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Tamburo, il rapper voce delle periferie, torna sulla scena musicale

Tamburo torna. Torna la musica del rapper di Zona Ovest, quartiere della periferia di Benevento, uno degli artisti più interessanti del panorama musicale. E’ stato lo stesso artista a spoilerare l’uscita imminente del trailer che oggi arriva su youtube anticipando i singoli che usciranno a fine mese.

Un lavoro che nasce dalla sofferenza. La sofferenza di due anni scanditi da un virus che ha inghiottito vite, sogni, progetti, amori, passi, rumori e musica. Un dolore diffuso e penetrante che Tamburo narra in video-racconto ‘intimo’, Réverie, che accompagna il ritorno sulla scena. (https://youtu.be/yvVyjZrF248). “Réverie – spiega Tamburo – è il processo di relazione attraverso cui si struttura la funzione alfa, che è la capacità di rappresentare la realtà, quindi di digerirla e trasformarla in immagini, parole e, perchè no, in musica”.

Desocializzazione, oblio, solitudine, ansie, pensieri contrari: così il rapper descrive i due anni di pandemia e di paralisi artistica. “Mi sono sentito solo, una barca in mezzo alla tempesta – racconta -. Ho avvertito il vuoto intorno a me, vuoto che ho colmato con la musica”. Per Tamburo la musica diventa “ancora di salvezza, perduta e ritrovata, un tumulto che scoppia dentro tuo malgrado e ti salva”. Ancora una volta c’è il quartiere, la strada, l’infanzia difficile, la rabbia che trova un argine nella voglia di riscatto che lo ha portato, quest’anno, a laurearsi al Conservatorio Nicola Sala di Benevento con la prima tesi in Italia sull’Hip Hop.

Dal nuovo lavoro musicale emerge, dunque, un artista più introspettivo, profondo, adulto, segnato dagli eventi e dai silenzi. Oggi l’uscita del trailer che introduce, con un racconto intimo degli ultimi due anni, una serie di singoli che saranno pubblicati a fine agosto. Un ritorno molto atteso, che segna l’avvio di una fase artistica più matura del rapper diventato voce della periferia di Benevento e delle periferie dell’anima.

Comunicato stampa




‘Na man’ aizàt’: dall’amore sui social al disagio giovanile secondo Shark Emcee

Dopo averci parlato di amore e della sua trasposizione sui social nell’epoca del click ad ogni costo con “Accussì Mò”, Shark Emcee torna con un nuovo singolo: ‘Na man’ aizàt’ – il brano, che potete ascoltare qui, è da mezzanotte su tutte le piattaforme digitali per l’etichetta Dischi Rurali e con la distribuzione di Artist First.

Con questo nuovo singolo, Fabio Fallarino punta molto di più sul messaggio di vicinanza e coesione in un periodo storico – a cavallo tra la pandemia e la guerra in Ucraina – che subiamo senza avere alcuna voce in capitolo. Il pezzo è nato dopo il primo lockdown, “però oggi forse è più attuale rispetto a quando è stato concepito”. Infatti, spiega Shark “durante il lockdown ho visto che l’attenzione era puntata maggiormente sugli anziani, si doveva stare attenti perché gli anziani sono maggiormente colpiti dal Covid-19; ora, con la guerra, l’attenzione si è spostata sui bambini, perché i bambini sono quelli che fanno più notizia. E ho notato che dei giovani si parla troppo poco”. Nonostante se ne parli poco, questa generazione, tra i giovanissimi e i più adulti, è quella su cui si ripercuotono i problemi di natura economica e sociale e che “si è trovata a dover affrontare determinati periodi senza essere tutelata dai media e dalle istituzioni”. Per questo motivo, “lo scopo del brano è quello di dimostrare una sorta di vicinanza, di supporto dell’uno con l’altro”.

Da qui c’è tutta l’attualità del testo che, su un beat old school e un flow che incalza, sottolinea la distanza interpersonale, quale nuova misura nelle relazioni; il problema economico e la disoccupazione; la fatica di immaginarsi un futuro diverso tra dogmi e santi di una sola specie: “nella mia musica tento di toccare vari argomenti, soprattutto il sociale. Devo dire che non ci sono molti rapper che ne parlano, mentre uno degli obiettivi del rap è quello di far capire che esistiamo, ci siamo e meritiamo di essere ascoltati. Per me è importante contestualizzare la realtà nella quale viviamo e trasformare il rap in un genere che parli proprio della nostra realtà e non della realtà di un altro da imitare o da scimmiottare. Spero che questi ultimi periodi siano uno sprone per i ragazzi per parlare di problemi reali che ci sono e che vanno toccati”.

