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Alert al “Comune Unico”, il Viminale avvisa: a rischio elezioni comunali 2020 e 2021

L’idea del Comune Unico, lanciata dal Sindaco di San Giorgio del Sannio Mario Pepe si sta trasformando, anche con una certa velocità, in uno degli autogol più clamorosi degli ultimi tempi. I motivi di questo temporaneo fallimento dell’iniziativa politica sono diversi e complessi.

Va di certo evidenziata una notevole difficoltà burocratica nell’espletare l’iter determinata da vari passaggi sia a livello centrale, che regionale nonché locale in termini di referendum. Ma certamente vi sono anche errori politici grossolani sia in termini di tempistica che di metodo. Cercando di riordinare almeno questi due aspetti ci si chiede come mai l’idea sia stata tirata fuori dal cassetto dopo alcuni anni di amministrazione alle spalle e la si propone solo adesso coinvolgendo tra gli altri un Comune prossimo a votazioni come Calvi? Va proprio in questa direzione infatti il richiamo del Viminale che ha prontamente avvisato il rischio di rinviare le prossime votazioni comunali in programma qualora vi fossero nei Comuni coinvolti le delibere di avvio iter approvate entro febbraio. Continuare su questa strada sembrerebbe francamente una palese forzatura o, nei migliori dei casi, una “svista” superficiale nel calcolo della tempistica necessaria a completare l’iter.

Ma veniamo brevemente al metodo: i Sindaci di Calvi e San Martino Sannita sono sembrati da sempre più propensi ad un confronto aperto anche alle comunità che rappresentano, mentre il Sindaco Giovanni Manganiello di San Nazzaro si disse già tempo favorevole, ma con una prima condivisone strategica dei servizi comunali, quindi un passaggio graduale, programmato e discusso. Anche nei metodi sembrerebbe essere saltato il banco: l’amministrazione sangiorgese ha by-passato in alcune occasioni il confronto perfino con le altre amministrazioni coinvolte definendo in esclusiva un’accelerazione dell’iniziativa in totale solitaria. Altra “svista”, ed in aggiunta a quanto detto finora, è fatta nei confronti della stessa comunità sangiorgese che al momento è “avvisata” sull’evoluzione dei lavori esclusivamente via comunicati pubblici ma senza né essere coinvolta né aver assunto un reale ruolo partecipativo all’operazione.

Altro aspetto, e non di poco conto, è la situazione di difficoltà finanziaria dei Comuni di San Giorgio del Sannio e Calvi in particolare che, come paventato anche dalle rispettive comunità, farebbe pensare ad una unione basata più sulla necessità finanziaria che sulla leale e libera volontà. Insomma, un pastrocchio local-politik che sta assumendo le forme di un mostriciattolo carnevalesco impastato male se non malissimo che, a detta dei più, ritornerà chiuso nel solito cassetto per poi rispuntare sotto altre sembianze chissà quando in futuro.

Ermanno Simeone