C’è un punto di osservazione privilegiato dal quale è possibile leggere il destino di una città: quello della cultura. Non come ornamento, né come semplice offerta di intrattenimento, ma come infrastruttura immateriale capace di orientare visioni, generare senso di appartenenza e costruire sviluppo durevole. Del resto, come ricordava Italo Calvino, “la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano”.

Dopo oltre quarant’anni di attività nel sistema culturale beneventano – tra il Teatro Romano e l’esperienza del Museo Arcos – ho avuto modo di osservare da vicino le trasformazioni della città, le sue energie latenti e, al tempo stesso, le sue persistenti difficoltà nel tradurre il patrimonio in progetto. Benevento possiede una stratificazione storica straordinaria. Il punto, oggi, non è soltanto conservarla, ma renderla dinamica, capace di dialogare con il presente e di aprirsi al futuro. “Oltre le mura”, in questa prospettiva, può diventare prima di tutto una postura culturale: superare una visione autoreferenziale e riconoscere che il valore della cultura cresce nella misura in cui entra in relazione.

In questi anni, esperienze come quella di Arcos hanno dimostrato che anche in un contesto non metropolitano è possibile costruire proposte artistiche di qualità. Ma queste esperienze restano spesso isolate. La sfida è passare da una somma di iniziative a una strategia culturale integrata. È in questo passaggio che diventa centrale un tema troppo a lungo sottovalutato: la messa a sistema della ricchissima attività teatrale, musicale e coreutica che vive nei laboratori, nelle scuole, nelle associazioni del territorio. Un patrimonio diffuso, vitale, che oggi esprime energie straordinarie ma frammentate, prive di un disegno comune.

Qui si apre una possibile missione chiara e riconoscibile: fare della Fondazione Città Spettacolo non solo un soggetto organizzatore di eventi, ma il luogo di coordinamento, valorizzazione e crescita di questo sistema. Una piattaforma stabile capace di accompagnare i percorsi formativi, sostenere la produzione, creare occasioni di visibilità e connessione. Non si tratta semplicemente di programmare, ma di generare continuità. Di costruire filiere. Di trasformare la pratica culturale in opportunità concreta, anche sul piano professionale, per le nuove generazioni.

Una città come Benevento non può competere sul piano quantitativo con le grandi aree urbane. Può però farlo sul piano della qualità, dell’identità, della capacità di offrire esperienze autentiche. E questo passa anche dalla capacità di dare forma e riconoscimento a ciò che già esiste. Fondazione Città Spettacolo, con i suoi teatri e il suo centro di produzione, i musei della città e l’area archeologica del Teatro Romano possono essere nodi di questo sistema: luoghi di produzione oltre che di rappresentazione, spazi aperti alla sperimentazione e al dialogo tra tradizione e contemporaneità.

In un’epoca in cui le aree interne rischiano marginalità crescente, la cultura può diventare un fattore di riequilibrio. Può trattenere energie, attrarne di nuove, restituire senso a un territorio. Immaginare Benevento “oltre le mura” significa, allora, anche questo: passare da una cultura vissuta come episodio a una cultura organizzata come sistema. Perché – come ci ha insegnato Antonio Gramsci – “la cultura è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità”. E, in una dimensione collettiva, è anche capacità di una comunità di scegliere il proprio destino. Una città che mette a valore le proprie energie creative non è periferica. È una città che decide di esserci.

FERDINANDO CRETA
DIRETTORE ARTISTICO MUSEO ARCOS