Verona-Benevento, quando Davide diventa Golia. Ciò che resta di un match storico per l'intero Sannio

Foto Benevento Calcio Pagina Ufficiale
Foto Benevento Calcio Pagina Ufficiale

Sarebbe potuta andare diversamente se Venuti non avesse travolto Souprayen al 90′ di Verona-Benevento. Sarebbe stato come imprimere il nome di Cissé e Lucioni a fuoco nelle proprie menti e tramandare alle generazioni future il ricordo di una vittoria della matricola Benevento al Bentegodi. La storia, se non nel risultato acciuffato per i capelli dalla capolista solo nel finale, è stata fatta comunque. Perché quel Benevento di Baroni, il NOSTRO Benevento, ha unito mezzo stivale in un tifo unico e un calore che da più parti mai ha ricevuto la Strega. Quella di Verona è stata La Partita per eccellenza, dove anche il più timido dei tifosi si è sentito orgoglioso e fiero dei propri colori, ma soprattutto dei suoi condottieri: l’amarezza del pareggio raggiunto nel finale non ha spazio nel cuore gonfio di chi, a Verona, a Benevento, in ogni parte d’Italia e del mondo, ha visto la propria squadra imporsi sfacciatamente sul campo della prima in classifica, lo scorso anno in Serie A.

QUESTIONE DI STILE
Il blasone non fa lo stile, e ahinoi lo dimostrano Pecchia e il ds del Verona Fusco nel post-partita. Il rammarico per tre punti persi, la crociata cominciata a microfoni aperti contro la classe arbitrale, i rimpianti (quali?) di una squadra che solo allo scadere riesce a riequilibrare una gara che si era messa sui binari più sbagliati e quella superiorità a tutti i costi ostentata per cercare di oscurare la ribalta dei più che degni (ma non per loro…) avversari. Già dalla vigilia per mister Pecchia questa gara risultava essere fondamentale e, a detta dell’Italia intera, ad aver fallito l’appuntamento è il suo Verona. Mai, a fine gara, una parola di riguardo nei confronti di un Benevento cinico e spietato, nemmeno un complimento a Baroni per il lavoro svolto e per come ha preparato la gara. Caduta di stile e piagnistei che non fanno fare bella figura alla capolista, impegnata a pensare più a come sostituire Pazzini nel match del Partenio, l’unico che ha portato finora il Verona lì dov’è, senza nulla togliere ad una corazzata, sulla carta, che in campo ha dimostrato più volte di giocare con sufficienza e svogliatamente. La sconfitta netta per 2-0 in quel di Latina passò in secondo piano al fronte di recriminazioni sulle decisioni arbitrali, a detta degli scaligeri, ingiuste. La prestazione della scorsa domenica contro la Salernitana ha fatto il paio con quella di venerdì: il Verona capolista, in entrambe le uscite in casa, ha giocato da trasferta, di rimessa e in contropiede. La Salernitana ha avuto più sfortuna, colpendo anche un palo, il Benevento stava piazzando il colpaccio. Nel primo caso, lo stesso Pecchia ha rimarcato l’ottima prestazione dei suoi (senza alcun merito ai granata); nel secondo ci si è dovuti aggrappare nuovamente all’arbitro, per rattoppare scuse qua e là. E così, allora, è questa la famosa mentalità vincente dei primi in classifica?

QUESTIONE DI CLASSE
Quella di Baroni, espulso da Abisso nei cinque minuti di follia che hanno portato all’ammonizione e poi all’espulsione di Cissé. Baroni richiamava l’attenzione di tutti, sbraitando e sbracciandosi col suo staff, temendo il peggio che poi è avvenuto… Melara già pronto e Abisso impegnato ad espellere Cissé che doveva solo accomodarsi in panchina. Pecchia e Fusco questo l’han dimenticato, come hanno dimenticato il brutto fallo di Fossati su Falco che l’aveva saltato e stava partendo in un pericolosissimo contropiede. Il centrocampista gialloblù, già ammonito, non ha ricevuto nemmeno il giallo  e l’espulsione per doppia ammonizione. E precisiamo, il fallo era da rosso diretto. In conferenza, Baroni, ha dato uno schiaffo morale al suo avversario, dimostrando una classe sopraffina: si scusa con tutti per l’espulsione, si rischia di dare un’immagine sbagliata di come siano andate veramente le cose, senza proferire alcuna parola sul comportamento inadeguato di Abisso. Una differenza… Abissale.

DAVIDE DIVENTA GOLIA
Senza alcun timore, facciamo paura alla capolista, la teniamo sotto quasi per un tempo e mezzo, rispondiamo colpo su colpo, dimostriamo di essere alla pari se non superiori. Lì dove chi sa solo parlare è caduto senza pietà, lì dove chi va si presenta già sconfitto a testa bassa, lì dove hai una condanna segnata dall’ingresso negli spogliatoi, per il tifo e per il clima. Invece tu Strega ti presenti da neopromossa, alla faccia di chi ha il blasone, alla faccia di chi ha la storia, alla faccia di chi si fregia delle sue conquiste passate e si culla in un presente magro di vittorie. Scendi in campo e porti in alto il nome dei Sanniti, il nome del sud che come valorosi gladiatori rappresentate in Arena. Contro i cori beceri, gli insulti razzisti, non crolli, non molli, anzi colpisci con un uomo di colore sotto la loro curva e li fai morire dentro. Non è questa la sede per fare riferimenti politico-sociali quando si parla di calcio, ma il Benevento venerdì sera è stato l’orgoglio del Sud, di chi mai ultimamente è riuscito ad imporsi così in quel di Verona. Il Bari è crollato senza pietà, l’Avellino sotto con una goleada, il Trapani senza storia, così come il Frosinone, il Latina. Infine la Salernitana immeritatamente. Arriva poi il Benevento, e rende orgoglioso salernitani, avellinesi, napoletani, pugliesi, siciliani e, soprattutto, sorprende gli stessi veronesi. Complimenti piovono anche dalle grandi piazze della B, come Cesena, Brescia, o dalla piccola ma sorprendente Cittadella. Tutti i maggiori quotidiani e i siti online l’indomani dedicavano un’ampia apertura alla grandezza della Strega, meritevole di elogi per una partita tatticamente giocata benissimo, in difesa e in attacco, con pressione sul portatore di palla, corti e alti, un pressing asfissiante, e l’estro dei due folletti Falco e Ciciretti, e un giro palla pazzesco. Si trascende l’ambito del calcio per parlare di rivincita sociale. C’è chi esagera e si lascia andare, forse perché è facile utilizzare il calcio come metafora della vita sociale in Italia, ma se parliamo di quel rettangolo verde, allora una cosa è certa: da venerdì sera Benevento è entrata ufficialmente nella geografia del calcio che conta. È lecito sognare, in fondo quando ci ricapiterà più…?

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