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Un espresso creativo al Museo, l’arte del fumetto

fumetto immagineNuovo appuntamento artistico al Museo del Sannio, protagonista il fumetto, ieri pomeriggio, 31 maggio. Una piacevole pausa caffè per raccontare il fumetto, sempre esistito come espressione di comunicazione, ma che oggi sembra conoscere una netta crescita. Da sempre è stata una forma di arte contemporanea, ma oggi c’è maggiore attenzione “Per una serie di coincidenze, magari l’attenzione che ha più il cinema verso il medium fumetto. Storicamente è stata sempre una forma d’arte, abbiamo esempi in Italia come Pazienza, Manara. Non si può dire che improvvisamente si è nobilizzata” raccontano gli autori di Marathon Lucio Perrimezzi, sceneggiatore e Massimiliano Veltri, disegnatore “E’ anche l’attenzione del pubblico rispetto ad un mezzo che dà valore a quel mezzo stesso. Sicuramente in questi ultimi anni l’interesse del pubblico, che prima non si interessava al fumetto, è cresciuto, perché il fumetto da un mezzo limitato ad un certo tipo di pubblico, aveva dei canali preferenziali, adesso ha invaso altri aspetti della vita”. C’è poi da dire che, soprattutto in Italia, il fumetto è stato sempre visto come un mezzo legato di più ai bambini, mentre ad esempio in Francia non è cosi. Effettivamente possiamo trovare fumetti che sono al pari di romanzi, che rientrano a pieno nel filone letterario. Questo forma di comunicazione lancia messaggi immediati grazie all’uso di immagini ed oggi questa è anche un po’ la filosofia dei social. Fumetto e social in che rapporti si pongono? “I social hanno come caratteristica principale quella di annullare qualunque tipo di distanza ed è quindi molto più facile comunicare anche da un punto di vista professionale. Un vetrina maggiori che consente di arrivare prima agli editori, così come conoscere anche dei colleghi” effettivamente, però, i sociale filtrano qualunque tipo di messaggio e il fumetto in quanto prodotto culturale, dovrebbe avere anche una finalità educativa: educare al gusto estetico ad esempio. Probabilmente nel rapporto social-fumetto, questo aspetto è messo un po’ in crisi. “Oggi il fumetto più venduto in Italia è quello di Zerocalcare che è nato col web. Quindi in realtà il web molto spesso ha sostituito quello che un tempo era la fanzine, l’autoproduzione, le fotocopie fatte e distribuite manualmente. Adesso è più facile arrivare, ma è ovvio che come ogni cosa va usato in maniera intelligente” ma non è da sottovalutare assolutamente lo stadio ultimo riservato al fumetto, cioè la stampa finale che arriva dritta nelle mani del lettore che vuole leggerlo e che, oggettivamente non corrisponderà mai ad un “like” cliccato sul web.

E se abbiamo, noi pubblico, rivalutato il fumetto come espressione artistica e culturale, ora è necessario un identikit del fumettista  -tipo. Lucio Perrimezzi e Massimiliano Veltri, scherzando affermano “Di base è sociopatico” e poi spiegano che possiamo distinguere tre dimensioni, quella introspettiva, quella sociale e quella fantasiosa: “Dipende molto dal fumetto che realizza, perché non c’è un prototipo valido sempre. Di solito è sempre un sognatore, una persona che ama raccontare qualcosa. Magari alcuni utilizzano il mezzo per raccontare se stessi, altri per raccontare quello che vedono fuori e poi ci sono quelli che raccontano cose che immaginano, che non vedono e che vorrebbero vedere” e concludono “L’aspetto comune a tutti è la creatività”.