E perché, quindi, ‘Na man’ aizàt’? Una mano alzata “è il gesto di supporto nell’ambito dell’hip hop durante i concerti”, spiega Shark, “è anche una delle frasi che ripetiamo spesso per sostenere l’artista e l’ho declinato come una mano alzata in segno di supporto a tutti i ragazzi che stanno vivendo questa epoca. Un’epoca che nessuno si aspettava di vivere così”. Ci sono altri significati per la mano alzata, può essere quasi un modo per certificare la propria presenza, dire “io esisto e sono qui”. Un altro significato è quello di una mano che si avvicina al cielo quasi a “voler cercare sempre qualcosa di più, elevare la propria personalità, il proprio modo di vivere, alla ricerca di qualcosa che sia sempre migliore”.

Giorgia Zoino




[VIDEO] L’hip hop secondo Shark Emcee: tutta questione di cultura


https://www.facebook.com/cronachedelsannio/videos/574862123245371/

Dieci anni ormai sulla cresta dell’onda, un successo quello di “Orgoglio sannita” che ha fatto il giro del globo e fatto sentire a casa i beneventani sparsi in Italia e nel mondo. Shark Emcee è tornato nell’ultimo anno e prova a prendersi la scena anche per il 2020: dopo “Fuoco sulla traccia” e “Boom”, è pronto a esordire col suo primo album, attualmente in lavorazione. Più maturo, più cattivo nelle sue strofe ma come sempre sfoggia un grande sorriso, tratto distintivo degli “smiley MC (Master of Ceremonies)”.

Quella hip hop è una vera e propria cultura, Shark ce lo spiega sottolineando la mission di coloro i quali si sentono parte integrante di questo movimento, che influenza inevitabilmente il proprio stile di vita. Da un anno fa parte dell’Hip Hopera Foundation, un’associazione di promozione sociale che sviluppa e promuove progetti legati a questo genere in Italia. A stretto contatto con artisti già noti al pubblico (Clementino, Rocco Hunt e tanti altri), Shark ha avuto modo di conoscere anche quelli che erano dei miti da bambino. L’auspicio, per il prossimo decennio, è dei più grandi: portare per la prima volta un disco d’oro a Benevento.




Più cattivo ma sempre col sorriso: è tornato Shark Emcee

Rap e hip hop sono due cose diverse e chi meglio di Shark Emcee, nome d’arte di Fabio Fallarino, può dirlo: classe ’87, definito uno “smiley mc”, vale a dire coloro i quali si distinguono in questo genere per il sorriso e la mancanza di cattiveria nei propri testi. Dal successone che l’ha lanciato, “Orgoglio Sannita”, dopo la trafila nel gruppo Made in Sann-yo, fino ad oggi. Il tempo che passa, il rap che cambia e la maturità acquisita che gli dà la spinta necessaria per far nascere un nuovo prodotto.

Non ha problemi Shark, infatti, a definire “Fuoco sulla traccia” come il suo lavoro migliore: presso Gnostro, il rapper beneventano ha presentato in anteprima alla stampa e a dei fortunati vincitori di un social contest, il videoclip del suo nuovo pezzo realizzato dalla Black Diamond Agency. Shark si è attorniato di due collaboratori per la prod, quali Egiuann e Andrea De Nicola. Il video sarà rilasciato ufficialmente lunedì 8 luglio alle 13 su YouTube e il brano sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali. A primo impatto, se si guarda il breve teaser su Instagram, si può notare l’attitudine diversa di Shark Emcee nel suo nuovo pezzo. “Fuoco sulla traccia” segue il classico solco del dissing tanto caro a questa scena, l’artista s’incattivisce senza snaturarsi, avendo sempre padronanza di linguaggio e lucidità nei testi. Non c’è tempo per respirare, padroneggia il ritmo, com’è nelle sue corde, e regala un prodotto subito riconducibile al suo stile ma con contaminazioni contemporanee che lasciano trasparire la maturità, la cultura musicale e l’impegno accresciuti in questi anni.

