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BCT 2020, la mafia tra realtà e film raccontata da magistrati e attori

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Si parla di mafia e di produzioni legate al mondo della malavita nella seconda giornata del Festival BCT 2020 di Benevento. Un modo di raccontare le associazioni criminose variato col tempo nei modi e nella forma: da “La piovra” fino a “Suburra”, passando per “Romanzo Criminale” e Gomorra”.

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Sul palco di piazza cardinal Pacca si distinguono attori e magistrati: la squadra di questi ultimi è rappresentata dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho, il presidente Eurispes Gianmaria Fara e il magistrato Giovanni Tartaglia Polcini. Rappresentanti di quei film tanto amati da vecchie e nuove generazioni sono l’attore e regista Michele Placido, Francesco Montanari (il “Libanese” di “Romanzo Criminale”) e Giacomo Ferrara (“Spadino” in Suburra). Assente Cristiana Dell’Anna (la Patrizia di “Gomorra”), che ha partecipato in collegamento video soltanto a inizio serata.

A tenere ovviamente banco è il regista di “Romanzo Criminale” e “Suburra” nonché il commissario Corrado Cattani nella serie tv “La piovra”, tanto acclamata per la sua accuratezza tale da smascherare e mettere in risalto dinamiche della criminalità organizzata ai più ignote. La mafia che punta al potere, che s’insedia nella società civile fino ad arrivare alle istituzioni e al mondo della politica, tanto da subire pressioni esterne affinché si concludesse in anticipo. Placido sta lavorando inoltre a un film dal titolo “L’ombra di Caravaggio”, con Riccardo Scamarcio e Isabelle Huppert: le riprese dovrebbero iniziare presumibilmente in quest’autunno.

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Sul palco si discute dell’importanza della lotta alla mafia correlata ai messaggi insiti nelle pellicole destinate al pubblico e che raccontano spaccati di vita vera e vissuta, storie di personaggi che hanno guardato in faccia il loro destino segnato per fare della lotta alla criminalità una prerogativa della propria esistenza. E’ cambiato nel corso degli anni anche il modo di raccontare le vicende della malavita, come in “Gomorra”: protagonisti sono i clan, la loro rete di rapporti e di affari, le gerarchie interne e le rivalità. Crolla la contrapposizione tra il buono e il cattivo, viene meno la figura del “protagonista eroe” a vantaggio dei personaggi principali, contro i quali si era finora combattuto.

Il messaggio trasmesso in questa calda serata beneventana è il valore della trasposizione, più che romanzata, dei fatti reali, che portino a una presa di coscienza del modus operandi delle mafie senza che le ottime interpretazioni degli attori assurgano da esempio, soprattutto per i giovani, nella vita di tutti i giorni. Come ha affermato il procuratore De Raho, nella realtà questi soggetti “approfittano della gente, vogliono quasi torturare chi è sofferente e chi ne ha bisogno viene utilizzato. E’ questo il più grande pericolo e spesso la gente non lo capisce”.