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SPAL-Benevento, due filosofie diverse ma Semplici ottiene i risultati: le pagelle

 

Foto LaPresse
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Sembra passata davvero un’eternità da quel 27 agosto 2016, gara d’esordio in B per due neopromosse di quel campionato, Benevento e SPAL. Ciciretti e Puscas, i giallorossi brindarono con una vittoria il loro primo assaggio di cadetteria. Ad oggi, risultato inverso e SPAL ancora indigesta: è Serie A, sono due strade che si dividono, una già certa, quella del Benevento, un’altra ancora tutta da percorrere, quella della truppa di Semplici che con questa vittoria fa un clamoroso balzo in avanti in ottica salvezza in concomitanza con la vittoria del Chievo sul Crotone e la sconfitta dell’Udinese contro l’Inter, in attesa di Sassuolo e Cagliari.

SPAL INDIGESTA
L’ultima vittoria degli stregoni contro gli spallini risale proprio a quel match di debutto in B. Poi tre sconfitte consecutive, al ritorno al “Mazza” per 2-0, al “Vigorito” quest’anno di rimonta 1-2, e oggi sempre con un risultato all’inglese. Ferrara ancora amara per i giallorossi, basti pensare alla pesante sconfitta subita in Supercoppa di Lega Pro due stagioni fa, con quella dello scorso anno e quella di oggi è tris di risultati negativi. C’è da dire che la squadra di De Zerbi oggi fa fatica ad arrivare anche ad 11 uomini, con ben 12 assenze da contare. Semplici non ha i problemi del suo collega ma comunque deve provvedere ad alcune assenze importanti, non ultima quella significativa di Lazzari. Le due squadre si schierano quasi a specchio, 3-4-2-1 per il Benevento con Sagna e Venuti che si abbassano sulla linea dei centrali con Djimsiti in mezzo, davanti a Puggioni. Esordio da titolare in A per Gyamfi, con Letizia sull’altro versante, Viola e Sandro in mediana, Parigini e Iemmello a supporto di Diabaté. Assenti Floccari e Borriello in attacco per la SPAL, ci sono Antenucci e Paloschi. Davanti a Gomis ecco Cionek, Vicari e Felipe, Mattiello e Costa tornanti, Everton Luiz perno di centrocampo con Kurtic e Grassi affianco. I padroni di casa sono nervosi, il Benevento gioca e si mostra più in palla. Conosciamo la filosofia di Semplici e anche le parole alla vigilia avevano lasciato presagire un approccio del genere. Un undici guardingo, che non gioca a calcio ma si affida alle ripartenze, sempre in verticale. A veder giocare le due squadre pare sia il Benevento quello a dover lottare ancora per la salvezza a fronte di una squadra compassata e a tratti soporifera. Ma Semplici è questo e così ha vinto due campionati di fila, senza contare che sempre in questa maniera sta portando la SPAL all’ennesimo miracolo. Il piatto è servito quando poi di fronte hai un Benevento che rende a tutti la vita facile: Grassi ringhia su Sagna che arriva in ritardo, palla ad Antenucci che a tu per tu con Puggioni si fa ipnotizzare ma lesto è Paloschi a ribatterla in rete di testa. Difesa spiazzata e biancoazzurri che sfruttano al meglio l’errore dei giallorossi utilizzando la loro tecnica migliore. Partita che si addormenta e il Benevento accusa il colpo, alla SPAL tutto ciò fa comodo, poiché fin quando si deve soltanto attendere e il Benevento fa un giro palla lento, il tempo passa col minimo sforzo. A Semplici non va bene, soprattutto nella ripresa, quando il Benevento è più pericoloso ma sostanzialmente Gomis è una saracinesca (gigantesco nella sua area e grandi interventi su due punizioni di Viola) mentre la difesa si abbassa a cinque uomini arrivando fin dentro la linea di porta, segno della grande organizzazione difensiva sempre avuta dal mister e impartita ai suoi. Non è un caso se Diabaté che ha mietuto vittime illustri, oggi era un fantasma. E su di lui, un Vicari non proprio della sua stazza, è risultato maestoso. Non passa inosservato l’esordio di Luca Sparandeo, sannita doc e capitano della Primavera. Il giovane, un altro lanciato da De Zerbi dopo Brignola e Volpicelli, si prende però la scena in negativo quando atterra Antenucci che di mestiere si conquista il rigore trasformato poi da lui stesso per il definitivo 2-0. Comprensibilmente timido ed emozionato, il classe ’99 ha cercato di tirare fuori il carattere e causa dei suoi errori non sono solo l’inesperienza ma anche il mancato supporto di elementi più esperti (non a caso il rigore arriva da una rimessa dal fondo di Gomis e una semplice spizzata di Kurtic che lancia Antenucci in profondità). Iemmello e Parigini non sono stati di alcun aiuto all’attaccante di punta Diabaté, senza inventiva, e Gyamfi sulla corsia di Parigini sbaglia spesso il primo controllo e fa fatica a comunicare coi compagni. Poche iniziative, mentre Letizia è quello che preme di più, con Viola che gestisce un numero spropositato di palloni e Sandro intenzionato a stroncare le iniziative avversarie. Dentro poi Del Pinto e Coda, al posto di Venuti e Iemmello, ma il Benevento di oggi è sottotono e spompato anche in virtù delle fatiche di fine stagione. Ma il mondo SPAL ha oggi impartito una grande lezione.