Shark torna dopo un biennio di assenza e dichiara: “Resto sempre lo stesso ma mi sono avvicinato ad un’attitudine più concreta rispetto a prima. In questi due anni sono entrato a far parte dei membri fondatori di un’associazione di promozione sociale che si chiama Hip Hopera Foundation, che si occupa di progetti sociali e tende a sviluppare la cultura hip hop in Italia, per capire da dove viene questo genere. Una cosa è il rap e una cosa è l’hip hop quindi potermi confrontare con i maggiori artisti della scena italiana e con un background più ampio del mio mi ha fatto cambiare un po’ lo stile”.

“Quando ho iniziato a fare rap, nelle battles che seguivo in giro non c’erano rapper beneventani. Oggi sembra che questa tendenza sia cambiata, perché i mezzi sono cambiati, grazie ad internet è molto più facile informarsi. Io ne sono contento e sono anche contento che ci siano stili diversi di rap a Benevento perché ognuno può portare il proprio apporto alla scena” ha proseguito durante la presentazione in anteprima del nuovo videoclip.

“Ogni rapper ha una propria mission, i propri obiettivi e parla per quello che più gli riguarda. I messaggi sono molteplici e non può essere unico, quello dell’hip hop è l’integrazione tra le persone, sviluppare una coscienza pulita perché molto spesso il rap viene denigrato per i personaggi da strada ma non è propriamente così. La cultura hip hop è nata per portare una situazione dal negativo al positivo ed è questo che tentiamo di fare con la musica, per dare una speranza ai ragazzi che possono avere soddisfazioni dalla vita non solo in termini economici”.

Ma quanto è cambiato Shark Emcee dagli esordi ad oggi? “Mi sento cambiato, sono maturato col passare degli anni, è cambiato anche l’approccio con la scena, per noi rapper non è facilissimo stare al passo coi tempi. Io cerco di trovare un punto di equilibrio e riuscire a coniugare la contemporaneità perché non avrebbe senso rappare come dieci anni fa, devo adeguarmi ma non vuol dire che devo stravolgere il mio stile o fare cose che non mi piacciono. La traccia è diversa rispetto agli esordi ma la metrica e il flow sono sempre quelli di Shark Emcee” ci tiene a precisare.

In fondo l’anima è la stessa, le origini pure. Cambiano i contorni, le sfumature, l’evoluzione naturale di un’artista che va di pari passo con la crescita interiore. Shark diventa più “cattivo” ma resta col sorriso sulle labbra, fuoco e fiamme per tornare a bruciare tutti sulla scena sannita, che ancora “rappresent malament”.




“Mirko dai” che ce la puoi fare: dentro il mondo di Sanji

Sanji nel video di "Mirko dai", diretto da Fabrizio Wario Martini
Sanji nel video di “Mirko dai”, diretto da Fabrizio Wario Martini

In pieno stile “young & free” di Cronache del Sannio, che ha sempre avuto un occhio di riguardo verso i giovani sanniti impegnati nel campo musicale, fotografico e artistico, oggi ci occupiamo di una scena musicale che a Benevento città ha ormai preso piede da qualche anno (col boom del rap italiano) ma che rimane strettamente di nicchia. Il rapper in questione è giovanissimo ma già con diversi lavori alle spalle che gli hanno portato notorietà nel Sannio e anche al di fuori di questi confini: stiamo parlando di Sanji.

MIRKO, OKRIM E SANJI
“Mi sono avvicinato seriamente al mondo della musica rap grazie a J-Ax e gli Articolo 31, di cui mio fratello mi riempiva la testa già da piccolo, intorno ai 12 anni poi ho scoperto su YouTube i Club Dogo, Marracash, Dargen D’Amico, e lì fu vero amore”: Mirko Maio, classe 1997, si è appassionato sin da piccolo a questo genere musicale, ma non solo da ascoltatore. Infatti decise di mettere in pratica la sua passione in maniera attiva, dunque buttando giù qualche riga anche lui: “Due anni dopo ho pensato di provare a scrivere qualcosa anch’io, ad essere come gli artisti che tanto mi catturavano in quelle giornate colme di parole, di incastri e di rime, così verso dicembre 2011 ho pubblicato col nome d’arte Okrim la mia prima canzone. Ricordo che la registrai col microfono del mio cellulare di allora e mi occupai io stesso del missaggio e del mastering, cosa che feci anche per i lavori successivi in vista dei quali fortunatamente riuscii a convincere mio padre a comprarmi un microfono USB; quel microfono sicuramente non era uno strumento professionale o in grado di assicurare un’alta qualità al prodotto finale, ma ai miei occhi bastava a rendere la cameretta in cui mi rinchiudevo e mi liberavo dai miei pensieri un vero e proprio studio di registrazione”. Mirko o Sanji, come preferite, è un fiume in piena. Introspettivo, intimo ma anche senza maschere, mette a nudo i suoi pensieri e senza filtri li esterna col rischio di essere giudicato. Una peculiarità del suo personaggio da rapper che si rispecchia all’interno dei suoi lavori. Da Mirko a Okrim prosegue il racconto della sua precoce carriera: “Fu lì (nella sua cameretta) che nacque nel 2013 il mio primo mixtape intitolato “L’altra parte di me vol.1″, seguito nel novembre dello stesso anno dal vol.2 e nel giugno 2014 dal vol.3, tutti scaricabili gratuitamente. Sempre nel 2014 iniziai a partecipare attivamente al laboratorio musicale Freedom Rap Lab, organizzato dal L@p Asilo 31, grazie al quale entrai a far parte della Sane Radici Crew, primo collettivo hip hop beneventano”.

