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Post razzista sui social, il De La Salle precisa: “chi ha scritto non è un nostro docente”

L’Istituto Paritario De La Salle di Benevento interviene sul caso scoppiato all’indomani della pubblicazione di un indegno post sui social di un presunto insegnante dell’Istituto e dichiara:

“A seguito delle numerose segnalazioni pervenute a questa Scuola riguardanti un vergognoso post su Twitter del Sig. FRANCO LI VIGNE, che si dichiara “abitante in Benevento” e “docente presso Liceo La Salle”, si precisa che il suddetto non è conosciuto a questa Istituzione e che non appartiene all’organico docente dell’Istituto Paritario De La Salle di Benevento comunicato all’ATP Benevento e al USR Campania in data 19 settembre 2019. Nelle opportune sedi si sono avviate le procedure di segnalazione e denuncia. A tale riguardo si chiede a chiunque, di segnalare presso i social su cui si trova il post, di procedere alla chiusura del profilo (segnalando l’url completa) in quanto istigatore all’odio razziale”.

Comunicato Stampa




Immigrato aggredito a Benevento, Liberi e Uguali: “Atmosfera di odio nel nostro Paese”

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I candidati sanniti di “Liberi e Uguali” condannano nettamente quanto avvenuto ieri in città:

“L’aggressione di ieri, nella nostra città, ai danni di un giovane immigrato, è un fatto gravissimo, un chiaro sintomo dell’atmosfera di odio che si respira nel Paese, il frutto avvelenato, prodotto dalle peggiori pulsioni razzistiche e fascistiche, che forze politiche senza scrupoli utilizzano, per bassi fini elettoralistici, sfruttando il disagio e il malessere diffusi.
Si condanni senza se e senza ma l’aggressione, si esca dal silenzio che, alla lunga, diventa complice e si scelga, finalmente, di applicare le leggi”.




"Non un passo indietro" davanti ai fascismi, la nota del CSA Depistaggio

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La presunta aggressione subita a Benevento dai pochi esponenti del gruppo neofascista “Forza Nuova”, ha generato nuove discussioni e dibattiti in città sulla libertà d’espressione, d’opinione e di parola e sull’uso della violenza (ancora tutto da accertare). Dibattiti confusi ricchi di parole d’indignazione ma anche di solidarietà verso un gruppo, come quello neofascista, che in pratica propaganda violenza e razzismo su vari livelli.

Sull’argomento è intervenuto, attraverso una nota stampa, anche il CSA Depistaggio. Nota che pubblichiamo di seguito, integralmente.

NON UN PASSO INDIETRO

“Succede che anche nella nostra sonnolenta città qualcuno alle volte alzi la testa e vada a spiegare ai neofascisti che non hanno diritto di parola, né tantomeno di cittadinanza. Ne segue, reazione della società sedicente civile, la stessa precisa identica che spianò la strada al ventennio di Mussolini: indignata levata di scudi, torrenti d’indignazione, fiumi d’inchiostro, mari di mapperò, oceani di la libbbertàdipparola.

“Sfugge qualcosa, o a noi, o alla società civile. In generale, i poveri “aggrediti” costituiscono, nella realtà dei fatti, un’associazione neofascista e razzista che solo la complicità degli organi dello Stato tiene ancora in vita. A norma di Costituzione, ma anche solo di una legge ordinaria come la Mancino, la si sarebbe dovuta sciogliere da un pezzo. Non vale neanche la pena di stare a citare gli innumerevoli episodi di pura e semplice criminalità che hanno visto protagonisti semplici membri o illustri esponenti dell’organizzazione in questione. Basterà un rimando a una qualsiasi ricerca in rete sul loro ducetto in sedicesimo, quel roberto fiore che sproloquia di manifestazioni in città. Nel particolare del locale, gli indignati difensori della libertà di parola mica ne hanno spesa mezza per ricordare che le povere vittime di ora sono le stesse che, appena ieri, incitavano all’omicidio verso organizzatori e partecipanti al Pride beneventano del 2015. Scritto così, a scanditi pixel, nero bianco su: “Che dobbiamo fare? Ammazzarli? Unisciti a noi”. Quant’è curiosa quest’indignazione a corrente alternata.

Succede però anche che, per non smentire lo stigma che si portano come stile, nottetempo si aggirino squadracce alla ricerca dei presunti “colpevoli”. Fanno irruzione in locali commerciali, minacciano, lasciano il segno del loro passaggio e poi si dileguano. Tornano al paese loro, perché di qua sicuramente non sono. Quelli quattro topi sono e li conosciamo bene. Parlare di fascismo è demodé per il mainstream. Naturale. Gli serve, gli è sempre servito e sempre gli servirà far finta di non vedere. Noi invece scegliamo di usare gli occhi per vedere, le orecchie per sentire e la bocca per parlare. Come disse un partigiano, comunista, al Tribunale Speciale che lo inquisiva (a proposito, qualcuno si è reso conto che l’attuale Governo ha reintrodotto i Tribunali Speciali, casualmente per gli immigrati, pensa te la combinazione? ): signor giudice, questa cosa di cui mi accusate io c’entro poco. Ma, se l’ha fatta un compagno, è come se l’avessi fatta io. Condannate me.”

CSA DEPISTAGGIO