceva che la speranza autenticamente cristiana è speranza che non vede. Per chi crede nel Benevento la serie B era la speranza quasi messianica di più generazioni e anche se la vedo ogni sabato allo stadio io ancora faccio fatica a crederci”.