Il 2015 fu per la sua giovane carriera un anno cruciale: “Guadagnando maggior sicurezza nei miei mezzi, soprattutto grazie ai feedback positivi provenienti da amici e primi ascoltatori, decisi di voler provare a fare le cose un po’ più seriamente, e il primo passo fu adottare un nome d’arte più particolare, più caratteristico della versione reverse del mio nome di battesimo”. Ed è così che Okrim diventa Sanji e il passaggio venne pre-annunciato a marzo 2015 con la pubblicazione del singolo “Chiamami Sanji”, per essere poi ultimato con la pubblicazione del mixtape “La coscienza di Sanji”, quello che considera il suo primo vero lavoro, essendo stato quest’ultimo maggiormente curato rispetto ai precedenti nella sua realizzazione, sia in fase di registrazione che di post-produzione. Da questo mixtape sono stati estratti i singoli “Amami o odiami” ed “Estoril”. Arrivano anche diverse soddisfazioni personali e i primi live, iniziando ad esibirsi dal vivo per le prime volte, aprendo anche i live di Kento e Gué Pequeno, ed aggiudicandosi nel giugno 2016 il primo posto al contest Revival.
Nell’autunno del 2016 pubblica il suo ultimo mixtape, “Piovre”, da cui sono stati estratti i singoli “Non m’importa più (però poi)”, “Rosa dei venti” e “Piovre”.
Nel 2017 viene selezionato dalla rivista “Sto Magazine” tra i 10 ragazzi vincitori della prima “Sto Magazine Challenge”, cosa che gli ha permesso di veder condivisa la strofa realizzata appositamente per il contest sul profilo Instagram della rivista, raggiungendo più di 20.000 visualizzazioni.
“Con “Piovre” ho deciso di chiudere il capitolo mixtape e di provare ad alzare nuovamente l’asticella dedicandomi alla produzione di brani totalmente inediti anche per quanto riguarda la parte musicale (nei mixtape si utilizzano basi già edite). Attualmente sto quindi lavorando al mio primo disco ufficiale che vedrà la luce molto probabilmente in autunno e da cui sono stati già estratti tre singoli, “Baci”, “Finta di niente”, e per ultimo “Mirko dai”, il primo prodotto da Ashi e i restanti prodotti da Alderson, appartenente al duo Rant&Alderson, con cui per amicizia e unione d’intenti abbiamo deciso di dare vita ad un nuovo collettivo denominato Rosa dei Venti”.

MIRKO DAI
Sanji spoglia Mirko dei suoi pensieri, dei suoi retro pensieri e pulisce la sua coscienza. In “Mirko dai” tutto questo è palesemente chiaro ed esposto in strofe incalzanti e incontrollabili, una frenesia simile ad uno sfogo vero e proprio: “Come la maggioranza delle mie canzoni, nasce come uno sfogo, come un flusso di coscienza. Ho sempre pensato che il rap fosse esprimersi, mettersi a nudo, raccontarsi, e nelle mie canzoni cerco sempre di fare questo, di essere il più sincero possibile con il foglio e indirettamente poi con l’ascoltatore. Ci sono cose che normalmente nella vita di tutti i giorni non diresti, o magari non diresti a tutti, sia che si tratti di avvenimenti particolari che ti hanno coinvolto sia che si tratti di tuoi stati d’animo; scrivere, specie se in preda al malessere, aiuta a soddisfare quel bisogno intrinseco di sfogarsi che tutti abbiamo ma che in pochi riescono a placare, frenati dall’esposizione a cui si andrebbe incontro”. Ci vuole coraggio, e chi conosce Mirko e non Sanji sa di cosa stiamo parlando. Concetto, questo, che in fin dei conti è alla base della musica, di chi la usa come strumento per esprimersi, per comunicare in un linguaggio universale, per dare un senso ai propri sentimenti, a ciò che si fa, spesso per dare un senso alla propria vita. “È come se la scrittura fosse un filtro, come se tu stessi editando i tuoi pensieri invece dell’ultima foto da caricare sui social. Anche in questo caso abbellire il tutto con una buona metrica, con i tecnicismi, con rime ricercate, rende il risultato più soddisfacente, ma è fondamentale che ci sia una base solida, una brutta foto resterebbe tale anche dopo i ritocchi più accurati”.

