1

Poesia, cinema ed ultimo espresso al Museo con Kinetta spazio Labus

collageEsattamente come quelli precedenti, anche quest’ultimo incontro è stato interessantissimo. Kinetta spazio Labus ha proposto due macro aree che hanno stuzzicato l’interesse dei presenti: il cinema poetico ed il poeta che fa cinema. Al centro, la potenza della parola, per cui “Se la parola è didascalia, perde molto il film” hanno spiegato.  La poesia nel cinema, o meglio il cinema come poesia, due colossi delle nostre vite, l’uno con cento anni di storia, l’altra praticamente eterna. Il connubio perfetto tra loro due genera una perfetta forma d’arte contemporanea, rompendo gli schemi tradizionali, del resto “Ciò che non produce una rottura non può essere chiamata arte”.

Cinema e poesia, insieme, generano creatività smisurata, non a caso è stato scelto come proposta di chiacchierata Jean Cocteau che è stato scrittore, poeta, drammaturgo, artista, regista, disegnatore, attore, sceneggiatore.  Cocteau sfrutta il potente mezzo della parola per comunicare con il lettore. Anche con il film fa lo stesso: senza un filo logico, quasi surreale, un non senso, parole che compaiono in un riquadro che lasciano spazio all’immaginazione, quasi messe li a caso. Del resto lo stesso Cocteau affermava: “Il grande metodo, quello di dimenticare che si è poeti e lasciare che il fenomeno si compia a nostra insaputa. […] L’arte esiste solamente se prolunga un grido, un riso, un lamento”.

E partendo proprio da qui, ricordando Calvino che vede in Montale il poeta più cinematografico esistente, inizia il confronto tra i presenti. Carta, penna e immagini: a ciascuno è stato chiesto di scrivere poesie (o simili) guardando le immagini di cortometraggi. E il Museo, all’improvviso, risuona di parole armoniose che raccontano e lasciano che si creino altre immagini in sequenza, nuove storie, nuove film. E’ tutta qui la magia delle parole, il nodo stretta tra pellicola e versi.

Lasciare che si racconti di se stessi, giustapponendo situazione reali per certi aspetti, assurde per altri. Un’avventura entusiasmante, una pausa artistica sorprendente, un esercizio di spirito per tutti.

Tanta emozione questo pomeriggio e speranza da parte del pubblico, che gli appuntamenti pomeridiani possano ricominciare il prossimo inverno.

Il Museo del Sannio gestito da Mediateur, ha centrato perfettamente l’obiettivo, regalando a tutti la possibilità di sentirsi a casa, circondati da reperti unici, facendo vivere un Museo in maniera del tutto nuova, briosa, fresca e stimolante.




Uno scatto ad arte davanti ad un caffè: conversazione con Orsillo

museo 17Scatti ad arte o arte dello scatto? Oggi ci sentiamo tutti un po’ fotografi grazie alle fotocamere dei nostri cellulari, la rete è piena di immagini che “intasano” il web ogni giorno. Ma basta davvero questo per sentirci fotografi o essere definiti tali? Angelo Orsillo, direttore dell’Accademia di fotografia Julia Margaret di Benevento ha spiegato “Partiamo dal fotoamatore, o meglio dal dilettante che ieri era colui che non conosceva le tecniche, oggi grazie ai cellulari è chi fotografa per diletto, chi cattura per portarsi a casa delle immagini. Poi passiamo alla seconda fase che è quella del fotoamatore, colui che comincia a voler capire un pochettino in più, compra la macchina un poco più complessa, magari legge riviste di fotografia e approfondisce. Dopo di che arriviamo al fotografo, colui che è consapevole dello scatto. Poi c’è il grande fotografo, colui che si emoziona su una scena e trasmette sensazioni” e precisa “Il passaggio da grande fotografo ad artista è lungo, perché la fase di grande fotografo impone la consapevolezza delle regole, del linguaggio, perché così come il grande fotografo, l’artista deve essere inattaccabile dal punto di vista tecnico. L’artista chi è in fotografia? Chi si emoziona e trasla la sua emozione in emozione. Un’emozione che non è vincolata ad un gruppo stretto di persone,  ma che rischia la sindrome di Stendhal. Fotografi che oggi possono notarsi in questo spazio sono veramente pochi”. E’ stato un incontro didattico sul tema della fotografia. Orsillo ha poi spiegato che oggi uno scatto non finisce una foto, perché questa deve passare inevitabilmente per lo sviluppo digitale, definita  “la post produzione etica”, laddove per etico si intende l’idea del progetto. Tecnica e creatività devono necessariamente compensarsi per far si che venga fuori una composizione che comunichi e trasmetta ed Orsillo afferma:” Dalla tecnica non possiamo prescindere. C’è da die che oggi con un cellulare o una macchina fotografica ha una tecnologia che è pari all’80% circa” dunque la creatività gioca su un 20% “Il fotografo deve avere l’occhio interiore ricco di immagini, deve saperle leggere. L’occhio interiore, la conoscenza tecnica, gli stimoli innescano dei meccanismi che possono portare alla creatività” ed proprio, infatti, il creativo che tende all’arte.

