Strega: è sempre Lanini a togliere le castagne dal fuoco. Ma i blackout restano troppi

Il debutto della Strega nei Play-Off di serie C ha prodotto un pari per 1-1 nella gara d’andata del “Nereo Rocco” contro la Triestina. La truppa di Auteri, catapultata in Friuli a distanza di appena due giorni dal sorteggio, ha dovuto fronteggiare quasi ex abrupto la formazione di Bordin, che nel girone A ha collezionato 64 punti (-2 rispetto alla Strega), posizionandosi al 4° posto.

Con uno studio parziale ed affrettato, nonché con pochi elementi tecnico-tattici sui quali basarsi, la Strega si è buttata a capofitto nel mini-torneo, approcciando con coraggio ed un’inevitabile iniezione di incoscienza alla sfida del “Nereo Rocco”. D’altronde, dopo un quarto d’ora di ribaltamenti di fronte ed attacchi in campo aperto, il Benevento ha cominciato a patire la qualità del centrocampo di Bordin: con un Vallocchia in gran palla, la fisicità di Correia e l’intelligenza di D’Urso, la Triestina ha sterilizzato Nardi e Talia, di fatto squarciando la mediana sannita. Da lì, il gol di Redan, su un’imbucata che ha colto impreparati anche i centrali. Ma a lasciare esterrefatti i supporter giallorossi è stato sicuramente l’atteggiamento passivo-remissivo dei propri uomini in séguito alla rete incassata: gli ospiti, difatti, hanno concretamente rischiato di subire l’imbarcata, venendo graziati soltanto dai due legni colpiti dai padroni di casa nella prima frazione.

Troppi, in effetti, i blackout registrati tra le fila giallorosse: specialmente quelli prodotti dalla latente connessione tra reparto difensivo e centrocampo. Se si è detto dell’incostanza della mediana nell’arco dei 90’, neanche i “braccetti” della Strega hanno spiccato per ordine tattico e diligenza: poche le garanzie offerte da Viscardi; insufficiente, del resto, la prova di Berra, punito proprio da Redan. Al di sotto della sufficienza, peraltro, si sono assestati Simonetti, che da qualche mese necessita di ritrovare il proprio smalto migliore, e certamente Pinato, prima autore di una prova sciagurata, poi sfortunato per il gol (ingiustamente) annullato allo scadere, ma poi nuovamente ingenuo per l’espulsione procacciata a tempo scaduto, per aver spinto il direttore di gara Caldera.

Circa il fischietto di Como, attesa una direzione di gara non ineccepibile, nonché una sciagurata gestione del mezzo suppletivo del Var, si potrebbe senz’altro sollevare un polverone polemico inesauribile. Soffermandoci esclusivamente sui dati oggettivi emersi dalla gara di Trieste, però, resta da constatare che, alla fine della fiera, è toccato al solito Lanini togliere le castagne dal fuoco e pareggiare i conti. Sempre lui, l’uomo più decisivo dei giallorossi, dal quale la Strega non può davvero prescindere: un unico guizzo; palla spostata sul destro a rientrare, tiro a giro e traiettoria nel sette. Capolavoro e ottavo centro stagionale. Ma la domanda sorge spontanea: può davvero il Benevento aggrapparsi alle spalle dell’unico vero fuoriclasse della propria rosa per sperare concretamente di avanzare in questi rocamboleschi e crudeli spareggi?

In previsione della gara di ritorno, la Strega disporrà di due risultati su tre per approdare ai quarti di finale. Persiste una miriade di dettagli – sia psicologici che tattici – ancora da limare. Ad iniziare dalla posizione del trequartista che dovrà sostituire lo squalificato (e pasticcione) Pinato: pronto Ciciretti, che da subentrato ha perfino sfiorato il gol vittoria nel finale. Proseguendo per la necessaria spalla d’attacco da offrire a Lanini: male Ferrante, molto convincente il subentrato Perlingieri. Con quest’ultimi due, anche Meccariello – dopo il quarto d’ora del match d’andata – si candiderà per una maglia dal 1’ al posto del titubante Viscardi: con tre “innesti” di tale calibro, la Strega si appresta a cambiare piglio, aumentando qualità e peso offensivo.

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