UNA LEZIONE PER IL FUTURO
Un percorso comune per certi versi, sliding doors di SPAL e Benevento, accomunate poi dallo stesso destino un anno fa. Due doppie promozioni, Ceravolo che col gol al Frosinone allo scadere manda in A i ferraresi, simpatia reciproca e due strade che sembrano oramai dividersi: quella della SPAL è una lezione da imparare. Innanzitutto dalla mentalità: Semplici guida questo gruppo dal 2014 e da sempre impone la sua filosofia a chiunque arrivi o già ne faccia parte. La SPAL è un gruppo e gioca da tale, poiché il singolo non è superiore al gruppo ma soltanto una parte importante dell’ingranaggio che altrimenti si spezza. Borriello è un solista, punta di diamante del mercato estivo del ds Vagnati, e la sua assenza non si fa sentire quando l’idolo Antenucci trascina per mano i compagni, anche quelli più navigati in questa categoria come Felipe, Kurtic e Paloschi. Il tasso complessivo della squadra non è superiore a quello del Benevento anzi, alcuni elementi giallorossi sono difficili da trovare in qualsiasi altra squadra della fascia destra della classifica. Ma questa squadra, questa mentalità di Semplici, la si conosce oramai da tempo e non è cambiata per nulla, nemmeno con l’avvento della Serie A, segno che la continuità alla lunga premia. Struttura societaria, prospettive, programmazione, la SPAL si è trovata catapultata nella massima serie da prima in classifica e con più tempo per programmare la stagione successiva rispetto al Benevento (una favola che noi vogliamo raccontarci per dare attenuanti a scelte incomprensibili) ma durante lo scorso campionato, per la società ferrarese trovarsi al comando in solitaria era impensabile e nemmeno pronosticato. Dunque alimentare sogni e abbinare a questi la solidità di un progetto, pur sembrando “semplice”, è il mix migliore per affrontare al meglio la Serie A o qualsiasi altra categoria. Perché non è detto che alla fine questa squadra riesca a salvarsi, nonostante un clamoroso passo in avanti quest’oggi, ma l’attenuante che il vertice societario sannita vuol darsi è l’impreparazione. Beh basti vedere questa SPAL e quell’ambiente, non tanto discostante dal nostro, per capire che forse un’altra scusa è migliore o forse non ce ne sarebbe nemmeno una per giustificare tutto questo. Perché in un campionato del genere dove anche squadre solide come Chievo, Cagliari e Udinese fanno di tutto per complicarsi la vita, questo Benevento ad oggi avrebbe potuto ancora sognare, come oggi fa un popolo, quello di Ferrara, che per costanza e cultura del lavoro merita questa categoria a differenza del piccolo e capitato per sbaglio in A, Benevento.

LE PAGELLE

PUGGIONI 6,5: intervento incredibile a mandare il pallone sulla traversa sulla conclusione di Antenucci, poi sulla ribattuta non può nulla. Bravo anche sulla zuccata di Kurtic.

SAGNA 5,5: aggredito da Grassi, dà il là al contropiede di Antenucci che porta al vantaggio spallino. Quando dalle sue parti vanno in accelerazione va in difficoltà.

DJIMSITI 5,5: gli avversari lo fanno arrivare fino a centrocampo, consci che l’impostazione non è il suo forte. Manca il carisma.

VENUTI 6: l’asse con Letizia non è da buttare e ci mette l’impegno, da apprezzare (dal 69′ Del Pinto sv: entra in una fase morta del match e non impatta).

GYAMFI 5: poca reattività, qualche cavalcata, ma a tratti anche disorientato, essendo stato sempre ai margini.

SANDRO 6: fa il solito lavoro sporco e come al solito è importante.

VIOLA 6,5: è il faro di questa squadra, tocca tantissimi palloni e solo un superbo Gomis gli può impedire la gioia del gol.

LETIZIA 6: sempre nel match, talvolta veemente e rischiando di farsi male con la testata data a Mattiello. È l’unico che preme sulla fascia (dal 59′ Sparandeo 5,5: esordio che non dimenticherà facilmente, per lui beneventano purosangue. Gli va data l’attenuante della prima volta e dell’inesperienza, soprattutto quando hai a che fare con un uomo addosso che si chiama Antenucci. Gli servirà per il futuro).

PARIGINI 5: diversi stop sbagliati, prova a comunicare coi compagni, un tentativo dalla distanza. Flop, ancora una volta, anche quando può dimostrare il contrario.

IEMMELLO 4,5: il peggiore. Mai in gara, mai nel vivo, mai un supporto reale per Diabaté. Il fisico non lo aiuta e lo spettro dell’operazione è vicino (dal 71′ Coda 5,5: si fa vedere in area e prova a dare un peso maggiore all’attacco).

DIABATÉ 5: ingabbiato, dimostra buona volontà ma ha pochi margini per agire, Guida non gli concede nemmeno un movimento scoordinato e i compagni non lo aiutano.

DE ZERBI 5,5: con gli uomini contati può poco ma ci chiediamo, tutti gli uomini che ha tagliato fuori, oggi gli sarebbero tornati utili.