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La ballata dell'ipocondria di Antonello Matarazzo vince anche l'Hope Film Awards di Las Vegas

un fotogramma del video

La ballata dell’ipocondria, il video realizzato da Antonello Matarazzo per l’omonimo brano di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, continua a riscuotere consensi e riconoscimenti in giro per il mondo. Dopo aver vinto il Paris Music Video e lo Snowdance Independent Film Festival di Landsberg e aver collezionato una miriade di “menzioni speciali” nei principali festival internazionali, ora si è aggiudicato anche l’Hope Film Award di Las Vegas dove è stato proclamato The Best Music Video: una soddisfazione enorme per l’artista campano, esponente di punta del cosiddetto medialismo, che teorizza l’integrazione dei vari media in un’unica forma espressiva.
Impegnato fin dal 1990 nella ricerca nel campo delle arti visive,  con integrazioni tra video, fotografia e pittura, Antonello Matarazzo riporta al centro del fare videoartistico la technè, con qualche piacevole sozzura tipica della sperimentalità. Per lui, il video è quasi sempre un pretesto, quello che conta è impastare le mani per creare forme. Anche per questo è stato definito uno scultore di flussi di immagini: non ama particolarmente il momento in cui si gira ma quello successivo dove, per l’appunto, si tratta di dare forma compiuta al girato. A voler sintetizzare in una formula il suo agire artistico potremmo dire che è un caso particolare di media-maker, inserito da anni in un territorio particolare della medialità dove l’immagine del tutore, del correttore ortopedico, si associa con quella della pittura, della fotografia, del cinema e del video.
Aspetti e peculiarità del suo agire artistico che risaltano in modo particolare nei lavori realizzati appositamente per Canio Loguercio, al quale lo lega una profonda affinità di vedute e la stessa insofferenza per mode e stereotipi, ora riuniti tutti nel dvd allegato al cd-book Canti, ballate e ipocondrie d’ammore di Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro, Targa Tenco 2017 come miglior album in dialetto. In un percorso sospeso tra narrazione e sperimentazione, tecnologia e tribalismo, con scenografie vagamente kubrickiane, lacerate da improvvisi inserti sui vattienti di Guardia Sanframondi o le donne in nero della Desolata di Canosa, si susseguono così gli esperimenti videomusicali realizzati dall’artista avellinese  per Canio Loguercio (Miserere Cantus (2005), Amaro ammore (2010), Cumpà (2013) e Ballata dell’ipocondria (o del vibrione innamorato), sui quali si soffermano, in punta di penna, i critici cinematografici Massimo Causo, Bruno Di Marino e Gabriele Perretta, evidenziando la novità del suo percorso d’arte, che risalta ulteriormente nel corto che su di lui ha realizzato Alessandro Farese.

Che bello il Vibrione innamorato! È un concentrato di immaginari, ha una potenza visiva davvero dirompente. Ogni elemento cozza magnificamente con gli altri, crea un prolifico contrappunto tra gli ambienti asettico/criogeni dei laboratori in bianco, l’immaginario mortuario rivisitato in chiave psichedelica e la visceralità popolare dell’iconografia sacra (la Vergine, le processioni) e profana (il cappuccio del flagellante che rimanda al pulcinella, anima dei morti ecc.) Massimo Causo