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Chievo – Benevento 1-0: i giallorossi salutano la Serie A con il record di sconfitte, le pagelle

Foto LaPresse
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Una partita importante solo per le sorti del Chievo Verona, salvo anche in base ai risultati provenienti dagli altri campi ma che ha voluto evitare scherzi del destino con una vittoria, centrata grazie al giocatore di maggior spicco in rosa, quel Roberto Inglese che chiude la stagione a quota 12 e saluta nel migliore dei modi l’ambiente clivense, prossimo a vestire la maglia del Napoli. Il gol dell’attaccante neo azzurro condanna il Benevento alla 29° sconfitta stagionale, vale a dire nuovo record di partite perse in un campionato a 20 squadre, e superato il Pescara dello scorso anno, fermatosi a 28. Incredibile come i giallorossi abbiano fatto più punti rispetto al Pescara ma stabilito un record di sconfitte detenuto proprio dagli abruzzesi, numeri che fotografano una stagione anomala e una gestione del risultato a volte scellerata. Peccato chiudere così, davanti a quasi mezzo migliaio di sanniti presenti al “Bentegodi” e con un tifo incessante per tutta la gara e anche oltre.

ARRIVEDERCI SERIE A
Perché a noi piace pensare che non sarà un addio e non per forza dovrà essere un presto ritorno. Sarà un arrivederci, quel che sarà sarà nella prossima stagione di ricostruzione totale, a partire dalla nuova guida tecnica. De Zerbi nella sua ultima partita da allenatore del Benevento schiera un 4-4-2 camaleontico, con la retroguardia e la difesa confermate, quindi Puggioni, Sagna, Djimsiti, Tosca e Letizia. Viola si accomoda in panchina, la mediana è formata da Sandro e Cataldi con Guilherme (al rientro) e Parigini sulle rispettive fasce, Diabaté e Brignola in attacco a completare l’undici titolare. Chievo col 4-3-3, davanti a Sorrentino ecco Depaoli, Tomovic, Dainelli e Gobbi. A centrocampo Castro, Radovanovic e Hetemaj, con Birsa e Giaccherini esterni a supporto dell’unica punta Inglese. Benevento padrone del campo e del gioco, Chievo attendista e che sa come affrontare squadre così. La mentalità difensiva e l’accuratezza nei minimi particolari sono l’arma in più di una squadra indicata da Vigorito, questa estate, come modello di riferimento per la Serie A giallorossa. Dal punto di vista tattico due modelli totalmente agli antipodi, come dimostrato sia oggi che all’andata. Cataldi sfiora il gol, bravo Sorrentino ad opporsi e padroni di casa bravi a sfruttare le poche disattenzioni dei giallorossi per ripartire. Inglese, su una di queste, la insacca ma il Var annulla per un evidente fuorigioco non ravvisato dal segnalinee. L’ormai ex del Chievo, però, si rifà ad inizio ripresa quando Puggioni sbaglia la respinta su un tiro dalla distanza di Hetemaj, tutto facile sulla ribattuta per l’attaccante che non è stavolta in fuorigioco. Il ritmo cala, nonostante il Benevento macina gioco e De Zerbi non molla la presa per chiudere al meglio la stagione e la sua esperienza nel Sannio. Clamorosa l’occasione capitata sulla testa di un impalpabile Parigini, che da solo la mette fuori, un rewind di quanto accaduto contro il Milan, sempre con lui protagonista. Sandro, che aveva servito l’ex Chievo in precedenza, sbaglia la conclusione da ottima posizione mentre dall’altra parte, i clivensi stanchi e con poca pressione in attacco, si fanno vedere con Birsa ma stavolta Puggioni si supera. L’ultimo regalo di De Zerbi è un altro esordio di un prodotto del vivaio giallorosso, ovvero il difensore Rutjens. Per lui qualche scampolo di partita come accaduto per Sanogo la scorsa settimana: il classe 2001 oggi, però, ha giocato 40 minuti. Finisce, come detto, con una sconfitta: la Serie A saluta il Benevento ma soprattutto saluta un pubblico che non ha bisogno di prezzi regalati per riempire uno stadio, con tutto il rispetto dovuto nei confronti di una squadra, quella di casa, che era originariamente un quartiere di Verona, anzi se possibile quest’oggi anche oltre il loro effettivo potenziale. La lezione dei vari Chievo è che non importa come giochi, quanto sia bello il tuo calcio o quanti giovani di classe lanci (nonostante qualcuno di noto di lì sia passato). Il Chievo è unione, è gruppo, è conoscenza tramandata di anni in anni (lo testimonia D’Anna, ex bandiera clivense e oggi artefice della salvezza dopo essere subentrato a Maran dalla panchina della Primavera). Lo testimonia lo stesso Corini, in passato giocatore e poi allenatore del Chievo, lo testimonia la famiglia che è il Chievo e la festa finale con mogli e prole al seguito. Quel nucleo che era Benevento prima della Serie A è stato distrutto, si è formato troppo tardi, colpa dell’ambizione e dei sogni, quelli si belli che s’infrangono con la realtà dei fatti. Che questo nucleo, o almeno quello per cui vale la pena battersi per non distruggerlo, resti ancora in B, come un battito che è forte, ancora, e che si tramanda dalla A per far capire che, l’unica cosa che Benevento salva in questa stagione, è quel feeling creato tra tifosi ed alcuni elementi che hanno davvero a cuore questa squadra e questa città.

