BCT, la notte dell'Immortale

Marco D'Amore, il Ciro Di Marzio di Gomorra, si è raccontato in un'intervista che lo ha visto protagonista insieme all'Executive Vice President di Sky Italia e Ceo di Visual Distribution Nicola Maccanico, ricevendo il premio BCT "per la miglior idea innovativa" per il film "L'immortale". Secondo D'Amore "quello tra Ciro e Genny è il vero amore di Gomorra"

Posted by Cronache del Sannio on Saturday, August 1, 2020

Il Bct ieri sera stupisce con un viaggio all’interno di un personaggio controverso che ha affascinato milioni dispettatori: l’Immortale. In un’intervista condotta da Martina Riva, giornalista Sky arte, Marco D’Amore, si è raccontato dalla genesi di Gomorra, al film incentrato sul tenebroso Immortale in cui si è cimentato come regista. Un personaggio, cruento, spietato che catalizza in se l’antico fascino del male e che ha fatto la fortuna televisiva in Gomorra e cinematografica con L’immortale.

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D’Amore vive la piazza di Benevento con intensità, esordisce dicendo: ”Mi fa male vedere il teatro comunale chiuso, Benevento è una città d’arte che merita un grande teatro e poi un pezzo di famiglia è del Perrillo. Facevo delle vacanze estive ‘ngopp u Perrill’” – strappando una sonora risata alla platea, con quella verace ironia dilettale tipica del brioso popolo campano.

Martina Riva sottolinea l’enorme successo di D’Amore fregiato dal Nastro d’argento come miglior regista esordiente, oltre che la candidatura al David e gli chiede parafrasandolo se per lui Ciro Di Marzio rappresenti un ossessione.

Lui racconta le sue origini teatrali, dove ci sono attori che si confrontano con per anni e anni con personaggi della letteratura, ad esempio Ferruccio Soleri per decenni ha interpretato l’Arlecchino e nel chiedergli se si fosse stancato rispose: “Non ho ancora smesso di comprenderlo”.

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La star di Gomorra ha vissuto pienamente il suo personaggio : “Come uno scalatore osserva il K2, come se fossi dinanzi a una vetta, ho cominciato a scrivere delle storie alternative per cercare di sondarlo, capirlo e una di questa ha avuto la dignità di essere presentata.”

L’immortale dunque è entrato nelle viscere dell’attore, l’ha trasformato, partorendo a suo volta quella scintilla creativa, dove non ti limiti a recitare una parte, ma è un vita a se che vuoi capire e scoprire fino a darle una nuova dimensione che nell’omonimo film prende forma.

Ad accompagnarlo ieri l’Executive Vice President di Sky Italia e Ceo di Visual Distribution Nicola Maccanico, che ha detto: “Quando Ciro sembrava essere morto in Gomorra si è rotto qualcosa, in parte del pubblico c’era una sorta di rifiuto della scomparsa, se c’era la possibilità di riportare Ciro in Gomorra era la sala cinematografica. Per la prima volta un film ha fatto da ponte tra due stagioni della serie”. 

Anche se, ha sottlineato Riva, questo film è un’entità a se a cui appassionarsi anche senza essere fan della storica serie. L’Immortale, giustappunto, non ha paura della morte ed è questo a renderlo immune dal pericolo ,a procurare la morte ma poi a schivarla, come un lanciatore di coltelli in macabri equilibri.

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D’Amore su questo ci ha svelato l’evoluzione della sua creatura malavitosa che dapprima vive l immortalità come un superpotere, come una speciale immunità tra proiettili e violenza, spinto dalla bramosia di potere. Una scalata sempre più ardita ai vertici del male che lo farà soffrire, facendogli capire che questa immortalità non dono ma una maledizione

Maccanico invece sottolinea come Gomorra abbia superato i confini nazionali ed europei sbarcando in America, divenendo tra le serie più amate al mondo. “Il mondo del cinema è strutturato in modo tale che le cose partano da Los Angeles, il cinema che vuole conquistare ilmondo , con la serialità televisiva invece puoi partire dalla periferie e arrivare al centro”

Diversi spezzoni accompagnano l’intervista come quello in cui Ciro inizia Genny alla vita omicida e afferma: “L’operatore che mi seguì in quella scena, Luigi Andrei  si disse spaventato, ero talmente dentro la parte e questo mi ha inorridito. Da una parte c’è l’adrenalina, il gioco del cinema ma anche la sofferenza di chi viene da questa terra e teme che possa essere raccontata solo in tal senso. Ma io sento che  anche attraverso un racconto del genere si possa esorcizzare la paura di certi avvenimenti, sbatterli in faccia perché ne sentissero lo schifo”.

La giornalista Sky parla di Ciro e un uomo di pieno di fantasmi   e che forse Genny è colui e che riesce a smuoverli più di chiunque altro.

L’Immortale a tal riguardo dice: “E’ un rapporto molto complesso, se è vero che nella realtà i Savastano non esistono non esistono questi personaggi son la somma di biogrifie di persone che hanno attraversato il nostro territorio, tanti dialoghi vengono da intercettazioni, tante scene sono eventi davvero accaduti. Ma il binomio Ciro-Genny crea una crepa, è elemento di rottura, la chiave emotiva per entrare nel mondo di Gomorra che è gelido nei rapporti i anche quando si parla di amore filiale, paterno o per donne. Incredibilmente invece noi diciamo sempre che la vera storia d’amore di gomorra sia tra Ciro e Genny”.

Maccanico invece dice quale sia per lui il quid di Gomorra: Non ci sono i buoni, questa è la rivoluzione. In tanti film cerano i cattivi, ma c’era la controparte buona, qui no.

L’intervista si conclude con con premio BCT “per la miglior idea innovativa” per il film “L’immortale” che è stato trasmesso poco dopo, dove l’immortale riemerge dalle acque. Altrimenti che Immortale sarebbe?

Servizio Italia De Luca
Riprese Guido del Sorbo