Tetracloroetilene, la parola più cliccata a Benevento: tutto quello che c’è da sapere

Tetracloroetilene è la parola più cliccata su Google a Benevento: lo stop alla potabilità imposto da Palazzo Mosti giovedì sera e revocato ieri mattina ha mandato in tilt i cittadini riforniti dall’acqua che deriva dai pozzi di Pezzapiana. Cortocircuito anche nella macchina istituzionale, con i dati forniti dall’Arpac per conto dell’Asl e trasmessi al Comune di Benevento, che citavano un valore inquinante pari a 250, ben oltre la soglia di legge stabilita a 10. Numeri non riscontrati dal gestore idrico Gesesa che dalle analisi progressive effettuate ha sempre riportato valori nella norma. Gli stessi, addirittura al ribasso, rilevati da Arpac negli accertamenti poi trasmessi in via Annunziata nella tarda mattinata di sabato e che hanno prodotto così il via libera all’utilizzo dell’acqua. Per intenderci, si è passati dall’esorbitante 250 a numeri che oscillano tra lo 0,8 e 1,5: un’anomalia inspiegabile e per la quale il sindaco Clemente Mastella ha annunciato già battaglia alle autorità competenti.

Questo l’ultimo capitolo di una vicenda spinosa e che tiene in apprensione i beneventani oramai da ben quattro anni, cioè da quando si è venuti a conoscenza tramite Altrabenevento della presenza da vent’anni di tetracloroetilene nelle falde della città. A marzo del 2021 Gesesa aveva annunciato la chiusura del pozzo di Campo Mazzoni, che con Pezzapiana serviva la parte bassa ma anche più popolosa della città, dopo aver riscontrato “un valore di tetracloroetilene superiore ai limiti di legge, pari a 47,4 µg/L”. Per ovviare a ciò a maggio è stata aumentata la portata dal Biferno da 200 a 250 litri al secondo con un incremento di 4 milioni di litri d’acqua al giorno, affiancandosi a quella del pozzo di Pezzapiana “che rientra nei parametri di legge non solo per la potabilità ma anche nei valori di contaminazione prossimi allo zero” aveva specificato Domenico Russo, presidente di Gesesa, nel corso della conferenza stampa convocata per illustrare i lavori che avrebbero di lì a qualche giorno comportato la sospensione idrica nella zona alta della città servita dalla sorgente molisana (QUI L’ARTICOLO). Ma cos’è il tetracloroetilene e quali i danni che provoca? Proviamo a fare chiarezza avvalendoci di due preziosi documenti, uno facente capo al Ministero della Salute e l’altro al Ceirsa (Centro interdipartimentale di Ricerca e documentazione sulla Sicurezza Alimentare).

PARAMETRI DEFINITI DAL MINISTERO DELLA SALUTE
In un rapporto sulle acque potabili datato 2016, il Ministero definisce il tetracloroetilene un alogenuro organico ampiamente distribuito nell’ambiente e presente in tracce nell’acqua, negli organismi acquatici, nell’aria, negli alimenti e nei tessuti umani. I più alti livelli ambientali sono ritrovati nelle lavanderie a secco e nelle industrie di sgrassaggio dei metalli. Tali emissioni possono portare ad alte concentrazioni nelle acque profonde. Tra i cibi si trova principalmente nei frutti di mare, nel burro e negli alimenti ricchi di grassi. La fonte principale di esposizione per l’uomo è rappresentata dall’inalazione di aria contaminata. Il tetracloroetilene ed il tricloroetilene vengono rapidamente e completamente assorbiti attraverso il tratto gastrointestinale. Attraverso il circolo sanguigno, si distribuiscono ampiamente nei tessuti e si concentrano soprattutto nel fegato, nel rene, nel sistema nervoso centrale, nei tessuti adiposi. Nel fegato sono metabolizzati da enzimi di un citocromo P450. Ambedue i composti vengono eliminati dal corpo principalmente attraverso l’aria espirata o come metaboliti attraverso le urine. Dal punto di vista tossicologico ad alte concentrazioni il tetracloroetilene causa depressione del sistema nervoso centrale, mentre concentrazioni più basse danneggiano il fegato ed i reni. Nell’uomo ad alte concentrazioni il tetracloroetilene causa depressione del sistema nervoso centrale, mentre concentrazioni più basse danneggiano il fegato ed i reni. Lo IARC lo ha classificato nel gruppo 2A (probabile cancerogeno per l’uomo). La tossicità dello sviluppo è considerata l’effetto critico non cancerogeno, a causa della gravità dei danni osservate a basse concentrazioni, quali ad esempio malformazioni cardiache.