LE PAGELLE

PUGGIONI 5,5: ha una forte responsabilità sul gol vittoria del Chievo, va pericolosamente a vuoto su un corner e su Birsa compie un ottimo intervento.

SAGNA 6: sempre attento e con qualche sovrapposizione in più, Bacary è un professionista esemplare.

DJIMSITI 5,5: qualche palla sbagliata in impostazione e la mancata copertura sul gol di Inglese, ma nel complesso è maturato tantissimo.

TOSCA 5,5: più deciso rispetto al compagno di reparto ma anche su di lui pesa la responsabilità di non aver marcato l’attaccante clivense in occasione del gol.

LETIZIA 6,5: disponibile e anche con una maggiore propensione all’attacco, ci prova con qualche tentativo dalla distanza e spinge sulla fascia.

GUILHERME 6: torna titolare dopo l’infortunio ed è vispo. Classe e tanta foga, spesso anche troppa. In B, se rimarrà, potrà davvero dire la sua.

SANDRO 6,5: faro, presenza fissa. Al di là di qualche sbavatura, un’altra prestazione di grande sostanza e affidamento (dal 90′ Rutjens sv: un altro esordio per un giovane della Primavera).

CATALDI 6: esce per un problema muscolare ma fino a quel momento copre ogni posizione del campo ed è vivace, Sorrentino gli nega il gol (dal 55′ Sanogo 5,5: il classe ’01 è a tratti invisibile ma ha tempo per sfoderare le qualità che ha intravisto De Zerbi).

PARIGINI 5: quando ha l’occasione per chiudere almeno con un sorriso, sbaglia un gol incredibile. Ancora diversi handicap nonostante la volontà ma resta comunque impalpabile (dal 79′ Coda sv).

DIABATÉ 5,5: partita sulla falsa riga di quella vista contro il Genoa ma vuole dare il suo contributo alla squadra e arretra anche a centrocampo, ma lì davanti ha poco peso.

BRIGNOLA 5,5: convocato in under 21 per la prima volta, il baby di Telese è oggi in chiaroscuro ma ci mette comunque la volontà, come sempre.

DE ZERBI 5: non per il carattere e l’applicazione, quella è da lodare. In una stima totale della sua gestione in giallorosso, non abbiamo visto quell’equilibrio nei risultati e nell’amministrazione del vantaggio capace di portare qualche punticino prezioso per la salvezza. Il Benevento è retrocesso ma la sua carriera è salva.