E poi la voglia di sfondare, di farcela, quella ricerca assidua della chiave per svoltare la tua carriera e di conseguenza la tua vita: “Mi è capitato spesso di non essere contento dopo la pubblicazione di una canzone, non perché non fossi contento della canzone in sé, quelle è raro che una volta finite non mi piacciano, ma perché non fossi soddisfatto della considerazione ricevuta, dei numeri raggiunti. La scarsa considerazione è una cosa che mi ha sempre fatto stare molto male, che difficilmente riuscivo e riesco tuttora ad accettare, soprattutto in un ambito competitivo come quello della musica rap, dove oggi i complimenti privati, i “sei bravo, hai talento, continua così”, agli occhi esterni contano meno del numero di visualizzazioni, dei mi piace, dell’immagine”. Ed ecco dove nasce “Mirko dai”, un inno disperato alla forza di volontà, di andare avanti, una metaforica pacca sulla spalla: “Tutto questo mi ha più volte fatto pensare di smettere, non di non scrivere più, quello è un bisogno che ho e che credo avrò sempre, ma di smettere di investirci tempo, fatica e denaro, per rendere pubblico il frutto dei miei sfoghi, delle mie confessioni. Altre volte però ho una voce che mi esorta a continuare, a provarci ancora, ad andare avanti comunque, quella voce fa “Mirko dai”, quella voce è “Mirko dai”. Si, che ce la puoi fare. A non farti schiacciare dal peso delle emozioni, dei sentimenti. Un classico esempio in cui a contare sono più le parole che la musica in sé, che può avere un bel beat, una base che spacca, ma ha significato solo se arricchiti da testi pieni di vita propria, che scorre dentro di noi. E allora dai Mirko, in attesa del tuo nuovo lavoro, su YouTube, Spotify e tutte le piattaforme digitali, immergiamoci nel suo mondo, nei meandri dei suoi pensieri, per creare una connessione tra artista e ascoltatore, quel feeling perso in favore di pezzi ballabili senza alcun senso o brani dalla “prod” accattivante per sedicenti cattivi ragazzi. La forza di Sanji è la forza di Mirko: essere e raccontare se stesso.




"Core e lengua", al Morgana la presentazione del libro sul rap campano

core e lengua

Giovedì 2 Marzo, alle ore 19.30, al Morgana Music Club, ci sarà la presentazione del libro fotografico “Core e lengua”. Il volume racconta la scena HipHop campana, attraverso foto ed interviste dei protagonisti della scena rap della nostra Regione.
Tre capitoli per immagini – Territorio e cultura hip hop, Portraits, Live e Mainstream – e otto interviste: Sha-One, Speaker Cenzou, Lucariello, Nto’, Clementino, Dj Uncino, Op.Rot, Luciano Chirico.
Saranno presenti gli autori, Pino Miraglia e Gaetano Massa, interverranno Ernesto Razzano e Shark Emcee, modererà Fabio Marcarelli.

Il libro “fotografa”, attraverso immagini dirompenti, i nuovi “poeti urbani”, i rapper di ultima generazione che si nutrono della contaminazione dei diversi linguaggi artistici e delle tecnologie digitali, dando vita e voce alla “Bit Generation” che si esprime, comunica, socializza, crea anche attraverso i social media un’inedita narrazione sonora della realtà urbana e sociale.
(Lello Savonardo)

Le foto non mostrano solo le immagini di artisti campani ma, anche quelle della loro provenienza e dei mestieri che questi giovani conducono fuori dalla scena. (Maurizio Braucci)
Dunque, appuntamento per appassionati e non, al Morgana Music Club,  giovedì 2 marzo dalle ore 19:30, per conoscere il lavoro di Gaetano Massa e Pino Miraglia