Un rito sulla figura dell’accabbadora, che fa parte di una religiosità primordiale e precristiana, che affonda le proprie radici in superstizioni e miti atavici, difficilmente comprensibile ai nostri tempi, ma perfettamente integrata nella concezione della morte propria degli antenati sardi.

La femmina accabbadora, letteralmente donna che finisce, colei che aiuta il destino a compiersi, che aiuta a morire una persona ormai senza speranza e in fin di vita, l’ultima accabadora di cui si hanno tracce, era l’ostetrica del paese. La donna che aiutava a venire al mondo era anche quella che chiudeva una vita divenuta insopportabile.

L’artista sarda esplora il ciclo di “morte -vita -rinascita” attraverso antiche pratiche e mestieri della sua terra d’origine.
Un percorso che richiama come forma la performance teatrale rituale in cui nel corso della ‘esecuzione’ si può generare sempre qualcosa di nuovo.

Appuntamento per l’11 luglio a Bagnara, in via degli ulivi 6A (https://goo.gl/maps/W6ygfrdpNnQrM7P59). La direzione artistica della seconda edizione del festival è a cura di .furiaLAB.

Comunicato Stampa