GLI EFFETTI SULL’UOMO: LO STUDIO DEL CEIRSA
Essendo un prodotto chimico creato dall’uomo ampiamente utilizzato per la pulizia a secco di tessuti, per lo sgrassaggio dei metalli e reperibile anche per uso domestico, la legge italiana considera pericolosi i rifiuti contenenti tetracloroetilene (PCE) e pertanto non devono essere smaltiti in fognatura. Il tetracloroetilene è assorbito dall’uomo principalmente per inalazione e per ingestione di acqua e alimenti e, in minima parte, attraverso la cute. Esposizioni inalatorie prolungate o ripetute al PCE possono produrre oltre a infiammazioni della pelle e del tratto respiratorio anche danni al fegato e ai reni e causare l’insorgenza di tumori (come nel caso di esposizione prolungata nei luoghi di lavoro), mentre in seguito all’inalazione di dosi elevate per un breve periodo, è stata osservata la progressiva comparsa di irritazioni degli occhi, della pelle e del tratto respiratorio, vertigini, nausea, disturbi alla vista, mal di testa, sonnolenza e stato di incoscienza. In seguito all’ingestione di acqua e alimenti contaminati da PCE, per un breve o lungo periodo, non vi sono molti dati sull’uomo e la maggioranza di essi deriva da studi su animali da laboratorio. Per l’esposizione orale umana a breve termine si riportano effetti a livello del sistema nervoso, cardiovascolare e del fegato. Per esposizioni molto prolungate il PCE provoca tumori negli animali di laboratorio. Per la valutazione del rischio di insorgenza di tumori nell’uomo, in generale si fa riferimento a quanto viene stabilito dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (AIRC). L’AIRC ha classificato il PCE come “probabile cancerogeno umano”, inserendolo nel Gruppo 2°, che sta a significare che per esso vi sono sufficienti evidenze scientifiche di insorgenza di tumori negli animali e limitate evidenze di insorgenza di tumori negli esseri umani. Quanto alla potabilità delle acque destinate al consumo umano, la norma stabilisce che la somma di tetracloroetilene e tricloroetilene fornite attraverso una rete di distribuzione, nel punto in cui queste fuoriescono dai rubinetti, utilizzati per il consumo umano, non possa superare i 10 microgrammi/litro. Tale concentrazione è stata stabilita in base al principio di precauzione ed è circa 100 volte inferiore alle quantità necessarie a produrre effetti tossici sull’organismo umano. Invece la normativa che si occupa di definire i livelli accettabili nei terreni e nelle acque sotterranee fissa per il tetracloroetilene un valore di 1,1 microgrammi/litro. Nei terreni i limiti di accettabilità cambiano a seconda della destinazione d’uso del sito. Nel caso del tetracloroetilene le concentrazioni ammissibili sono di 0,5 mg/kg per terreni residenziali e 20 mg/Kg nel caso di terreni ad uso commerciale e industriale. In caso di superamento di tali valori devono essere intrapresi interventi di bonifica.

CONCLUSIONI
Nel caso specifico di Benevento è corretto affermare che ci troviamo di fronte a una falda acquifera che presenta tracce di tetracloroetilene ma non in misura tale da giustificare la chiusura del pozzo di Pezzapiana, come lo è stato per Campo Mazzoni (e per inciso, nella malaugurata ipotesi dovesse verificarsi ciò, resterebbe a secco gran parte della città non essendoci allo stato attuale altre fonti dalle quali attingere acqua). Restano da accertare le cause che hanno generato il picco anomalo nelle analisi di Arpac, una volta raccolti tutti gli elementi utili, ma non erra il sindaco Mastella nell’affermare con decisione, sulla base delle analisi combacianti di Asl/Arpac e Gesesa, eccetto quelle divergenti di giovedì 17 novembre, che finora l’acqua è sempre risultata potabile nel rispetto dei parametri di legge. Che i valori, per cause naturali, possano subire delle variazioni nel corso del tempo è fuor dubbio, per questo motivo il piano di caratterizzazione che sarà attuato servirà a risalire alla fonte che ha generato la contaminazione della falda e ad attuare di conseguenza le opere di bonifica.

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