Dunque, tutto sommato, l’artista in ambito fotografico non differisce da un qualsiasi altro artista che opera in altri settori: il percorso di conoscenza che porta all’acquisizione della tecnica è fondamentale e questo, abbinato alla creatività, concretizzano l’arte.  E’ anche vero, però, che la storia artistica ha visto produzioni di quadri simili ad uno scatto fotografico, per la loro straordinaria inquadratura e spesso abbiamo sentito espressioni come “Questo dipinto sembra una fotografia”. Dipingere e scrivere con la luce, allora, possono essere messi sullo stesso piano?




“Un caffè al museo”: presso il Museo del Sannio conversazioni artistiche pomeridiane

un caffè al museo

“Un caffè al museo” è il nome del ciclo di incontri pomeridiani ospitati all’interno del Museo del Sannio nei prossimi mesi, dedicati all’arte e alle sue contaminazioni con i linguaggi visivi moderni.
Una nuova iniziativa, curata da Mediateur, concessionaria dei servizi per la Provincia di Benevento, durante la quale studiosi, artisti e professionisti del settore racconteranno il mondo dell’arte contemporanea, della fotografia, del cinema e del fumetto attraverso conversazioni volutamente informali ma sicuramente piacevoli, ognuna delle quali accompagnata da un ottimo caffè.
Sei gli appuntamenti in programma, a cadenza quindicinale, a partire da giovedì 19 aprile fino a giovedì 28 giugno, dalle ore 16.30 presso l’Infopoint/bookshop del Museo del Sannio in Piazza Matteotti, tutti con ingresso gratuito.
Si comincia il 19 aprile con “Tutta colpa di Duchamp. Quando l’arte diventò contemporanea”, a cura della storica dell’arte Fabiana Peluso. Giovedì 3 maggio sarà la volta di “Autori o fruitori? Sperimentazioni artistiche e contaminazioni” con l’architetto e illustratore Filippo Mastrocinque. Si prosegue il 17 maggio, sempre alle 16.30, con i “Discorsi sulla Fotografia Contemporanea” di Angelo Orsillo, direttore dell’Accademia di Fotografia “Julia Margaret Cameron” di Benevento. Appuntamento speciale giovedì 31 maggio, con la presentazione di “Marathon”, adattamento a fumetti del libro di Andrea Frediani, durante la quale interverranno Lucio Perrimezzi (sceneggiatore) e Massimiliano Veltri (disegnatore) moderati da Leonardo Cantone, con un’estemporanea finale curata da Stregomics Fumetteria di Benevento. Giovedì 14 giugno il quinto incontro avrà come titolo: “Liberty – Quando il genio incontra la voluttà” e sarà tenuto dallo storico dell’arte Luigi Mauta. Infine, il sesto e ultimo appuntamento è in programma il 28 giugno con “Il sangue delle immagini: i nuovi linguaggi del cinema e della poesia”, esperimento poetico di riscrittura delle immagini con Chiara Rigioni di Kinetta Spazio Labus.
“Un caffè al museo” è un’altra delle numerose attività che negli ultimi mesi vedono il più importante polo culturale della provincia di Benevento finalmente trasformato in luogo “vivo” e “attivo”, aperto al territorio e protagonista di un’offerta culturale che guarda a diversi tipi di pubblico.
Il ciclo di incontri promossi da Mediateur, sono realizzati grazie alla disponibilità e alla collaborazione di tutti gli ospiti coinvolti, che hanno accettato l’invito a trasformare il rito del caffè in una piacevole occasione di condivisione e socializzazione per tutta la città, in nome dell’arte, della cultura e della bellezza.