Si riprendono le conversazioni del nostro tavolo del caffè chiacchierato con un tema che sta suscitando largo interesse: il taglio del numero dei parlamentari. I grillini cantano vittoria, quasi avessero risolto il problema dell’evasione fiscale. Altri ambienti politici, sia di destra che di sinistra, si rammaricano quasi avessero perso il diritto di voto; laddove invece si tratta di un taglio dell’aritmetica parlamentare ma non ancora dello spazio democratico della società italiana.

Abbiamo dimenticato che dieci anni fa quasi tutti i Consigli regionali tagliarono di circa il venti per cento i loro seggi e nessuno si rammaricò, anzi ci si aspettava un maggiore taglio, “così mangiano in meno” diceva qualcuno. Il problema non è quello della quantità dei membri del Parlamento, ma della qualità: della competenza e coerenza dei singoli parlamentari. Questa riduzione dei seggi per alcuni rappresenta soltanto una spettacolare operazione propagandistica di un Movimento che vuole eccitare gli ingenui che si lasciano convincere che i costi della politica si riducono soltanto sforbiciando il numero delle poltrone nei Palazzi del Potere. Invece in quei palazzi è necessario soprattutto sopprimere alcune stanze per rendere più celeri ed efficaci i procedimenti legislativi, amministrativi e giudiziari.

Secondo un partecipante al nostro Caffè chiacchierato il taglio delle spese parlamentari è tuttavia fondamentale in questo momento politico, ma subito gli si fa notare che le grandi spese di Camera e Senato non sono quelle che fanno capo direttamente ai singoli 950 parlamentari, quanto piuttosto quelle determinate dalle oltre duemila persone che lavorano negli uffici, o per conto, delle Camere. Intanto va ricordato che rispetto a cinquanta anni fa i due rami del Parlamento hanno visto ridurre il proprio spazio di lavoro, soprattutto a seguito del trasferimento di poteri e funzioni alle Regioni.

Oggi in Italia sono certamente troppe due istituzioni parlamentari nazionali, Camera e Senato, che fanno la stessa cosa, con un vero e proprio doppione di decisioni. Difatti siamo una delle pochissime nazioni ad avere ancora due passaggi parlamentari per la formazione di una legge. Peraltro, è vero che siamo nell’era digitale dei servizi tecnico-amministrativi, ma non ancora, e speriamo mai, nell’anonima digitalizzazione dei confronti dialettici e delle scelte politiche. L’intelligenza artificiale è ormai indispensabile, purchè non si pensi che possa annullare l’intelligenza umana, e che presto avremo il pilota automatico della politica.

Quello che ci preoccupa è che i fanatici tagliatori di poltrone confidino che, in tal modo, possa iniziare la demolizione della democrazia parlamentare, secondo la logica di Casaleggio, il quale sostiene che “il futuro della democrazia è la Rete ed il Parlamento è un residuo del passato”. (Sic.)

Si è fatto notare, infine, intorno al nostro Tavolo del Caffè chiacchierato, che qualche esponente istituzionale sannita ha denunciato che questa riforma riduce eccessivamente la rappresentanza parlamentare di una piccola provincia come la nostra. Ci viene da rilevare che, rammaricandoci che nei prossimi anni Benevento possa eleggere soltanto un senatore e due deputati, non si tiene conto che la nostra Provincia alle ultime elezioni regionali ha eletto un solo consigliere, cioè il due per cento di tutta l’assemblea, eppure il Sannio rappresenta il 5% della popolazione e il 15% del territorio della Campania.

Quando, dieci anni fa si modificò lo Statuto della Regione, soltanto qualcuno a Benevento richiamò, senza essere ascoltato, l’attenzione sul fatto certo che con quella norma il Sannio sarebbe stato poco rappresentato alla Regione.

Roberto Costanzo